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pace e guerra

sono di essenza diversa.
La loro pace e la loro guerra
son come vento e tempesta.
La guerra cresce dalla loro pace
come il figlio dalla madre.
Ha in faccia
i suoi lineamenti orridi.
La loro guerra uccide
quel che alla loro pace
è sopravvissuto.

B. Brecht

 

 
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Notizie dall'Italia
Italia in guerra PDF Stampa E-mail

Italia in guerra


Pregandovi di tenere sempre a mente il testo dell’articolo 11 della nostra Costituzione:” L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”, proviamo a divulgare quanto contenuto in un articolo a firma del generale Mini e apparso sul n.5/2018 di “Limes” dedicato al tema “Quanto  vale l’Italia”.

L’articolo del generale Mini appare sotto il titolo: “ Siamo servi di Serie B e non serviamo a niente”.

L’occhiello recita: “Il finto dibattito italiano sull’uscita dal sistema euroatlatico a guida USA. I tentativi di essere ammessi ai tavoli dei potenti, senza sapere che dirvi. La nostra parabola in ambito ONU, UE e NATO non ha giovato alla nostra reputazione. Ma a che ci servono le alleanze?”.

La parte più interessante dell’articolo riguarda la partecipazione dell’Italia a missioni militari all’estero, al riguardo delle quali l’articolista commenta al riguardo del “con chi stiamo?”: “ La risposta che viene dai documenti ufficiali sembra essere chiara: con tutti e con nessuno”.

Veniamo ai dati, senza commento, chiedendo a ciascuno di riflettere su questo tema che non viene mai affrontato nel dibattito pubblico e non è stato sicuramente oggetto di interesse nella recente campagna elettorale.

L’Italia sta partecipando a 34 operazioni militari di cui 32 all’estero e 2 in Italia.

All’estero operano 6.698 donne e uomini e in patria circa 7.250 nelle operazioni “Strade sicure” e “Task Group Genio”  per collaborare alla rimozione delle macerie nei comuni colpiti dal terremoto.

Oggi i militari italiani sono impegnati nell’ambito di queste missioni:

 

ONU

Mali (Minusma); Libano (Unifil); Cipro (Unficyp); India – Pakistan (Unmogip).

 

UNIONE EUROPEA

Acque Somalia (Atalanta – Ocean Shield); Somalia (Eucap), Somalia (Eutm), Afghanistan (Eupol), Kosovo (Eulex), Mali (Eucap Sahel), Mediterraneo Centrale (Joint Operation Themis), Bosnia – Erzegovina (Eufor – Althea) EunfavorMed – Operazione Sophia, Mediterraneo Mare Sicuro.

 

NATO

Bosnia – Erzegovina (Nato Hq Sarajevo), Afghanistan (Resolute Support), (Mediterranean Sea Guardian e forze navali NATO), Acque Somalia (Atalanta – Ocean Shield), Macedonia (Fyron – Nato Liasion Office Skopje), Kosovo (Kfor Joint Enterprise), Turchia (Activre Fence), Serbia (NATO Military Liason Office Belgrado), Lettonia (FP Baltic Guardian).

Sempre in ambito NATO pattugliamento aereo in Islanda e contingente in Estonia.

Altre operazioni internazionali avviate su base bi/multilaterale

Somalia (Miadit 9), Palestina (Miadit 8), Libia (Miasit), Nigeria (Misin), Malta (Miccd), Emirati Arabi Uniti (Task Force Air- Al Minhad), Hebron (Tihp), Libano (Mibil), Egitto (Mfo), Iraq – Kuwait (Prima Parthica).

Il costo aggiuntivo per il bilancio della Difesa è di 1,505 miliardi di euro.

Intanto si stanno preparando altre missioni in Tunisia, Sahara Occidentale, Repubblica Centrafricana.

Con quale esito questo sforzo economico e bellico ?  Riportiamo ancora senza commento e in conclusione il titolo dell’articolo del generale Mini dal quale i dati sono stati tratti: “ Siamo servi di Serie B e non serviamo a niente”.

 
Soldati italiani in Siria PDF Stampa E-mail

Soldati italiani in Siria? Lo Stato Maggiore smentisce, l’Ondus conferma


Soldati italiani operativi in Siria? Militari assegnati all’operazione ‘Prima Parthica’ – addestramento militare in Iraq – sarebbero impegnati in Siria nell’offensiva della Coalizione internazionale a guida Usa contro lo Stato islamico ad al Hasakah, governatorato nella Siria nord-orientale, a circa 56 chilometri dal confine con l”Iraq, Paese dove dovevano operare.
Lo ha riferito ieri l’Osservatorio siriano per i diritti umani (Ondus), organizzazione non governativa con sede a Londra, vicina ai ribelli anti-Assad sostenuti dalla Coalizione, fonte molto discussa ma spesso utilizzata dalla stampa occidentale.
In particolare, riferisce Analisi Difesa, reparti italiani, francesi e statunitensi sarebbero impegnati al fianco delle Forze Democratiche Siriane (SDF) composte da milizie arabe e soprattutto curde, nelle operazioni che puntano a liberare dall’Isis gli ultimi lembi di territorio siriano orientale.

Smentita dallo Stato Maggiore Difesa

Lo Stato maggiore della Difesa, contattato dalle agenzie di stampa Nova e Askanews, ha tuttavia smentito categoricamente quanto affermato dall’Ondus. «L’Italia partecipa alla coalizione anti-Isis con una missione di addestramento delle forze di sicurezza in Iraq».
A differenza di Usa, Gran Bretagna e Francia, l’Italia ha finora limitato l’intervento delle sue forze aeree e terrestri assegnate alla Coalizione al territorio iracheno perché, a differenza di quello di Baghdad, il governo di Damasco non ha mai né richiesto né accettato l’intervento della Coalizione sul suo territorio nazionale, anche se americani e francesi sono pubblicamente presenti in Siria senza alcuna legittimazione.

La smentita della smentita

Contattato da Askanews, il direttore dell’Ondus, Rami Abdul Rahman, ha però rilanciato. «Ho con me fotografie con soldati regolari italiani che marciano a fianco di uomini delle FDS nell’operazione in corso da stanotte a Sud della provincia orientale siriana al Haskah», ha detto il direttore. Salvo poi aggiungere, «ma non sono autorizzato a pubblicare queste foto».
Quesito chiave, CHI CONTA BALLE?
Fonte Ondus inaffidabile – opinione diffusa e condivisa da Remocontro – ma troppe volte usata a convenienze alterne. I gas governativi siriani sì e i soldati italiani no? Da insistere nell’accertamento delle verità.

Ipotesi militari italiani in Siria 2017

Luglio 2017, ‘Soldati italiani in Siria: ma Damasco che ne dice?’. Non è l’inaffidabile Ondus, ma la solida stampa italiana. Roberta Pinotti, ministro della Difesa, in un’intervista a La Stampa.
«Per allargare la nostra azione bisognerà vedere se si chiarisce la questione politica in Siria, quali truppe addestrare, e su che base. Nell’ambito di una possibile chiarificazione delle condizioni, le forze in campo, e il percorso politico, potremmo valutare un contributo». Sempre di addestramento si tratta, ma non solo in Iraq. Come? «In Siria il mandato Onu di sconfiggere il terrorismo esiste, ma la situazione politica è confusa, e non tutti considerano il governo legittimo».

Interventismo italiano

Dichiarazioni successive dal Corriere della Sera, sempre luglio 2017. «Avevamo scelto di non andare in Siria perché c’era una situazione molto confusa. Ad oggi non si è messa in ordine», Pinotti da New York. E aggiunge: «Se tutte le forze che stanno operando per sconfiggere l’Isis avranno una strategia comune e si individua un percorso per la Siria come avvenuto in Iraq, in una condizione diversa, in futuro, si potrebbe fare. Ma oggi purtroppo non vedo questo passaggio come imminente». ‘Niente Siria, per il momento’, la conclusione del Corsera allora.

  • Remocontro.it
  • altre fonti: http://www.analisidifesa.it/2018/06/truppe-italiane-in-siria-la-difesa-smentisce-londus-conferma/
 
La Nato risponde a Conte PDF Stampa E-mail

La Nato alza la voce contro il governo Conte: “Le sanzioni contro la Russia non si toccano”


Come prevedibile, dopo il versante “eurocratico”, anche il lato “atlantico” della gabbia si è chiuso sulle ambizioni del nuovo esecutivo italiano. “La Nato è pronta a dialogare con la Russia, ma le sanzioni imposte a seguito della sua politica in Ucraina restano in vigore fino a quando Mosca non cambierà atteggiamento”. E’ quanto ha detto chiaro e tondo il segretario generale della Nato, Stoltenberg, intervenendo ad una conferenza stampa al quartier generale dell’Alleanza atlantica a Bruxelles alla vigilia del summit dei ministri della Difesa.

“La Nato nei confronti della Russia ha bisogno di una forte deterrenza combinata con un dialogo. Non vogliamo isolare Mosca”, ha detto Stoltenberg rispondendo ad una domanda sul discorso di investitura come premier tenuto al Senato del neo presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Nel suo discorso il neo Presidente del Consiglio italiano si era detto a favore di una maggiore apertura dell’Alleanza nei confronti della Russia e a una revisione delle sanzioni imposte a Mosca. Una posizione questa indicata sia nei programmi elettorali di Lega e M5S che nel contratto di governo siglato dalle due forze politiche. Prima delle sanzioni le esportazioni italiane in Russia erano di oltre 10 miliardi di euro, soprattutto nel settore agroalimentare. Quindi tra eliminazione delle sanzioni e vendite italiane in Russia, forse potrebbero tornare a quei livelli e recuperare appunto circa 9 miliardi circa contro lo scarso miliardo attuale.

Ma l’eventuale stop alle sanzioni, in base ai vincoli dei Trattati europei, non è competenza dei singoli paesi membri della Ue ma del Consiglio europeo in forza dell’articolo 215 del Trattato sul funzionamento dell’Unione. Ciò significa che serve una maggioranza qualificata tra i paesi membri per poter togliere le sanzioni alla Russia.

Tra gli ospiti ufficiali del ricevimento di ieri all’ambasciata della Russia in Italia, il ministrodegli Interni e vicepremier Salvini ha ribadito che per il nuovo governo è “fondamentale lavorare, avere scambi culturali, scambi economici” con Mosca, “quindi porteremo in tutte le sedi la richiesta di tornare ad avere relazioni amichevoli con la Federazione Russa, perché non penso che rappresenti alcun tipo di pericolo”.

Ma Stoltemberg ha ricordato anche i vincoli politico/militari che incombono sull’Italia. “L’Italia è un alleato impegnato e molto apprezzato, impegnato per la sicurezza collettiva in molti modi diversi. Ha un ruolo chiave quando si tratta di affrontare le sfide nel Sud dell’alleanza. Ospita molte importanti strutture della Nato, incluso il comando interforze di Napoli. L’Italia è un importante alleato della Nato e accolgo con favore l’impegno del nuovo primo ministro per la nostra alleanza”.

Stoltemberg, tra l’altro, è in Italia ma non per incontri istituzionali quanto per partecipare alla riservatissima riunione del Gruppo Bildeberg in corso a Torino.

Piuttosto contraddittoria la replica del Vicepresidente del Consiglio Di Maio al segretario della Nato. Come al solito le conclusioni tradiscono la premessa. “Questo non sarà un Governo supino alle volontà degli altri Governi”, aveva replicato il vicepremier Luigi Di Maio,ma poi ha subito precisato che: “Come abbiamo sempre detto restiamo nella Nato e alleati degli Stati Uniti. Questo Governo vuole lasciare l’Italia negli accordi e nelle alleanze garantendo continuità con quello che c’è già stato”. “Restiamo alleati degli Usa e nella Nato – ha ribadito Di Maio – e portiamo avanti la nostra funzione di dialogo con paesi come la Russia, come è sempre stato. L’Italia storicamente, nell’ambito dell’alleanza occidentale, è un Paese che dialoga con i Paesi dell’Est come la Russia ma anche come quelli del Mediterraneo e del Nord Africa, che oggi ci permetteranno di risolvere flussi migratori”.

Insomma traspare da ogni riga quella sorta di accettazione del dogma del “There Is Not Alternative” edulcorata solo da una evocazione di libertà di manovra nelle relazioni regionali, un po’ come quella “vocazione mediterranea dell’Italia” di ispirazione andreottiana che, in quadro di netta contrapposizione Est/Ovest, consentì per un periodo all’Italia di svolgere un proprio ruolo verso il mondo arabo. Una dissonanza durata fino al 1989, quando la fine del bipolarismo riportò tutti i paesi aderenti dentro le gabbie di ferro dei trattati internazionali, la Nato prima e l’Unione Europea nel 1992. Da allora, con governi di centro-destra o di centro-sinistra, non vi è più stata traccia di indipendenza in politica internazionale. E le premesse di questo governo “trino” (eurocrati/leghisti/pentastellati) non lasciano intravedere scostamenti significativi da quel “come è sempre stato” richiamato ben due volte in una sola dichiarazione da Di Maio.

Questa gabbia o la si rompe o ci si muore dentro… come è sempre stato, dal dopoguerra a oggi.

 
Sabato 21 aprile manifestazione a Sigonella PDF Stampa E-mail

Sigonella. Sabato manifestazione contro la guerra e le basi militari


Sabato 21 aprile è stata convocata con un appello una manifestazione a Sigonella, dove ha sede una delle più importanti basi militari operative degli Usa sul nostro territorio. Da questa base partono gli aerei che partecipano e collaborano ai bombardamenti in Medio Oriente. Anche negli ultimi scatenati sulla Siria.

Qui di seguito l’appello alla convocazione della manifestazione:

La guerra è iniziata. I fascismi imperversano. Le minacce di queste ultime settimane da parte di Usa, Francia e Gran Bretagna contro la Siria si sono trasformate in realtà con un attacco missilistico notturno a Damasco e ad altre cittadine. La Siria rimane un terreno di scontro interimperialistico di cui fanno le spese soprattutto i civili. Come già con l’Iraq e la Libia, si cercano pretesti per azionare il grilletto; stavolta si è trattato di un presunto uso di armi chimiche da parte del governo di Assad. I governi di USA, Francia e Gran Bretagna però non vengono minimamente scossi di fronte ai continui e reali massacri operati dai loro alleati: quello dei palestinesi da parte dell’esercito israeliano; quello dei curdi ad Afrin, da parte della Turchia di Erdogan in complicità con Isis, quello del popolo yemenita da parte dell’Arabia Saudita.

L’Italia ancora un volta adotta un falso neutralismo che nasconde il suo essere schierata dalla parte delle politiche di guerra statunitensi e di essere esportatrice di ordigni che uccidono da anni popolazioni della regione mediorentale. Qui la tensione continua a restare altissima, con Usa e Giordania adesso impegnati nell’esercitazione militare (terrestre e aeronavale) denominata “Eager Lion”: la più grande prova di guerra in Medioriente che per due settimane schiera circa 7000 militari lungo i confini giordani affacciati sulla Siria. Anche in questo caso, l’Italia non fa mancare il suo appoggio: una delle navi statunitensi partecipanti all’esercitazione, la Uss New York, il 12 aprile è infatti partita dal porto di Augusta carica di truppe ed elicotteri d’assalto. Tra gli scenari simulati durante il war game c’è anche un attacco chimico: chiara allusione ai crimini contro i civili di cui è accusato il regime di Assad.

Quella che si sta giocando in Siria è una questione di vitale importanza per la sopravvivenza delle politiche imperialiste di tanti stati, non esclusa l’Italia che, per non restare fuori dall’eventuale spartizione, mette a disposizione il suo territorio.
Con Aviano (da dove sono decollati gli F-16 Usa schierati nel Mediterraneo), Sigonella (capitale dei droni), il porto nucleare di Augusta e le basi MUOS e NRTF di Niscemi, centrali nella gestione delle informazioni militari, l’Italia si conferma ancora una volta la portaerei degli Stati Uniti nel cuore del Mediterraneo.
In questo scontro fra potenze imperialiste, dove Russia e Usa hanno un ruolo di primaria importanza, in gioco c’è la ripartizione e l’allargamento delle sfere di influenza in Medioriente, l’eliminazione dei concorrenti, il tentativo di sottrarre terreno al nemico, la sopravvivenza dell’economia capitalistica di queste potenze, la fine di ogni tentativo di autodeterminazione popolare.

Noi siamo a fianco del popolo siriano che resiste e di tutti i popoli soggetti ad aggressione e costretti a vivere in uno stato di guerra permanente. Per questo siamo solidali con le scelte di insubordinazione ai diktat statunitensi dei popoli venezuelano e cubano. Non saranno le politiche imperialiste e le loro guerre a determinare l’uscita dalla crisi.
Per noi soltanto l’uscita da questo sistema economico che ci sfrutta e che per reggersi deve sostenere la guerra (le spese militari aumentano nel 2018 a 68 milioni di euro al giorno mentre diminuiscono notevolmente i finanziamenti alla spesa sociale), ci potrà dare un futuro diverso. Un futuro di pace e solidarietà tra i popoli che passa attraverso la piena smilitarizzazione della Sicilia e del Mediterraneo.

Stop ai bombardamenti in Siria e ovunque!

Pace, giustizia e autodeterminazione per i popoli ribelli!

Denunciando la complicità diretta di due ditte, a radicamento nazionale, nella costruzione delle basi di Sigonella e del MUOS, rispettivamente Cmc e Gemmo impianti, proponiamo per sabato 21 aprile una giornata di mobilitazione nazionale contro la guerra.

In Sicilia:
Sabato 21 Aprile manifestazione davanti ai cancelli di Sigonella, ore 15.00
8 maggio manifestazione a Catania per la Palestina contro la partenza del giro d’Italia da Israele
Sabato 19 maggio corteo No Muos a Ragusa, Concentramento ore 15 piazza Stazione
Sabato 30 giugno corteo No Muos a Caltagirone, Concentramento ore 15 davanti al Tribunale
Campeggio e manifestazione nazionale, c.da Ulmo, Niscemi dal 2 al 5 agosto

Movimento NO MUOS
#nomuos

 
In Sicilia Ŕ giÓ guerra PDF Stampa E-mail

In Sicilia è già guerra

La stazione di telecomunicazioni militari NRTF (Naval Radio Transmission Facility) di Niscemi, opera dal 1991 ad appena 4 Km dal centro della cittadina omonima ed a circa 8 km da Caltagirone. Sono presenti all’interno di NRTF-Niscemi 46 grandi antenne: secondo quanto dichiarato dai militari USA, solo 27 di esse sono effettivamente operative; 26 emettono in banda HF (High Frequency, frequenze comprese tra 3 e 30 MHz), e una in banda LF (Low Frequency, a 46 KHz)

La stazione MUOS (Mobile User Objective System) di Niscemi è stata localizzata dentro la base NRTF: fa parte di una rete mondiale di telecomunicazioni dell’esercito degli Stati Uniti, rete composta da altre tre stazioni simili (due negli USA e una in Australia) e da una flotta di satelliti. Quello Siciliano dovrebbe diventare il più importante snodo delle telecomunicazioni militari USA in Europa, Africa e Medio Oriente.

La Sicilia è già in guerra da alcuni giorni. E ne abbiamo le prove. Noi siamo sempre stati favorevoli alla “scienza diffusa e popolare”. Significa che la scienza e la tecnologia devono abbandonare le torri d’avorio ed essere non solo – come diceva Brecht – utili alla popolazione, ma “fatte” dalla popolazione stessa.

Esempio. Ormai la quasi totalità della popolazione adulta (e non) possiede uno telefono cellulare, con la possibilità di funzioni aggiuntive rispetto alle classiche, utilizzando le cosiddette “App”. Una delle più naturali funzioni cui un cellulare può assolvere è quella di misuratore di campo elettromagnetico. Se ci pensiamo, il nostro telefonino comunica grazie all’esistenza del campo elettromagnetico GSM, e quando resta isolato, è perché – come tutti diciamo – “non c’è campo”. E le “tacche” che compaiono in alto sul display già sono una misura indicativa del campo stesso. Ma se scarichiamo una app gratuita per il nostro telefonino chiamata “Sensor box” (per sistema Android) o analoghe per un cellulare Apple (dTector per iOs e decine di altre) possiamo misurare il campo magnetico con un po’ più di facilità.

Attenzione: il valore del campo in microTesla (µT) che l’app ci calcola è un’approssimazione che presume la frequenza delle radiazioni elettromagnetiche sia quella della rete GSM. Se la fonte è un’altra (per esempio, un’antenna del NRTF) con diversa frequenza, il numero in sé è meno preciso, ma è indicativa la eventuale “differenza” fra due diverse misurazioni.

Se ad esempio nella nostra casa a Caltagirone, a 8 km in linea d’aria dalla antenna principale del NRTF misuriamo normalmente una quarantina di microTesla. Ed invece un bel giorno, che è poi mercoledì 11 aprile, nello stesso posto con lo stesso strumento misuriamo circa il doppio: che cosa vuol dire?

Vuol dire che c’è qualche sorgente aggiuntiva di onde elettromagnetiche che è talmente forte da raddoppiare il – diciamo – “fondo naturale” di campo magnetico misurato. Un valore intorno a 40-50 microTesla è normale, 90-100 è già una misura sufficientemente alta da risultare rilevante e impossibile da spiegare con l’incertezza di misura. C’è qualcosa.

La scienza popolare si potrebbe fermare qui, dato che non possediamo un analizzatore di spettro che ci consenta di determinare la frequenza della radiazioni, e quindi identificarla per quella che è: la radiazione proveniente dall’antenna principale del sistema NRTF da 46 kHz.

Per arrivare a questa deduzione, è sufficiente, anche agli scienziati popolari, fare uno più uno. L’antennona in questione è quella che la Marina militare USA utilizza per comunicare con sottomarini, nucleari e non, e navi da guerra che incrociano nelle acque del Mediterraneo sud-orientale.

Proprio quel giorno, 11 aprile, e nei giorni successivi, si è avuta notizia di una nave da guerra statunitense che faceva rotta verso le coste antistanti la Siria. Notizie di sottomarini non ne sono state rese note, proprio perché il sottomarino è di per sé un’arma segreta, sul cui dislocamento è bene non dare notizie.

Il giorno dopo, 12 aprile, passata la festa, gabbato lo campo. I valori misurati a Caltagirone sono tornati alla normalità, segno che chi doveva veleggiare nei dintorni, aveva veleggiato. Noi troviamo che questo piccolo scoop sia foriero di molte riflessioni e insegnamenti:

1) Anche normali cittadini (in questo caso, le mamme NOMUOS di Caltagirone) possono “fare scienza”, utilizzando strumenti alla portata di tutti in maniera semplice.

2) La stessa “scienza popolare” e diffusa è in grado di individuare fatti – fornendo prove – che normalmente resterebbero nascosti e che si vorrebbe restassero tali

3) Svelare questi fatti è una azione di lotta, in questo caso di lotta contro la guerra e la militarizzazione del proprio territorio.

4) I signori della guerra pensano di essere molto furbi e che le loro azioni possano sempre passare inosservate, ma la loro stessa “alta tecnologia” li rende – oltre che forti – anche deboli, in quanto osservabili e individuabili anche con un telefonino che tutti o quasi hanno in tasca.

Sono pericolose quelle radiazioni? Certamente sì, soprattutto in quanto non s tratta di una esposizione necessaria, o che comporti alcun tornaconto positivo agli irraggiati. Se non una certa soddisfazione per aver scoperto gli altarini dei signori della guerra. E vi sfido a negarlo, signori della Marina militare: voi accenderete le vostre antenne, ma noi accenderemo i nostri cellulari. In attesa di cacciarvi dal nostro territorio.

 
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