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pace e guerra

sono di essenza diversa.
La loro pace e la loro guerra
son come vento e tempesta.
La guerra cresce dalla loro pace
come il figlio dalla madre.
Ha in faccia
i suoi lineamenti orridi.
La loro guerra uccide
quel che alla loro pace
è sopravvissuto.

B. Brecht

 

 
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Notizie dall'Italia
Sabato 21 aprile manifestazione a Sigonella PDF Stampa E-mail

Sigonella. Sabato manifestazione contro la guerra e le basi militari


Sabato 21 aprile è stata convocata con un appello una manifestazione a Sigonella, dove ha sede una delle più importanti basi militari operative degli Usa sul nostro territorio. Da questa base partono gli aerei che partecipano e collaborano ai bombardamenti in Medio Oriente. Anche negli ultimi scatenati sulla Siria.

Qui di seguito l’appello alla convocazione della manifestazione:

La guerra è iniziata. I fascismi imperversano. Le minacce di queste ultime settimane da parte di Usa, Francia e Gran Bretagna contro la Siria si sono trasformate in realtà con un attacco missilistico notturno a Damasco e ad altre cittadine. La Siria rimane un terreno di scontro interimperialistico di cui fanno le spese soprattutto i civili. Come già con l’Iraq e la Libia, si cercano pretesti per azionare il grilletto; stavolta si è trattato di un presunto uso di armi chimiche da parte del governo di Assad. I governi di USA, Francia e Gran Bretagna però non vengono minimamente scossi di fronte ai continui e reali massacri operati dai loro alleati: quello dei palestinesi da parte dell’esercito israeliano; quello dei curdi ad Afrin, da parte della Turchia di Erdogan in complicità con Isis, quello del popolo yemenita da parte dell’Arabia Saudita.

L’Italia ancora un volta adotta un falso neutralismo che nasconde il suo essere schierata dalla parte delle politiche di guerra statunitensi e di essere esportatrice di ordigni che uccidono da anni popolazioni della regione mediorentale. Qui la tensione continua a restare altissima, con Usa e Giordania adesso impegnati nell’esercitazione militare (terrestre e aeronavale) denominata “Eager Lion”: la più grande prova di guerra in Medioriente che per due settimane schiera circa 7000 militari lungo i confini giordani affacciati sulla Siria. Anche in questo caso, l’Italia non fa mancare il suo appoggio: una delle navi statunitensi partecipanti all’esercitazione, la Uss New York, il 12 aprile è infatti partita dal porto di Augusta carica di truppe ed elicotteri d’assalto. Tra gli scenari simulati durante il war game c’è anche un attacco chimico: chiara allusione ai crimini contro i civili di cui è accusato il regime di Assad.

Quella che si sta giocando in Siria è una questione di vitale importanza per la sopravvivenza delle politiche imperialiste di tanti stati, non esclusa l’Italia che, per non restare fuori dall’eventuale spartizione, mette a disposizione il suo territorio.
Con Aviano (da dove sono decollati gli F-16 Usa schierati nel Mediterraneo), Sigonella (capitale dei droni), il porto nucleare di Augusta e le basi MUOS e NRTF di Niscemi, centrali nella gestione delle informazioni militari, l’Italia si conferma ancora una volta la portaerei degli Stati Uniti nel cuore del Mediterraneo.
In questo scontro fra potenze imperialiste, dove Russia e Usa hanno un ruolo di primaria importanza, in gioco c’è la ripartizione e l’allargamento delle sfere di influenza in Medioriente, l’eliminazione dei concorrenti, il tentativo di sottrarre terreno al nemico, la sopravvivenza dell’economia capitalistica di queste potenze, la fine di ogni tentativo di autodeterminazione popolare.

Noi siamo a fianco del popolo siriano che resiste e di tutti i popoli soggetti ad aggressione e costretti a vivere in uno stato di guerra permanente. Per questo siamo solidali con le scelte di insubordinazione ai diktat statunitensi dei popoli venezuelano e cubano. Non saranno le politiche imperialiste e le loro guerre a determinare l’uscita dalla crisi.
Per noi soltanto l’uscita da questo sistema economico che ci sfrutta e che per reggersi deve sostenere la guerra (le spese militari aumentano nel 2018 a 68 milioni di euro al giorno mentre diminuiscono notevolmente i finanziamenti alla spesa sociale), ci potrà dare un futuro diverso. Un futuro di pace e solidarietà tra i popoli che passa attraverso la piena smilitarizzazione della Sicilia e del Mediterraneo.

Stop ai bombardamenti in Siria e ovunque!

Pace, giustizia e autodeterminazione per i popoli ribelli!

Denunciando la complicità diretta di due ditte, a radicamento nazionale, nella costruzione delle basi di Sigonella e del MUOS, rispettivamente Cmc e Gemmo impianti, proponiamo per sabato 21 aprile una giornata di mobilitazione nazionale contro la guerra.

In Sicilia:
Sabato 21 Aprile manifestazione davanti ai cancelli di Sigonella, ore 15.00
8 maggio manifestazione a Catania per la Palestina contro la partenza del giro d’Italia da Israele
Sabato 19 maggio corteo No Muos a Ragusa, Concentramento ore 15 piazza Stazione
Sabato 30 giugno corteo No Muos a Caltagirone, Concentramento ore 15 davanti al Tribunale
Campeggio e manifestazione nazionale, c.da Ulmo, Niscemi dal 2 al 5 agosto

Movimento NO MUOS
#nomuos

 
In Sicilia Ŕ giÓ guerra PDF Stampa E-mail

In Sicilia è già guerra

La stazione di telecomunicazioni militari NRTF (Naval Radio Transmission Facility) di Niscemi, opera dal 1991 ad appena 4 Km dal centro della cittadina omonima ed a circa 8 km da Caltagirone. Sono presenti all’interno di NRTF-Niscemi 46 grandi antenne: secondo quanto dichiarato dai militari USA, solo 27 di esse sono effettivamente operative; 26 emettono in banda HF (High Frequency, frequenze comprese tra 3 e 30 MHz), e una in banda LF (Low Frequency, a 46 KHz)

La stazione MUOS (Mobile User Objective System) di Niscemi è stata localizzata dentro la base NRTF: fa parte di una rete mondiale di telecomunicazioni dell’esercito degli Stati Uniti, rete composta da altre tre stazioni simili (due negli USA e una in Australia) e da una flotta di satelliti. Quello Siciliano dovrebbe diventare il più importante snodo delle telecomunicazioni militari USA in Europa, Africa e Medio Oriente.

La Sicilia è già in guerra da alcuni giorni. E ne abbiamo le prove. Noi siamo sempre stati favorevoli alla “scienza diffusa e popolare”. Significa che la scienza e la tecnologia devono abbandonare le torri d’avorio ed essere non solo – come diceva Brecht – utili alla popolazione, ma “fatte” dalla popolazione stessa.

Esempio. Ormai la quasi totalità della popolazione adulta (e non) possiede uno telefono cellulare, con la possibilità di funzioni aggiuntive rispetto alle classiche, utilizzando le cosiddette “App”. Una delle più naturali funzioni cui un cellulare può assolvere è quella di misuratore di campo elettromagnetico. Se ci pensiamo, il nostro telefonino comunica grazie all’esistenza del campo elettromagnetico GSM, e quando resta isolato, è perché – come tutti diciamo – “non c’è campo”. E le “tacche” che compaiono in alto sul display già sono una misura indicativa del campo stesso. Ma se scarichiamo una app gratuita per il nostro telefonino chiamata “Sensor box” (per sistema Android) o analoghe per un cellulare Apple (dTector per iOs e decine di altre) possiamo misurare il campo magnetico con un po’ più di facilità.

Attenzione: il valore del campo in microTesla (µT) che l’app ci calcola è un’approssimazione che presume la frequenza delle radiazioni elettromagnetiche sia quella della rete GSM. Se la fonte è un’altra (per esempio, un’antenna del NRTF) con diversa frequenza, il numero in sé è meno preciso, ma è indicativa la eventuale “differenza” fra due diverse misurazioni.

Se ad esempio nella nostra casa a Caltagirone, a 8 km in linea d’aria dalla antenna principale del NRTF misuriamo normalmente una quarantina di microTesla. Ed invece un bel giorno, che è poi mercoledì 11 aprile, nello stesso posto con lo stesso strumento misuriamo circa il doppio: che cosa vuol dire?

Vuol dire che c’è qualche sorgente aggiuntiva di onde elettromagnetiche che è talmente forte da raddoppiare il – diciamo – “fondo naturale” di campo magnetico misurato. Un valore intorno a 40-50 microTesla è normale, 90-100 è già una misura sufficientemente alta da risultare rilevante e impossibile da spiegare con l’incertezza di misura. C’è qualcosa.

La scienza popolare si potrebbe fermare qui, dato che non possediamo un analizzatore di spettro che ci consenta di determinare la frequenza della radiazioni, e quindi identificarla per quella che è: la radiazione proveniente dall’antenna principale del sistema NRTF da 46 kHz.

Per arrivare a questa deduzione, è sufficiente, anche agli scienziati popolari, fare uno più uno. L’antennona in questione è quella che la Marina militare USA utilizza per comunicare con sottomarini, nucleari e non, e navi da guerra che incrociano nelle acque del Mediterraneo sud-orientale.

Proprio quel giorno, 11 aprile, e nei giorni successivi, si è avuta notizia di una nave da guerra statunitense che faceva rotta verso le coste antistanti la Siria. Notizie di sottomarini non ne sono state rese note, proprio perché il sottomarino è di per sé un’arma segreta, sul cui dislocamento è bene non dare notizie.

Il giorno dopo, 12 aprile, passata la festa, gabbato lo campo. I valori misurati a Caltagirone sono tornati alla normalità, segno che chi doveva veleggiare nei dintorni, aveva veleggiato. Noi troviamo che questo piccolo scoop sia foriero di molte riflessioni e insegnamenti:

1) Anche normali cittadini (in questo caso, le mamme NOMUOS di Caltagirone) possono “fare scienza”, utilizzando strumenti alla portata di tutti in maniera semplice.

2) La stessa “scienza popolare” e diffusa è in grado di individuare fatti – fornendo prove – che normalmente resterebbero nascosti e che si vorrebbe restassero tali

3) Svelare questi fatti è una azione di lotta, in questo caso di lotta contro la guerra e la militarizzazione del proprio territorio.

4) I signori della guerra pensano di essere molto furbi e che le loro azioni possano sempre passare inosservate, ma la loro stessa “alta tecnologia” li rende – oltre che forti – anche deboli, in quanto osservabili e individuabili anche con un telefonino che tutti o quasi hanno in tasca.

Sono pericolose quelle radiazioni? Certamente sì, soprattutto in quanto non s tratta di una esposizione necessaria, o che comporti alcun tornaconto positivo agli irraggiati. Se non una certa soddisfazione per aver scoperto gli altarini dei signori della guerra. E vi sfido a negarlo, signori della Marina militare: voi accenderete le vostre antenne, ma noi accenderemo i nostri cellulari. In attesa di cacciarvi dal nostro territorio.

 
Fermiamo la guerra PDF Stampa E-mail

Bombardata la Siria, fermiamo l’escalation. Fuori l’italia dalla guerra!

Comunicato di Eurostop

Nella notte tra venerdi e sabato, le flotte statunitensi, francesi e britanniche hanno scatenato un bombardamento di missili sul territorio siriano. L’amministrazione statunitense fa sapere che l’escalation potrebbe continuare, anche se la dinamica sembra indicare un bombardamento circoscritto, più funzionale ai fini interni, che ad un intervento massiccio.
E’ però evidente che aver scelto comunque di bombardare la Siria dopo due settimane di propaganda di guerra sul presunto uso di armi chimiche, conferma la volontà di alzare la tensione e dare spazio alle opzioni guerrafondaie.
Il pericolo principale resta sempre quello dei fatti compiuti e del possibile incidente con le reazioni che può innescare.
Due appaiono le priorità:
– Isolare e contrastare i governi guerrafondai
– Impedire in ogni modo il coinvolgimento dell’Italia nella guerra e nelle avventure militari di Usa, Francia, Gran Bretagna
Sappiamo per certo che le basi militari Usa in Italia hanno avuto un compito strategico nei bombardamenti, in particolare la base di Sigonella e il Muos di Niscemi. Il governo decaduto di Gentiloni, supportato dal Quirinale, ancora una volta si è prostrato agli automatismi dei trattati militari segreti con gli Stati Uniti, anche oltre quelli imposti dalla Nato.
Diventa centrale mettere in campo una forte e popolare iniziativa contro la guerra che metta al centro anche la fuoriuscita definitiva dell’Italia dal sistema di guerra dei trattati militari con gli Usa e con la Nato.
Eurostop insieme a Potere al Popolo chiama alla mobilitazione contro la guerra, senza se e senza ma.

*****

A seguire, il tweet di condanna dell’intervento da parte di Jean.Luc Mélenchon, presidente di France Insoumise:

 

“Gli attacchi contro la Siria sono stati condotti senza prove, senza un mandato delle Nazioni Unite e contro di esse, senza un accordo europeo e senza un voto del Parlamento francese. E questo senza alcuna prospettiva politica in Siria. QUesta è un’avventura vendicativa nordamericana, un’escalation irresponsabile. La Francia merita qualcosa di meglio. Deve essere la forza dell’ordine internazionale e della pace.

Jlm

14 apr

 
Presidio ambasciata USA PDF Stampa E-mail

Roma. Presidio contro la guerra sotto l’ambasciata Usa


Il Sit In sotto l’ambasciata Usa in via Veneto, convocato da giorni dai cittadini statunitensi per la pace e la giustizia per la Giornata mondiale contro le spese militari, si è rapidamente convertito in un presidio di protesta contro i bombardamenti sulla Siria di questa notte. Sull’iniziativa ha pesato il diktat della Questura che aveva autorizzato un presidio di massimo 50 persone,

Al microfono si sono alternati attivisti statunitensi e italiani che hanno denunciato la gravità della situazione, la corsa alle spese militari e i pericoli di una escalation bellica in Medio Oriente. Dure parole di condanna soprattutto verso l’amministrazione Trump.

Un nuovo appuntamento a Roma è previsto per giovedi prossimo sotto Montecitorio per chiedere conto al parlamento e al governo decaduto sulle responsabilità dell’Italia (vedi l’uso delle basi militari Usa) nella escalation di guerra contro la Siria.

Le immagini dal presidio, limitato a sole 50 persone su imposizione della Questura di Roma.

Le foto sono di Patrizia Cortellessa.

  

14 aprile 2018 - © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

Ultima modifica: 14 aprile 2018, ore 13:57STAMPA
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La Nato e Manlio Dinucci PDF Stampa E-mail

La Nato in Italia diventa nervosa. Botta e risposta con Manlio Dinucci


Manlio Dinucci, su Il manifesto del 13 marzo https://ilmanifesto.it/litalia-nella-morsa-usanato/ , ha scritto un articolo che ha fatto imbizzarrire il Comando Nato in Italia (sede a Lagopatria vicino Napoli). Tant’è che la stessa Nato ha scritto alla direttrice de Il manifesto per contestare quanto scritto da Manlio Dinucci e chiedere addirittura di modificare l’articolo. Delle due l’una: o la Nato ha avviato insospettabilmente un soft power nelle relazioni pubbliche, oppure stanno diventando decisamente nervosi.

Qui di seguito la lettera inviata dalla Nato e la replica di Manlio Dinucci

Gentile Sig.ra Rangeri,

La prego di notare che l’articolo intitolato “L’ltalia nella morsa USA/NATO”, pubblicato il 13 marzo 2018, a firma di Manlio Dinucci, contiene delle informazioni imprecise e fuorvianti.

Capoverso 3:

È falso che: “L’esercitazione sia diretta dal Comando NATO di Lago Patria (JFC Naples), agli ordini dell’ammiraglio statunitense James Foggo”.

È vero che: II Comando Marittimo della NATO (MARCOM), con sede a Northwood, in Gran Bretagna, detenga il comando e controllo dell’esercitazione alla cui guida si trova l’Ammiraglio Clive Johnstone.

Capoverso 4:

È falso quanto segue: “A cosa serva la Dynamic Manta 2018 lo spiega lo stesso ammiraglio Foggo: è iniziata la “Quarta battaglia dell’Atlantico”, dopo quelle delle due guerre mondiali e della Guerra fredda”.

È vero che: Nel suo articolo dal titolo “La quarta battaglia dell’Atlantico”, pubblicato nel 2016, l’Ammiraglio Foggo fornisse indicazioni circa la visione NATO/U.S. Questa stessa visione, tuttavia, non può essere utilizzata per “spiegare” la Dynamic Manta del 2018. La rimando a quanto pubblicato da MARCOM a proposito della Dynamic Manta 2018 sui proprio sito web mc.nato.int.

Capoverso 6:

È falso dire che: L’ammiraglio Foggo, mentre col cappello di comandante NATO prepara in Italia le forze navali contro la Russia, col cappello di comandante delle forze navali USA in Europa invia dall’ltalia la Sesta Flotta alla Juniper Cobra 2018, esercitazione congiunta USA Israele diretta principalmente contro l’Iran.

È vero che: L’ammiraglio Foggo guida il JFC Naples nella “preparazione, pianificazione e conduzione di operazioni militari finalizzate a preservare la pace, la sicurezza e I’integrità territoriale degli stati membri dell’Alleanza …. “. Per maggiori dettagli, può consultare il sito web dell’ Allied Joint Force Command Naples, alla voce “mission statement”. Inoltre, nella versione inglese del’articolo è improprio usare la parola “captain”. È, invece, appropriato I’utilizzo della parola “Commander”. Sulle competenze nazionali dell’Ammiraglio potrà giovare la consultazione del sito web www.c6f.navy.mil/.

Volevo sottoporre alla sua attenzione anche un’altra imprecisione nell’articolo in questione relativo all’ultimo paragrafo dove l’autore dice che “Poiché Scaparrotti è anche Comandante Supremo alleato in Europa (carica che spetta sempre a un generale USA), il piano prevede una partecipazione Nato, soprattutto italiana, a sostegno di Israele in una guerra su larga scala in Medioriente”.

Il concetto vero è che: La Juniper Cobra è un’esercitazione bilaterale Israelo-Statunitense. Inoltre, qualunque intervento della NATO necessita dell’approvazione incondizionata del Consiglio Atlantico. Questo è un aspetto importante che l’autore tralascia completamente.

Pur apprezzando, complessivamente, l’articolo pubblicato, La prego di rettificare la sua versione online con le modifiche di cui sopra e spero vivamente che la nostra reciproca collaborazione duri nel tempo.
Cordiali saluti

Richard W. Haupt
Capitano della Marina statunitense, Capo Servizio Relazioni Pubbliche del comando Nato di JFC Naples con sede a Lago Patria, Napoli

La replica di Manlio Dinucci

Apprezziamo l’attenzione che la Nato rivolge al nostro giornale. Il manifesto e io personalmente prendiamo atto della rettifica – la sola doverosa, ma francamente un dettaglio – sul comando specifico della Dynamic Manta 2018.

Per il resto, rimane comunque centrale il ruolo del JFC-Naples di Lago Patria, uno dei due comandi permanenti della Forza congiunta Nato a livello operativo, agli ordini dell’ammiraglio statunitense James Foggo.

Egli comanda allo stesso tempo le Forze navali Usa per Europa-Africa/Sesta Flotta Usa, la cui area di responsabilità copre metà dell’Oceano Atlantico e i mari adiacenti compreso il Mediterraneo.

A un seminario in Norvegia il 26 febbraio, l’ammiraglio ha parlato di «Quarta battaglia dell’Atlantico» contro «sottomarini russi sempre più sofisticati che minacciano le linee di comunicazione marittima fra Stati uniti ed Europa».

Poiché esse passano anche attraverso il Mediterraneo, la Dynamic Manta 2018 rientra in questa «visione Nato/Usa». Visione falsa: quali prove ci sono che sottomarini russi siano in agguato, pronti ad affondare le navi sulle rotte fra Europa e Stati uniti?

È falso inoltre che il JFC-Naples abbia quale missione la «preparazione, pianificazione e conduzione di operazioni militari finalizzate a preservare la pace, la sicurezza e l’integrità territoriale degli stati membri dell’Alleanza». Basti ricordare le guerre con cui la Nato ha demolito due Stati, la Jugoslavia e la Libia, da cui non proveniva alcuna minaccia ai membri dell’Alleanza.

Riguardo alla presenza del generale Scaparrotti alla esercitazione Israele-Usa (a cui Foggo ha inviato l’ammiraglia della Sesta Flotta), sarebbe ingenuo ignorare che egli è non solo comandante del Comando Europeo degli Stati uniti, ma allo stesso tempo Comandante supremo alleato in Europa.

Una curiosità: in base a quale norma deve essere sempre «tradizionalmente un comandante Usa»?

Ancora grazie per l’attenzione al nostro lavoro.

Manlio Dinucci

 
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