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pace e guerra

sono di essenza diversa.
La loro pace e la loro guerra
son come vento e tempesta.
La guerra cresce dalla loro pace
come il figlio dalla madre.
Ha in faccia
i suoi lineamenti orridi.
La loro guerra uccide
quel che alla loro pace
è sopravvissuto.

B. Brecht

 

 
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Notizie dall'Italia
Napoli contro la guerra PDF Stampa E-mail

Diciamo di NO a Napoli città di guerra

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Il 5 settembre, con tanto di taglio di nastro ed ampia convocazione della stampa, è stato ufficialmente inaugurato, presso la base di Lago Patria, l’«Hub di direzione strategica Nato per il Sud» (Nsd-S Hub).

L’Hub avrà il compito – dicono al Jfc Naples – di “raccolta, gestione e condivisione di dati, valutazione e analisi dei problemi, coordinamento delle attività sul fianco sud”. In altre parole è un centro di intelligence che con le informazioni raccolte (o fabbricate?) su “destabilizzazione degli Stati, terrorismo, radicalizzazione e migrazione” consentirà alla Nato di decidere ulteriori interventi militari in Medioriente, Africa e aree adiacenti.

Già da tempo le potenze occidentali giustificano ogni sorta di intromissione e di aggressione a questi Paesi con il pretesto di fermare “l’invasione dei migranti”, di sconfiggere il terrorismo o portare la democrazia e la pace. Senza aver avuto bisogno di pezze d’appoggio di alcun 007 si è militarizzato il Mediterraneo; si sono sottoscritti accordi con diversi Paesi dell’area (dalla Libia al Ciad, dal Sudan alla Nigeria) affinchè, in cambio di centinaia di milioni, facciano il lavoro sporco per impedire, con ogni orrore conosciuto, che i migranti raggiungano il Mediterraneo; si è bombardata una nazione come Libia che ora si pretende di “aiutare” a ricostruire; si finanziano e si addestrano reparti scelti; si vendono armi e si aprono basi militari.

Possiamo solo immaginare con quanta solerzia questo nuovo Nsd-S Hub “raccoglierà” informazioni per dimostrare pistole fumanti, armi di distruzioni di massa o diritti negati se e quando necessario ad un altro intervento occidentale.

Con l’insediamento di questa nuova struttura – che implementa anche il numero dei militari (almeno altri 90 militari di varie nazioni) – si amplia, ancora di più, lo spettro di azione della base di Lago Patria già ora uno dei più importanti centri di comando nelle aggressioni militari della NATO. Infatti, il Jfc Naples, alternandosi con il comando di Brunssum (Olanda), coordina la forza di rapido intervento della NATO (circa 40mila uomini) in grado di intervenire in cinque giorni in caso di emergenza lungo la frontiera orientale.

Inoltre, agli ordini del suo comandante (attualmente l’Ammiraglio Michelle Howard) ci sono il Comando delle forze navali USA in Europa, il comando navale dell’AfriCom e il quartier generale della VI flotta -ospitati nella base militare di Capodichino-  da cui dipendono tutte le operazioni militari navali in quasi tutto il mondo.

Non è un caso, quindi, che l’attacco aereo-navale che nel 2011 ha martellato la Libia con oltre 40 mila bombe e missili sia stato diretto da questa base e sempre da qui siano state coordinate le operazioni militari all’interno della Siria (ad es. i bombardamenti sulla base di Shayrat). 

L’Hub è stato fortemente voluto a Napoli dalla ministra della Difesa Pinotti che sin dal suo insediamento si è distinta per il netto schieramento a sostegno delle politiche militariste e guerrafondaie dell’Occidente. 

Sotto la sua guida, non solo l’Italia è tra i paesi europei quello che lo scorso anno ha fatto registrare il maggiore incremento di spese militari, ma si conferma come il paese con il maggior numero di uomini e mezzi, dopo gli Stati Uniti, impegnati in missioni militari (7600 in ben 22 paesi). Proprio a luglio la Ministra si è dichiarata pronta ad aumentare l’impegno italiano in Afghanistan, in Iraq – con l’invio di militari italiani a Mosul appena abbandonata dall’ISIS sotto gli attacchi della coalizione USA- e a dare “l’aiuto” dell’Italia a Raqqa (Siria) con un contingente di soldati quando la capitale del Califfato cadrà e se ci saranno le condizioni politiche adeguate (leggi: se ci saranno le condizioni per spartirsi la torta).

Con l’acuirsi della competizione con le altre grandi potenze, l’Italia cerca di essere protagonista in tutti gli scenari che si vanno affermando per tutelare i propri specifici interessi imperialistici.

Non meraviglia, quindi, l’attivismo del governo a fare dell’Italia uno degli assi portanti del progetto di costituzione di un vero e proprio Esercito Europeo e di un’aggressiva struttura di Difesa Militare dell’Unione.  Proprio in questa direzione, la Pinotti ha candidato la scuola militare Nunziatella di Napoli al ruolo di centro di formazione per le future leve provenienti dai diversi paesi europei. Una scuola militare di alto livello internazionale in grado di formare corpi militari alle dirette dipendenze dell’Unione Europea.

A segnalare la volontà di spuntare questo obiettivo ci sono gli atti già messi in campo per consentire alla Nunziatella di diventare sede anche della scuola di guerra europea. Risale, infatti, al 15 novembre 2014 il primo protocollo d’intesa tra il Comune di Napoli, l’Agenzia del Demanio, il Ministero dell’Interno ed il Ministero della Difesa, in cui si avanzava la proposta di permuta dell’immobile di proprietà dello Stato sito a Napoli in via Egiziaca a Pizzofalcone, 35 con la Caserma Nino Bixio, di proprietà del Comune di Napoli, finalizzata precisamente all’ampliamento e potenziamento della scuola militare Nunziatella “anche nella prospettiva di diventare Scuola Militare Europea”. Ci sono voluti solo pochi mesi perché il Comune di Napoli desse il via libera a questa permuta con la motivazione che il potenziamento della Nunziatella assume “una forte valenza di sviluppo e rigenerazione del territorio, nonché costituisce elemento di stimolo e impulso economico, finalizzato al soddisfacimento degli interessi della collettività …” 

Come un Sindaco che si autodefinisce contro la guerra (evidentemente solo a chiacchiere) possa sostenere una tale mistificazione ci è incomprensibile; sta di fatto che pure con la sua complicità, Napoli viene destinata a diventare, ancora una volta, la sede di un altro tassello della macchina bellica facendone uno dei più importanti nodi strategici nel risiko mondiale, ma anche un obiettivo sensibile. 

NON POSSIAMO RESTARE IN SILENZIO. 

Contro la Base NATO di Lago Patria e contro l’istituzione della Scuola militare europea nella Nunziatella dobbiamo mobilitarci subito!

Opponiamoci alle politiche militariste del governo italiano!

Opponiamoci agli interventi militari e chiediamo il rientro delle truppe italiane impegnate nelle missioni all’estero!

Opponiamoci alle politiche razziste e xenofobe!

RIPRENDIAMO SUBITO LA MOBILITAZIONE CONTRO LA GUERRA!

Rete contro la guerra e il militarismo

 
Guerra/Ucraina PDF Stampa E-mail

Bologna. Creare una guerra e importare manodopera low cost!

2 Giugno, inaugurata oggi nuova tratta aerea Kiev – Bologna

Da più di tre anni prosegue in Ucraina una guerra prodotta dalle ingerenze internazionali in cui l’Unione Europea ha giocato, e gioca, un ruolo fondamentale, sostenendo – politicamente ed economicamente – le oligarchie amiche dell’occidente e i gruppi di milizie dichiaratamente nazi-fasciste.

In questo modo si è spinto il paese prima ad una crisi e poi alla spaccatura interna tra il governo di Kiev e le repubbliche popolari di Lugansk e Donetsk, che invece non hanno voluto riconoscere il nuovo governo golpista e hanno deciso di dichiarare l’indipendenza.

Dall’inizio del conflitto, oltre ai crimini e le barbarie della guerra guerreggiata, l’Ucraina ha affossato la propria economia sostenendo impegnative spese militari e adesso si trova a fare i conti con l’indebitamento con l’UE e l’FMI che hanno già esposto la formula per rimediare al problema: dalle pensioni alla riforma agraria la prospettiva è una sola: tagli, privatizzazioni e svendite.

Non stupisce l’incredibile calo demografico che il paese sta vivendo, e mentre diminuiscono le nascite aumentano le migrazioni di chi è costretto a lasciare la propria terra per cercare lavoro, ultra ricattabile, in un altro paese. Insomma: creare una guerra e importare manodopera low cost. (vedi: http://bit.ly/2sxtvvK)

Il 7 e l’8 giugno a Meglio Terroni Che Fascisti – 2 giorni antimperialisti – avremo ospiti con noi compagni di ritorno dalla carovana di solidarietà in Donbass, la richiesta di estradizione fatta dal governo di Kiev all’Italia per i compagni e le compagne che ne hanno preso parte dimostra che la solidarietà internazionali e il lavoro di controinformazione sono un’arma capace di ferire il nemico.

Contro l’imperialismo dell’Unione Europea, con l’Ucraina Antifascista!

NOI RESTIAMO!

 
Foras Fest a Cagliari PDF Stampa E-mail

Migliaia in corteo a Cagliari contro l’occupazione militare della Sardegna



A Foras Fest, la giornata contro l’occupazione militare, è iniziata con un corteo che ha raccolto migliaia di persone arrivate da tutta l’isola stamane a Cagliari per manifestare contro l’industria della guerra. Il corteo ha percorso la città da Marina Piccola fino a piazza Centomila..

La giornata prosegue nel pomeriggio fino a tarda serata con il grande concerto al Colle San Michele, tanti artisti e ancora arte e informazione.

L’assemblea sarda A Foras, che riunisce comitati, organizzazioni e singoli individui impegnati contro le basi militari e l’industria della guerra nell’isola, ha chiamato a raccolta tutti coloro che condividono gli obiettivi della chiusura totale dei poligoni militari, la riconversione della fabbrica di bombe di Domusnovas, le bonifiche e la restituzione delle terre alle comunità, per una grande giornata di mobilitazione con informazione, arte e musica a Cagliari il 2 giugno.

E’ stata scelta la data del 2 giugno per festeggiare un anno dalla prima Assemblea di A Foras caratterizzato da un’attività senza sosta, non solo con le manifestazioni contro i poligoni di Capo Frasca (novembre 2016) e Quirra (aprile 2017), ma anche con una serie di incontri e assemblee nei piccoli e nei grandi centri, nelle università e nelle scuole, la pubblicazione di un dossier sul poligono di Quirra che documenta i gravissimi danni alla salute degli abitanti, all’economia e all’ambiente, e l’organizzazione di “A Foras Camp“, campeggio per lo studio, la condivisione e l’organizzazione delle attività annuali.

La scelta della data del 2 giugno vuole anche capovolgere la festa della Repubblica Italiana che dal 1956 ha unilateralmente imposto alla Sardegna  un carico di servitù militari attualmente pari a circa il 60% del totale italiano a fronte di una popolazione sarda che è, al momento, circa il 3% di quella italiana.

 
Camp Darby - Nato PDF Stampa E-mail

Camp Darby. Manovre in corso per potenziare la base militare Usa


Dopo anni di apparente ridimensionamento, con i lavoratori italiani impiegati nella base a difendere i propri posti di lavoro e continue notizie di riduzione di spazi e ruolo, di cui l’abbandono del bagno privato a Tirrenia sembrava un segnale certo, la base USA di camp Darby trova in questi giorni una nuova e “improvvisa” notorietà. Da dicembre 2017 dovrebbero iniziare i lavori per il consolidamento di tutto il sistema di trasporto interno/esterno alla base.

Notizia che non ci sorprende, perché si inserisce tra quelle di più ampio richiamo di una congiuntura internazionale caratterizzata da uno scontro tra potenze che manda definitivamente in soffitta il rassicurante termine “globalizzazione”, sostituito da una sempre più dura “competizione globale” tra grandi poli imperialisti e potenze capitalistiche “emergenti”, alimentata dalla crisi sistemica conclamata nel 2008 con il crack dei “subprime”, che ad oggi non trova soluzione, ma anzi si approfondisce, scuotendo dalle fondamenta tutte le “camere di compensazione” dell’era precedente: WTO, FMI, NATO, e ora anche il G7.

La notizia del rilancio della base militare di Camp Darby va inserita in un quadro internazionale di escalation delle tensioni su vari scenari: dal Medio Oriente alla Corea, dall’Ucraina all’America Latina.
Nel quadrante geopolitico di nostro interesse la base di Camp Darby ha sempre rivestito un ruolo fondamentale, essendo uno dei più grandi centri logistici dell’esercito statunitense nel mondo.

Da dove potranno arrivare le armi vendute ai paesi del Golfo persico se non da camp Darby?
Come può l’attuale amministrazione USA rompere l’unità interna all’Unione Europea – obiettivo platealmente rivendicato da Trump stesso al G7 di Taormina – se non mettendo con le spalle al muro paesi più deboli della coalizione come l’Italia?

Donald Trump, appena eletto Presidente degli USA, rappresenta plasticamente il tentativo del complesso militare – industriale statunitense di riprendersi la perduta egemonia internazionale attraverso l’unico strumento che resta in mano ad un imperialismo in declino: la forza.

Nel suo recentissimo tour all’estero, Trump prima è accorso al capezzale dei finanziatori diretti dell’Isis, Arabia Saudita e paesi del Golfo, sconfitti su tutti i fronti di guerra, dalla Siria allo Yemen, firmando accordi per la consegna di armi per miliardi di dollari.
In seguito si è spostato in Israele per incontrare Netanyahu, garantendo anche in questo caso assoluta protezione alla banda di criminali che guida quel paese, pronti a scatenare nuove guerre di aggressione contro i palestinesi, il Libano, l’Iran e quel che rimane della Siria.

Infine a Taormina, dove ha definitivamente chiarito la volontà di questa amministrazione a stelle e strisce di contrapporsi frontalmente ai paesi alla guida del costituendo polo imperialista europeo, in primis contro la Germania di Angela Merkel.
In questa guerra tra ex alleati, la NATO e le basi USA sono usate da Trump come formidabili strumenti di pressione interna, con il dichiarato obiettivo di disgregare un polo imperialista in costruzione, l’Unione Europea, impegnata da anni nella costruzione di un proprio esercito, come dimostra la recente decisione di sganciare le spese militari dal feroce “patto di stabilità”, che impedisce agli Stati che compongono l’alleanza spese sociali di ogni tipo, salvataggi di aziende pubbliche in crisi, protezione delle popolazioni colpite da calamità naturali. Per l’esercito europeo ogni spesa sarà garantita, erodendo ancora di più le risorse per il welfare.

In questa fase internazionale caratterizzata da un rinnovato scontro interimperialistico, diviene urgente ricostruire un movimento contro la guerra che si doti di strumenti di analisi delle forze e degli interessi materiali in campo, al fine di costruire una posizione indipendente e di classe, combattendo le posizioni di chi contrappone all’amministrazione Trump una presunta “democraticità” delle istituzioni europee, responsabili tanto quanto gli USA della situazione di guerra che caratterizza questa fase storica. Allo stesso tempo dovremo combattere posizioni “frontiste”, che vedono nella Russia di Putin un argine militare e politico all’arroganza USA / NATO, aprendo così la strada ad alleanze trasversali con forze della cosiddetta galassia “rosso-bruna” e fascista, sotto l’egida di un antiamericanismo che espunge dall’analisi dei soggetti in campo la loro natura di classe.

Gli alleati e i promotori di un rinnovato movimento contro la guerra andranno cercati nel mondo del lavoro, tra i giovani, i migranti, in generale tra coloro che subiscono le conseguenze materiali delle politiche di guerra, da noi come nei paesi aggrediti dal militarismo e dal neo colonialismo, unendo alla dimensione etica del pacifismo la denuncia delle cause profonde delle nuove tensioni internazionali, fisiologicamente legate allo sviluppo irrazionale del capitalismo, che si rigenera attraverso l’infernale meccanismo del “distruggere per ricostruire”, come già avvenuto più volte nella storia recente.
La battaglia contro il nuovo ampliamento della base di camp Darby, di cui dobbiamo chiedere la chiusura e la riconversione a scopi esclusivamente civili, la potremo vincere solo se sapremo unire i contenuti generali del NO alla guerra con gli interessi materiali della maggioranza della popolazione.

Lo scarto enorme tra spese militari e sociali, la denuncia del terrorismo che insanguina le metropoli occidentali come prodotto diretto delle politiche di aggressione economica e militare dell’Unione Europea e dei vari protagonisti dell’attuale competizione globale contro i popoli del sud del mondo, la denuncia del governo centrale e delle Amministrazioni locali a guida PD, che agevolano la militarizzazione dei nostri territori, distogliendo risorse da opere sociali che darebbero risposta ai bisogni di casa, servizi, lavoro e reddito di fasce sempre più ampie di popolazione colpite dalla crisi.

Questi e molti altri dovranno essere i contenuti che incarnano la lotta contro la guerra sui nostri territori.

Su questi contenuti e obiettivi il 2 giugno saremo di fronte alla base di camp Darby per dire NO alla guerra, No alla NATO, NO all’Unione Europea e ai governi nazionali e locali che veicolano l’uso di guerra dei nostri territori.

Rete dei Comunisti
Sede di Pisa: Via Sant’Andrea 31

 
Contestazione dei No War a Trump PDF Stampa E-mail

Roma. La contestazione dei No War a Trump


 

 

25 maggio 2017 - © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

 
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