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pace e guerra

sono di essenza diversa.
La loro pace e la loro guerra
son come vento e tempesta.
La guerra cresce dalla loro pace
come il figlio dalla madre.
Ha in faccia
i suoi lineamenti orridi.
La loro guerra uccide
quel che alla loro pace
è sopravvissuto.

B. Brecht

 

 
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Notizie dal Mondo
SOTTO GIUDIZIO IL GIORNALISTA CARLOS LOZANO PER PRESUNTI VINCOLI CON LE FARC PDF Stampa E-mail


 

 Il 12 Agosto Carlos Lozano, direttore del settimanale Voz e membro del Comitato Esecutivo Centrale del Partito Comunista Colombiano, è stato citato a giudizio dalla magistratura colombiana per via di suoi presunti vincoli con le FARC, e per aver oltrepassato i limiti della sua funzione di mediatore. Le prove di questi vincoli sarebbero le e-mail e i documenti contenuti nel famoso computer ritrovato nell'accampamento di  Raúl Reyes, che è stato assassinato il 1° marzo in un bombardamento aereo mentre era in territorio ecuadoriano.

Carlos Lozano, come la maggior parte degli attuali dirigenti del PCC, appartiene ad una generazione di politici che è stata quasi cancellata dai colpi del paramilitarismo di Stato durante il genocidio dell' Unión Patriótica che ha portato, a partire dal 1984,  ad oltre cinquemila morti. La violenza si è espressa anche contro il settimanale Voz, la cui sede ha subito diversi attacchi dinamitardi.

Il giornale El Tiempo (di proprietà della famiglia del vicepresidente Santos) e altri media dell'oligarchia hanno iniziato una campagna mediatica contro Lozano, il PCC e contro i sopravvissuti dell'Unión Patriótica. Evidentemente sotto processo non c'è solo un giornalista e militante che spende da anni le proprie energie per la ricerca di una giusta soluzione  politica al conflitto colombiano, ma anche  tutta l'opposizione al governo narco-paramilitare uribista; ed è sorprendente la regolarità con la quale questo genere di prove vengono estratte dal laptop a prova di bombardamento di Reyes e propagandate sui media di regime in corrispondenza di ogni arresto che subisce qualche complice di Uribe, coinvolto nello scandalo della parapolitica.   

 

 
 
Attacco suicida a Herat contro convoglio italiano, tutti illesi PDF Stampa E-mail


8 settembre 2008

Herat, 7 settembre 2008. Alle11.15 ora locale, un convoglio del Team di ricostruzione provinciale(Prt) di Herat è stato investito da un'esplosione causata da un attentatore suicida a piedi. L'esplosione è avvenuta alla periferia di Herat, lungo la strada principale, a circa 2 km dal centro. I mezzi stavano rientrando alla base dopo una attività di posa della prima pietra in un centro di accoglienza per donne vedove nel distretto di Injil, a circa 15 Km ad ovest di Herat. Nessuno dei militari a bordo del veicolo blindato investito dall'esplosione ha riportato ferite di alcun tipo.

Pagine di Difesa

Fonte: ISAF RC-W Herat




   

 
Dar Babl: "Il Mossad ha ucciso 350 scienziati nucleari iracheni" PDF Stampa E-mail
UrShalim, traduzione di Albasrah.net
8 Agosto 2008

Dar Babl ha pubblicato due giorni fa il riassunto di un rapporto, che pare sia stato inviato al Presidente Bush dal Dipartimento di Stato (affari esteri), nel quale si afferma che il Mossad (servizio segreto israeliano) ha assassinato 350 scienziati nucleari iracheni oltre ai 300 professori universitarî di diversi rami della scienza già uccisi. Il rapporto dichiara che è stato eseguito con l’aiuto delle forze americane d’occupazione.

Secondo il rapporto queste uccisioni vennero eseguite dopo che l’esercito americano non era riuscito nei suoi tentativi di reclutare questi scienziati per portarli a lavorare negli Stati Uniti e per gli Stati Uniti. Secondo Dar Babl questa misura, che colpisce circa 1000 scienziati, venne presa perché Israele ritiene che questi scienziati costituiscano una minaccia per la sua sicurezza se restano vivi.

Articolo originale:
http://urshalim.blogspot.com/2008/08/mossad-kills-350-iraqi-
nuclear.html

 
INTANTO I CINESI IN IRAQ... PDF Stampa E-mail
Mentre Condoleezza Rice raggiunge col governo iracheno un accordo sul ritiro delle truppe Usa dal sapore molto pre-elettorale e pieno di incognite, a Baghdad c’è chi bada al sodo e punta a un contratto da 1,2 miliardi di dollari sulle forniture di greggio.

L’intruso nella corsa al petrolio iracheno non è un alleato degli Stati Uniti, non è uno dei paesi che hanno contribuito alle operazioni militari in atto dal 2003. E’ la Repubblica Popolare cinese, che ancora una volta usa sapientemente le carte a sua disposizione per penetrare nelle aree di influenza americane. Il contratto che il governo iracheno sta per firmare con la Cina non è marginale: è il più grosso accordo petrolifero firmato da quando ebbe inizio l’invasione anti-Saddam cinque anni e mezzo fa. Lo annuncerà presto Hussein al-Shahristani, il ministro dell’Energia di Baghdad, secondo quanto ha anticipato lui stesso in un’intervista al giornale online iracheno al-Noor.

Beneficiario dell’importante accordo sarà uno dei più importanti enti pubblici di Pechino, la China National Petroleum Corporation. Il colpo messo a segno dai cinesi – nonostante che il governo di Wen Jiabao non abbia mai approvato l’invasione dell’Iraq – è clamoroso. In teoria la genealogia dei rapporti fra la compagnia petrolifera cinese e Baghdad è compromettente. Infatti il contratto originale fu firmato nel 1997 quando era ancora al potere Saddam Hussein. Altri accordi firmati in epoca sospetta – per esempio quello con la compagnia russa Lukoil – non verranno onorati dagli iracheni.

Ma i cinesi sono riusciti a farla franca. "Il rapporto con la società cinese – ha detto il ministro Shahristani – fu firmato con il precedente regime ma è valido". L’attuale governo infatti è convinto di avere un bisogno impellente del know how cinese. Il ruolo della China National Petroleum Corp. viene giudicato indispensabile per lo sfruttamento del giacimento di Ahdab, destinato a produrre 90.000 barili di greggio al giorno. Una parte del petrolio estratto da quel giacimento servirà ad alimentare una nuova centrale elettrica, uno dei più grandi impianti di generazione di energia del paese.

L’unica modifica che il governo di Baghdad ha chiesto ai cinesi riguarda la modalità del pagamento, che è stata rinegoziata per escludere una partecipazione ai profitti dell’estrazione. Resta il fatto che la Cina è riuscita a introdurre la sua compagnia di Stato in un business che sembrava riservato alle "sorelle" occidentali del petrolio: Exxon-Mobil, Chevron, Shell, Bp e Total, americane o appartenenti a paesi alleati degli Stati Uniti. Nel mondo degli affari, nessuno riesce a dire no a Pechino. Una conferma dei nuovi rapporti di forza Usa-Cina si è avuta a migliaia di chilometri di distanza da Baghdad, in uno dei templi della finanza di Wall Street.

La banca d’affari Lehman Brothers, istituzione un tempo rispettata e oggi in gravi difficoltà per la crisi dei mutui, rischia di dover cancellare entro pochi giorni altri 4 miliardi di dollari dal suo bilancio. Il totale delle sue perdite arriverebbe così a 12 miliardi, una cifra che mette a repentaglio la sopravvivenza della banca. Alla disperata ricerca di un "cavaliere bianco" da accogliere come azionista per un salvataggio in extremis, Lehman ha bussato alla porta del governo cinese. Il candidato ideale per acquistare una robusta partecipazione azionaria in Lehman poteva essere Citic Securities, un colosso finanziario di Pechino in mani pubbliche.

In passato diverse banche cinesi e lo stesso fondo sovrano della banca centrale di Pechino hanno accettato di correre in soccorso di Wall Street. Ma stavolta dalla Cina è arrivato un no. Le condizioni per entrare in Lehman non erano abbastanza vantaggiose. Anche se Pechino trabocca di capitali, nel suo ruolo di creditore degli Stati Uniti sta imparando a diventare esigente. Ancora alla fine del 2007 i banchieri cinesi sembravano ansiosi di riconoscimenti, accettavano di sottoscrivere investimenti di dubbio valore pur di entrare nei consigli d’amministrazione di importanti istituzioni americani.

Il rifiuto opposto alla Lehman indica un atteggiamento nuovo, di chi non ha più bisogno di essere ammesso nei club che contano. La puntata verso il petrolio iracheno è quella che in prospettiva preoccupa di più gli americani. Tutto lo scacchiere geostrategico degli approvvigionamenti energetici è stato scosso dall’invasione russa in Georgia. L’insicurezza lambisce il tracciato dell’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan, che dall’Azerbaijan alla Turchia è una delle arterie fondamentali per le forniture all’Occidente

25 agosto 2008 alle 10:05 — Fonte: rampini.blogautore.repubblica.it
 
COME SOROS E IL FOREIGN OFFICE CREARONO L'ODIERNO REGIME GEORGIANO PDF Stampa E-mail

Dopo aver servito i suoi padroni nelle guerre dei Balcani del 1990-1991, George Soros lavorò ad un ciclo di missioni di addestramento a Belgrado, da cui lanciò più tardi la "Rivoluzione Rosa", la "Rivoluzione Arancione", e altri elementi di una serie di insurrezioni pensate per destabilizzare gli stati nazionali prescelti e creare un "anello attorno alla Russia" con cui arrivare al confronto armato tanto desiderato da Londra. Una delle operazioni più importanti di Soros fu il rovesciamento del presidente georgiano Eduard Shevardnadze e la sua sostituzione con Mikheil Saakashvili, educato nell’ambito del progetto "Open Society Institute" da lui animato da alla Columbia University.

Proprio per mandare a casa Shevardnadze, dal 1994 al 2004, con i tanti progetti e sottoprogetti di Soros furono spesi più di 40 milioni di dollari.

Nei primi mesi del 2003, Soros cominciò a pieno regime le azioni con cui attivare le "truppe" che avrebbero dovuto iniziare la conquista "democratica" della Georgia. Nel novembre successivo, il quotidiano canadese Globe and Mail fornì una descrizione molto precisa della cosa:

"Tbilisi – È in febbraio che il finanziere miliardario George Soros ha posato la prima pietra del progetto di rovesciamento del presidente georgiano Eduard Shevardnadze."
"In quel mese, con i soldi provenienti dal suo Open Society Institute un attivista di Tbilisi, il trentunenne Giga Bokeria, fu spedito in Serbia per incontrare i membri del movimento Otpor [resistenza] e imparare da essi come condurre dimostrazioni di piazza simili a quelle che avevano rovesciato il dittatore Slobodan Milosevic. Nell’estate, poi, la fondazione del Sig. Soros rimborsò il viaggio di ritorno in Georgia ad alcuni attivisti di Otpor, i quali istruirono per tre giorni consecutivi oltre un migliaio di studenti su come allestire una rivoluzione pacifica."
"Lo scorso fine settimana, il Liberty Institute, fondato con l’aiuto del Sig. Bokeria, è stato lo strumento con cui organizzare le proteste di piazza che hanno forzato il Sig. Shevardnadze a rassegnare le proprie dimissioni. Il Sig. Bokeria ha detto di aver imparato a Belgrado… come usare le tattiche di pressione popolare che si sono dimostrate così persuasive a Tbilisi, dopo le dubbie elezioni parlamentari di questo mese."

La Georgia non è stata l’unica nazione colpita dalle truppe giacobine della rivoluzione "colorata" addestrate da Soros. Il copione è stato ripetuto anche in Ucraina e in altre nazioni un tempo appartenenti al blocco sovietico.

Come attestò il giornalista Mark Almond il 14 novembre 2007, Saakashvili giunse al potere nel 2004 grazie ai tanti milioni di dollari forniti a lui e ad ogni suo uomo (lungo tutta la scala gerarchica) dal miliardario Soros e dall’allora vice segretario generale dell’ONU Mark Malloch Brown (oggi Lord Malloch Brown, segretario generale del Foreign Office britannico). Almond scrisse che, durante le elezioni del 2007, i poliziotti del governo Saakashvili, ben pagati con 1000 dollari al mese (una bella cifra in Georgia), agirono come una milizia in grado di dare man forte alle intimidazioni contro le opposizioni.

IL GOLPISTA DELL'IMPERO

Lord Malloch Brown non è soltanto quel collaboratore di Soros che aiutò a rimpinguare le casse degli apparati di 'guerra allo stato nazionale’ con i soldi delle Nazioni Unite: egli è anche socio in affari con Soros.

Nell’aprile 2007, Malloch Brown fu eletto vicepresidente del Quantum Fund, la finanziaria da cui provengono i tanti miliardi dello speculatore Soros. Una settimana dopo era nominato direttore generale del Foreign Office. Il Financial Times riportava che "Sir Mark [ora Lord Malloch Brown] sarà anche vicepresidente del filantropico miliardario Open Society Institute, che promuove la democrazia e i diritti umani, particolarmente in Europa orientale e nell’ex Unione Sovietica".

Il quotidiano inglese aggiungeva, il primo maggio dello stesso anno, che "con una lettera agli azionisti dei vari hedge fundsdel Quantum Fund, il Sig. Soros diceva che Sir Mark avrebbe espresso consigli su un ventaglio di questioni a lui e ai suoi due figli, che quotidianamente gestiscono la società. Con i suoi tanti contatti internazionali, Malloch Brown aiuterà a creare occasioni in giro per il mondo per l’amministrazione del fondo di Soros…"

Lord Malloch Brown è nel business dei "cambiamenti di regime" da una vita. Nato in Rhodesia da una famiglia di proprietari terrieri dell'Impero, un certo istinto coloniale gli scorre nelle vene. Nel 1986 abbandonò la carriera di giornalista all'Economist per entrare nella sezione internazionale di un aggressivo studio di consulenza politica americano, Sawyer & Miller, per cui svolse attività di consulenza in favore di Corazon Aquino, allora leader dell'opposizione filippina. Egli si vanta di aver partecipato in maniera decisiva al rovesciamento del presidente Marcos.

Nel 1990 Malloch Brown rappresentò il romanziere fascista peruviano Mario Vargas Llosa, che si candidò alle elezioni presidenziali proponendo la legalizzazione della droga e sacrifici per le classi popolari. Naturalmente perse. Lo studio Sawyer & Miller ha anche promosso campagne a favore del Dalai Lama.

Malloch Brown e Soros tramano in combutta contro gli stati nazionali almeno dal 1993, quando il primo aderì a un gruppo organizzato dal finanziere anglo-ungherese, che aveva il compito di stilare suggerimenti su come spendere un fondo di 50 milioni di dollari per "ricostruire" la Bosnia, dopo che questa era stata distrutta dalla guerra orchestrata dai britannici.

Durante il suo mandato come vicesegretario dell'ONU, egli e Soros sembravano inseparabili, come Gianni e Pinotto. Nel 2002 tennero assieme una conferenza stampa a Monterrey, nel Messico, per annunciare piani su come usare i fondi dell'ONU, integrandoli con fondi procurati da Soros, per controllare l'economia e la politica dei paesi del terzo mondo. Soros non agiva come filantropo, ma in veste di presidente del Soros Management Fund, un noto fondo speculativo.

Oggi non esisterebbe il governo Saakashvili senza Soros e Malloch Brown. Nel gennaio 2004, alla riunione del World Economic Forum a Davos, Soros, Malloch Brown e Saakashvili comparvero assieme ad una conferenza stampa per annunciare un fondo di 1,5 milioni di dollari, due terzi dei quali provenienti dall'Open Society Institute e un terzo dal Programma di Sviluppo dell'ONU. I fondi erano destinati ad un "programma di riforma della governance" in Georgia, il cui progetto principale erano bustarelle organizzate: un "Fondo di supplemento salariale".

Il rapporto dell'UNDP – allora diretto da Malloch – confessava che quei finanziamenti avevano spinto "il presidente russo Vladimir Putin [...] a rimproverare il Sig. Saakashvili di essere sul libro paga del Sig. Soros". Nel 2006, i supplementi salariali superavano il milione di dollari al mese, secondo il rapporto UNDP.

Questi fondi sono andati ad un vasto contingente di agenti di Soros che sono il governo della Georgia: il capo del Consiglio per la Sicurezza Nazionale Alexander Lomaia; il vice ministro degli Esteri Giga Bokeria (uno dei primi ad essere addestrato dagli squadristi serbi di Otpor); il presidente della Commissione per l'Integrazione Europea del parlamento georgiano, David Darchiashvili; e tanti a seguire.

Ora Lord Malloch Brown è il segretario generale del Foreign Office. Si sarà preoccupato di dimettersi dal Quantum Fund e dall’Open Society Institute? Lo diciamo a coloro che ancora si indignano per i conflitti d’interesse, senza guardare più in alto.

Fonte: www.movisol.org
Link: http://www.movisol.org/08news178.htm
20.08.08



DOVE C’E’ DROGA, COME IN GEORGIA, C’E’ SOROS

La Fondazione Beckley, una delle tante organizzazioni fondate da Soros per propagandare la liberalizzazione della droga, si trova alla periferia di Oxford. Nel maggio scorso essa ha pubblicato un rapporto dal titolo "Antidroga in Georgia: i test anti-droga e la riduzione del consumo". Con quel rapporto, la fondazione lodava la politica del presidente georgiano Mikhail Saakashvili e criticava l’operato del precedente presidente Eduard Shevardnadze.

"L’ex primo segretario del comitato centrale del partito comunista georgiano, Eduard Shevardnadze, iniziò negli anni ’70 una dura campagna di misure contro la droga e contro coloro che ne facevano uso", dice il rapporto, citando un’altra entità fondata da Soros, lo Human Rights Watch. La Fondazione Beckley commentava positivamente i "promettenti cambiamenti sotto la presidenza di Mikhail Saakashvili", il quale ha "annunciato la possibilità di spostare l'asse delle politiche antidroga dall’orientamento giuridico dominante". In altre parole, il beneficiario della "rivoluzione rosa" georgiana finanziata da Soros, Saakashvili, potrebbe aver promesso a Soros di arrivare in futuro alla legalizzazione della droga. Immaginate che cosa significherebbe per la Russia, già pesantemente compromessa dalle ondate di eroina proveniente dall’Afghanistan!

Il condirettore della Fondazione Beckley, Mike Trace, l’ex vice zar dell'antidroga in Inghilterra, fu nominato direttore della sezione "Riduzione della Domanda" dell’Ufficio Antidroga delle Nazioni Unite nel gennaio 2003. Dopo otto settimane fu costretto a dare le dimissioni, a seguito della pubblicazione di documenti in possesso del Hassela Nordic Network, un gruppo svedese che si oppone alla liberalizzazione delle droghe, nei quali Trace appariva partecipe di un piano finanziato dal miliardario George Soros per rivedere le convenzioni internazionali sul traffico di droga, in occasione di un incontro dell’ONU da tenersi a Vienna nell’aprile dello stesso anno.

L'Hassela Nordic Network aveva fatto notare che, nel settembre precedente (2002) Trace, in una lettera indirizzata a Aryah Neier, presidente dell’Open Society Institute (OSI), descriveva il suo ruolo come segue: "Per quanto riguarda i miei compiti, penso che sarebbe meglio, nei primi momenti, che io fornissi consigli e consulenze da dietro le quinte, visto il mio contemporaneo ruolo di Presidente dello European Monitoring Group, la mia associazione con il governo britannico e qualche lavoro di cui mi ha incaricato l'Ufficio antidroga dell'ONU. Questo ruolo da 'quinta colonna’ mi permetterebbe di sovraintendere all’istituzione dell’ente (ho già in mente alcuni individui di buona qualità con cui potrei lavorare a tal proposito in piena fiducia), mentre promuovo i suoi scopi sottilmente nelle sedi governative formali".

L’ente a cui Trace si riferisce è Release, un gruppo londinese usato da Trace e l’OSI come paravento per condurre un’iniziativa, privatamente chiamata Progetto X o "iniziativa di Londra", e ufficialmente "Forward Thinking on Drugs" (Pensiero avanzato sulla Droga), che serviva a preparare delle alternative alle vigenti convenzioni dell'ONU sulla droga prima dell’incontro di Vienna. Quale presidente di questa iniziativa era stata scelta l’australiana Cheryl Kernot, nel dicembre 2002. Il bilancio a disposizione per l’iniziativa fu stabilito a 405 mila dollari. Il finanziamento provenne da Soros e da altre fondazioni europee che condividono gli obiettivi di Soros.

Fonte: www.movisol.org/
Link: http://www.movisol.org/08news174.htm
14.08.08

www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=4935&mode=
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