Home
Venerdi, 10 Settembre 2010
Menu redazione
Home
Chi siamo - Who we are
Dove siamo
Contatti-redazione
Notiziario
Comunicati
Appelli
Notizie dall'Italia
Notizie dal Mondo
English-Spanish-news
Sezioni
Basi USA-NATO ITALIA
Campagne
Approfondimenti
Archivio storico
Eventi
Link
Multimedia
Galleria fotografica
Filmati
Mat.propaganda
Archivio per data
Visualizza archivio
Archivio news letter
Newsletter
Mailing Disarmiamoli


Ricevi HTML?


Chi e' online
Abbiamo 11 visitatori online
pace e guerra

sono di essenza diversa.
La loro pace e la loro guerra
son come vento e tempesta.
La guerra cresce dalla loro pace
come il figlio dalla madre.
Ha in faccia
i suoi lineamenti orridi.
La loro guerra uccide
quel che alla loro pace
è sopravvissuto.

B. Brecht

 

 
I piu' letti
Immagini nel sito
Eventi
<<  August 2010  >>
 Mo  Tu  We  Th  Fr  Sa  Su 
        1
  2  3  4  5  6  7  8
  9101112131415
16171819202122
23242526272829
3031     
Notizie dall'Italia
Campagne
Notizie dal mondo
Approfondimenti
Da Camp Darby sul Pakistan viveri e missili - Di M. Dinucci
Per aiutare il Pakistan devastato dalle alluvioni, gli Stati uniti hanno lanciato «la più grande risposta umanitaria di qualsiasi altro paese». Se ne occupano le forze armate statunitensi, che fanno affluire nelle aree disastrate le «donazioni»  della Usaid (Agenzia Usa per lo sviluppo internazionale), compresi pacchi viveri con carne halal, macellata come prescrive  la religione musulmana. Il materiale, per un valore di 76 milioni di dollari, proviene dai giganteschi depositi di Camp Darby e da quelli nel Dubai, a loro volta riforniti dalla base in Italia.
L’operazione conferma l’accresciuta importanza di Camp Darby, la base logistica Usa collegata al porto di Livorno e all’aeroporto di Pisa. Qui è stato recentemente costruito un nuovo gigantesco complesso di depositi ed edifici, tra cui una stazione elettrica e una meccanica, per una superficie di oltre 40mila metri quadri (come 7 campi di calcio), costato 40 milioni di euro. Ciò ha accresciuto la capienza di materiali militari e, allo stesso tempo, di quelli della Usaid, depositati a Camp Darby  in base a un accordo tra lo U.S. Army e il Dipartimento di stato. Della movimentazione dei materiali, sia militari che civili, si occupa il 3° Battaglione della 405a Brigata. Lo stesso è addetto alla riparazione dei mezzi della 173a Brigata aviotrasportata, inviati qui dalla base di Vicenza. Da Camp Darby partono dunque sia le armi per le operazioni belliche, sia le «donazioni» della Usaid usate anch’esse a fini strategici.
La loro finalità è confermata da  Richard Holbrooke, rappresentante dell’amministrazione Obama per l’Afghanistan e il Pakistan. Soccorrere le vittime delle alluvioni, ha dichiarato, serve non solo a salvare vite umane, ma a «riabilitare l’immagine degli Stati uniti in Pakistan» (The New York Times, 14 agosto).  Nel paese è cresciuta l’opposizione popolare alle operazioni «antiterrorismo» condotte dalle forze Usa, che provocano un numero sempre maggiore di vittime civili. «Ora – ha detto Holbrooke – il popolo del Pakistan vedrà che, quando colpisce una calamità, non sono la Cina e l’Iran, né l’Unione europea, ma sono sempre gli Usa a dirigere».  Le operazioni di soccorso, non a caso, si concentrano nella Valle di Swat, fino all’anno scorso sotto controllo talebano. Qui sono arrivati 20 elicotteri e 250 marines Usa. I micidiali Blackhawk, questa volta, non lanciano però missili ma pacchi viveri, e i marines non portano via presunti terroristi, legati e bendati, ma bambini tenuti amorevolmente in collo.
Ciò non significa che le operazioni propriamente militari siano cessate: lo stesso giorno in cui Holbrooke spiegava come gli Usa vogliono riabilitare la propria immagine in Pakistan, un drone Usa provocava 13 morti in un villaggio pachistano. I missili che ha lanciato probabilmente provenivano, insieme ai pacchi viveri, da Camp Darby, definita dal comando «una delle più importanti strutture di soccorso, che rende possibile l’invio di aiuti umanitari dalla Toscana in tutto il mondo».
 
A Pisa l'Hub della guerra - Di M. Dinucci
L'aeroporto militare di Pisa diventerà l’Hub nazionale delle forze armate, ossia l’unica base aerea da cui transiteranno tutti i reparti inviati nelle diverse «missioni internazionali»: lo ha annunciato il portavoce della 46a Brigata aerea, maggiore Giorgio Mattia. I lavori inizieranno il prossimo maggio e, entro il 2013, l’Hub diventerà operativo. I lavori di ampliamento dello scalo prevedono una struttura ricettiva per circa 30mila uomini perfettamente equipaggiati, per un arco di tempo di almeno un mese. La struttura, ha precisato il portavoce, rispecchierà in tutto e per tutto i grandi hub civili con servizi di check in e check out, movimentazione bagagli e altri servizi di terra che potranno essere gestiti da ditte civili. Con la differenza che vi transiteranno non turisti con T-shirt e canne da pesca, ma militari con tute mimetiche e fucili mitragliatori.
Il progetto viene presentato come un investimento importante che, rilanciando il ruolo strategico della base pisana, potrà avere importanti ricadute economiche sul territorio. «L’aeroporto militare nuova ricchezza per Pisa», titola Il Tirreno (3 agosto), prevedendo che l’Hub, in grado di movimentare fino a 30mila militari al mese, creerà un notevole indotto la cui capacità, inclusi i familiari al seguito, viene stimata in 50-60mila persone. Questo in  una città che non raggiunge i 90mila residenti. Tale progetto, che stravolge la vocazione turistica del territorio puntando sul militare, viene imposto all’intera città senza che i suoi abitanti siano stati consultati. Sicuramente, invece, esso ha ricevuto l’entusiastico ok dell’amministrazione comunale, presieduta dal sindaco Marco Filippeschi (Pd).
E’ stato Filippeschi, lo scorso novembre, ad annunciare che la base Usa di Camp Darby, tra l’aeroporto di Pisa e il porto di Livorno, ha «importanti prospettive» e che «gli americani ritengono questo insediamento molto importante e vogliono continuare a investirci». Intanto vi investono la Regione Toscana e i comuni di Pisa e Livorno che, ampliando il Canale dei Navicelli, permettono alla base di velocizzare i collegamenti con il porto di Livorno e accrescere la sua capienza, così da rifornire più rapidamente  le forze terrestri e aeree nell’area mediterranea, africana e mediorientale. Nello stesso quadro si inserisce il progetto dell’Hub di Pisa: il fatto che esso sarà in grado di movimentare fino a 30mila militari al mese, il triplo di quanti l’Italia ha dislocati all’estero, indica che la struttura potrà essere usata anche dalle forze armate statunitensi.
Si tace però sul fatto che l’impatto ambientale dell’aeroporto è già oggi ai limiti della sostenibilità. La 46a Brigata, dotata di aerei C-130J della Lockheed Martin che trasportano in continuazione truppe e materiali in Afghanistan e altri teatri, effettua oltre 10mila movimenti annui di velivoli militari, ai quali si aggiungono quelli effettuati  per conto di Camp Darby, il cui numero è segreto. Nello stesso aeroporto, la cui gestione è militare, si svolgono oltre 40mila movimenti annui di velivoli civili. Sempre più spesso i C-130J e altri aerei sorvolano a bassa quota le zone abitate, incuranti dell’inquinamento che provocano e che le autorità di solito ignorano. Aumenta allo stesso tempo il pericolo di incidenti come quello verificatosi lo scorso novembre, quando un gigantesco C-130J, modificato in aereo cisterna per il rifornimento dei caccia in volo, è precipitato su una linea ferroviaria subito dopo il decollo, rischiando di provocare una strage. La realizzazione dell’Hub, una vera e propria città militare all’interno della città, che richiederà maggiore spazio e la probabile demolizione di edifici civili,  accrescerà enormemente tale impatto.
Siamo quindi di fronte al progetto di militarizzazione di un territorio, che supera ampiamente quello del raddoppio della base di Vicenza, da cui potranno trarre vantaggio alcuni settori economici locali, ma non l’economia né tantomeno la cittadinanza nel suo complesso. Una «grande opera» militare, il cui enorme costo fagociterà altro denaro pubblico, mentre anche a Pisa si tagliano i fondi per l’università, la sanità e altri settori.  Un altro investimento sulla «risorsa guerra», dietro il paravento delle «missioni umanitarie».

(il manifesto, 4 agosto 2010)
 
La Camera approva ancora la guerra in Afghanistan - Di E. Piovesana*
Approvazione bipartisan, con i soli voti contrari di Idv e astensione dei radicali, per il rifinanziamento della missione in Afghanistan, che nei prossimi sei mesi ci costerà più di 65 milioni di euro al mese (contro i 51 del primo semestre 2010)

La Camera ha approvato mercoledì mattina, con il solo voto contrario dell'Italia dei Valori e l'astensione dei Radicali, la conversione in legge del decreto governativo di rifinanziamento semestrale delle missioni militari italiane all'estero, tra cui la missione di guerra in Afghanistan. Il provvedimento passa ora all'esame del Senato.

Il decreto n. 102 del 6 luglio 2010 - come si legge sul sito internet della Camera - ''autorizza, per quanto riguarda la missione Isaf in Afghanistan, la presenza complessiva di oltre 3.900 militari, attuando la seconda fase della decisione annunciata nel Consiglio dei ministri del 3 dicembre 2009, che prevedeva l'aumento di 1.000 unità del contingente impegnato nella missione nel corso dell'anno 2010, con gradualità e con una maggiore incidenza nella seconda metà dell'anno''.

''Tale decisione - continua il bollettino web della Camera - si collega alla revisione della strategia in Afghanistan annunciata dal presidente degli Stati Uniti Obama il 1° dicembre scorso e alle conseguenti decisioni concordate in sede Nato''. Una candida ammissione di 'sovranità limitata': governo e parlamento italiano si conformano alle decisioni della Casa Bianca.

L'invio di mille soldati in più e di mezzi da combattimento più 'pesanti' (17 carri armati su ruota 'Freccia') produce un inevitabile aumento dei costi della missione: i prossimi sei mesi di guerra in Afghanistan (agosto-dicembre) ci costeranno oltre 393 milioni di euro, vale a dire più di 65 milioni al mese. Un netto incremento rispetto ai 308 milioni (51 al mese) del primo semestre 2010.

La cifra è così suddivisa: 365 milioni di euro per il mantenimento del contingente Isaf schierato in Afghanistan, 12 milioni per il personale militare della missione che opera nelle basi americane negli Emirati Arabi Uniti, in Bahrein e in Florida (Usa), 10 milioni per le operazioni in loco del Sismi, 1,7 milioni per il personale della Guardia di Finanza (Isaf , Eupol e Jmous), 2.7 milioni per le operazioni militari a favore della popolazione locale (aiuti in cambio di intelligence), 1,8 milioni per il sostegno alle forze armate afgane e, duclis in fundo, mezzo milione alla Rai per ''azioni di comunicazione nell'ambito delle NATO Strategic Communications'' (propaganda di guerra).

Fuori dalle spese militari e paramilitari, troviamo lo striminzito finanziamento alle iniziative di cooperazione: 18,7 milioni di euro, che serviranno a pagare progetti di ricostruzione e di assistenza umanitaria sia in Afghanistan che in Pakistan (dov'è prevista una ''missione di stabilizzazione economica, sociale e umanitaria''), e anche a organizzare una conferenza regionale della società civile per l'Afghanistan, in collaborazione con la rete di organizzazioni non governative 'Afghana.org' (associazione promossa da Arci, Lunaria e Lettera22).

* www.peacereporter.net
 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Pross. > Fine >>

Risultati 1 - 4 di 106