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Si sperimenta in Israele il nuovo scudo missilistico USA |
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Si sperimenta in Israele il nuovo scudo missilistico USA
di Antonio Mazzeo
Parte da Israele il nuovo sistema di “difesa anti-missile” che l’amministrazione Obama vuole installare contro la minaccia nucleare iraniana. Più di un migliaio di militari dell’US Army di stanza in Germanica hanno raggiunto il paese mediorientale per partecipare ad un’esercitazione congiunta dove saranno sperimentati alcuni dei più sofisticati sistemi d’arma di ultima generazione. L’esercitazione, denominata “Juniper Cobra”, avrà come momento clou l’intercettazione e la distruzione in volo di un missile balistico lanciato contro il sud d’Israele. “Juniper Cobra” si svolge normalmente ogni due anni dal 2001, ma per l’edizione 2009 il Pentagono ha destinato la cifra record di 15 milioni di dollari ed uno dei suoi reparti d’élite, il 5th Battalion, 7th Air Defense Artillery dell’US Army con base a Kaiserslautern (Germania), unità di pronto intervento specializzata nella difesa aerea e missilistica in ambito NATO ed extra-NATO. È pure prevista la partecipazione di alcune unità navali USA, 17 secondo fonti accreditate delle forze armate israeliane, “una sola” per il Comando USAREUR, il cacciatorpediniere lanciamissili “USS Higgins”, dotato di una incomparabile potenza di fuoco (i missili a lancio verticale e da crociera Mk 41, RIM-66 SM-2, BGM-109 “Tomahawak”, RUM-139 VL-Asroc) e dei più moderni sensori radar e per la guerra elettronica. Stando alla stampa israeliana, l’esercitazione militare avrà come scenario la simulazione di un attacco missilistico nucleare iraniano combinato al lancio di missili a corto raggio dal territorio siriano e libanese da parte delle milizie Hezbollah. In risposta, verranno utilizzati i missili di produzione israeliana Arrow II, gli intercettori anti-missile THAAD (Terminal High Altitude Area Defence), i missili anti-aerei “Patriot PAC-3” e i nuovi sistemi di combattimento navale “Aegis” che intercettano i bersagli nemici e teleguidano contro di essi i sistemi anti-missile. Washington ha però smentito le finalità anti-iraniane di “Juniper Cobra”. “Non esiste alcuna relazione tra questa esercitazione e quanto sta accadendo nella regione mediorientale”, ha dichiarato l’ammiraglio dell’US Navy, John Richardson, al comando delle operazioni. “Questa è la quinta edizione di “Juniper Cobra” che ha consentito alle forze armate statunitensi di accrescere enormemente le relazioni con Israele. Durante queste attività di addestramento continuiamo a fare passi avanti nel campo dell’arte e delle scienze della difesa missilistica e ciò che apprendiamo ci permette certamente di sviluppare le nostre abilità”. Dichiarazioni che lasciano scettici analisti e commentatori militari. L’esercitazione si svolge infatti proprio quando le tensioni tra Tel Aviv e Teheran si sono esasperate ed Israele non nasconde la propria attenzione d’intervenire “preventivamente” contro i programmi nucleari del “nemico”. “Juniper Cobra deve essere considerata dentro al contesto odierno dell’Iran, paese che intende ottenere l’arma nucleare”, ha dichiarato John Pike, direttore di GlobalSecurity.org, uno dei maggiori esperti internazionali di politica militare, spaziale ed intelligence. “Con l’esercitazione, Washington rassicura Israele e dimostra la profondità del suo interesse verso esso. È inoltre una dimostrazione immediata e notevole su come sono fatti i nuovi piani di difesa missilistica dell’amministrazione USA”. Appena un mese fa il presidente Barack Obama ha reso pubblica l’intenzione di Washington di sviluppare un nuovo sistema contro i missili balistici iraniani, a “difesa del continente europeo e del Medio oriente”. Il piano pone enfasi sull’utilizzo in una prima fase d’intercettori con base su unità navali e, successivamente, su intercettori con base terrestre in grado di colpire i missili intercontinentali. Secondo quanto fatto trapelare dal Dipartimento della Difesa, a partire del 2011 verranno dislocati nel Mediterraneo orientale i cacciatorpedinieri “Aegis” dell’US Navy. “Queste unità dovrebbero mantenere tre stazioni, a largo delle acque di Romania, Italia orientale e Polonia ed essere supportate da radar trasportabili “X-Band” in Azerbaijan e Qatar”, si legge nel report “Options for Deploying Missile Defenses in Europe” (Opzioni per installare le difese missilistiche in Europa), pubblicato nel febbraio 2009 dal Congressional Budget Office (CBO). Le unità “Aegis” saranno equipaggiate con intercettori superficie-aria “Standard Missile SM-3”, con testata cinetica ad autoguida, una gittata di 500 km e una velocità di 9.600 Km/h. L’SM-3 è stato sperimentato la prima volta a fine 2007; qualche mese dopo è stato testato con successo contro un satellite militare dismesso. Con il budget della Difesa per l’anno 2010, già approvato dal Congresso, verranno acquistati 250 intercettori “Standard Missile”; inoltre crescerà da 21 a 27 il numero delle unità dell’US Navy che saranno equipaggiate per il lancio degli SM-3. Il Pentagono ha inoltre richiesto lo stanziamento di 1,6 miliardi di dollari per sviluppare i software e gli hardware del sistema, in modo da migliorare il modello con lancio dalle navi e avviare lo sviluppo per il futuro modello basato a terra. Quest’ultimo dovrebbe essere installato entro il 2015 in alcune basi USA dell’Europa centrale e meridionale, molto probabilmente a Ramstein (Germania) ed Incirlik (Turchia). Tre anni più tardi, infine, diverrà operativo un missile con una gittata e capacità tecniche ancora maggiori (“Land-based Kinetic Energy Interceptor”), che – stando agli strateghi statunitensi - consentirà allo scudo militare di “proteggere l’Europa e gli Stati Uniti dai missili a corto e medio raggio e possibilmente da quelli balistici intercontinentali”. Anche in questo caso, Ramstein ed Incirlik sarebbero le basi più accreditate per l’installazione. Costo totale dello “scudo”, secondo le stime del Congressional Budget Office, tra i 37 e i 49 miliardi di dollari. A differenza di quanto previsto dal piano di “difesa anti-missile” della precedente amministrazione Bush che prevedeva l’installazione entro il 2015 di una decina d’intercettori in Polonia e di un sistema radar avanzato nella Repubblica Ceca, il nuovo programma punta dunque a disseminare i nuovi sistemi nel Mediterraneo orientale, in Israele, Turchia, Balcani e Italia meridionale. “La nuova “architettura anti-missile” USA risponde in modo più appropriato all’odierna minaccia proveniente dall’Iran”, ha spiegato il Segretario alla Difesa, Robert Gates, già promotore nel dicembre 2006 del programma-scudo in Polonia e Repubblica Ceca. “Le agenzie di sicurezza USA asseriscono che la minaccia rappresentata dai missili iraniani, come lo Shahab-3, si sta sviluppando più rapidamente di quanto previsto. Ciò accresce i pericoli per le nostre forze presenti nel continente europeo e per i nostri alleati. Abbiamo già sperimentato positivamente le capacità d’intercettare i missili balistici a corto raggio con intercettori lanciati da terra o dal mare supportati da sensori molto più evoluti. Ciò ci consente d’installare una articolata rete di sensori più che puntare su un singolo sito terrestre, come era stato previsto di fare nella Repubblica Ceca. La nuova articolazione di difesa anti-missili consentirà risposte appropriate ai nuovi bisogni e assicurerà una protezione ancora più robusta contro le minacce a più lungo raggio o dello stesso tipo di quelle previste dal piano originario”. Uno dei segmenti strategici per l’attivazione dello “scudo anti-missile”, il radar di produzione USA “X-Band”, è pienamente operativo dallo scorso anno nella base aerea israeliana di Nevatim, nel deserto del Negev. Come rivelato dal quotidiano Maariv, il sistema, installato e gestito da un centinaio di militari USA, è stato programmato per “fornire ad Israele un sistema di allerta in caso di lancio missilistico da parte dell’Iran”. Secondo i tecnici statunitensi che lo hanno progettato, il radar “X-Band” consente di “raddoppiare o anche triplicare il raggio di azione con cui Israele può individuare, inseguire e infine intercettare i missili iraniani, sino ad una distanza di 2.900 miglia”. Il sistema è stato sperimentato in occasione di un’esercitazione di “difesa anti-missile” svoltasi in aprile nella base di Nevatim, a cui hanno partecipato reparti delle forze terrestri, navali e del Corpo dei Marines provenienti dalle principali basi USA in Europa. Proprio alla vigilia dell’esercitazione, Israele ha condotto un test con la nuova versione dell’intercettore “Arrow II” che ha distrutto in volo un missile che simulava lo “Shebab” iraniano. Il missile è stato lanciato da un’unità navale a largo delle coste israeliane, sotto gli occhi vigili e la guida del radar “X-Band” e dei militari USA. |
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La Serbia va in guerra in Iraq! Pancevo contro Al Qeda |
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La Serbia va in guerra in Iraq!…Pancevo contro Al Qeda
ovvero la vendita di aerei antiguerriglia serbi all'aviazione irachena
Che pressioni e forme di compensazione fossero minacciate od offerte al governo serbo in cambio dell’accettazione di fatto dello status di stato sovrano al Kosovo (e quindi liberare ingenti risorse militari NATO dal saliente balcanico dove sono bloccate dal lontano 1991), si sapeva o la si immaginava. Negli ultimi tempi la NATO dovendo preventivare un aumento di uomini e mezzi sul fronte afgano ha fatto pressioni sui serbi e sui loro protettori storici, i russi affinchè si raggiunga un accordo su quella spinosa questione.
E’ direttamente dalla Russia e dal suo giornale più prestigioso, la PRAVDA che veniamo a conoscere i dettagli relativi ad un importante fornitura di armamenti all’Iraq da parte delle industrie belliche della Serbia ed in particolare da quelle site nel polo più bombardato dalla NATO nel 1999, quello della città martire di Pancevo.
Apprendiamo così che attraverso l’intermediazione della compagnia di import-export YUGOIMPORT-SDR è in atto una fornitura di armamenti dell’ordine di ben 235 milioni di dollari al governo e alle forze armate del nuovo Iraq del dopo-Saddam Hussein
Tra i prodotti che saranno al più presto forniti all’esercito iracheno in guerra contro ribelli sanniti e sciiti, gruppi legati ad Al Qeda e combattenti arabi alla ricerca del martirio contro gli occupanti americani , vi sono 20 aeroplani Lasta 95 versione Lasta 3 .
Si tratta dell’ultimo prodotto di aeroplani da addestramento e multiruolo dell’industria by Utva Aircraft Factory che ha le sue maggiori officine a Pancevo e che vide ridotti in carcasse i sei prototipi di questo aeroplano che si trovavano nei suoi laboratori nel marzo 1999 quando i bombardieri NATO la colpirono
Ebbene, con grandi sforzi ed ostinazione degni di miglior causa, il Lasta 95 rinato come l’Araba Fenice dalle sue ceneri, in questi ultimi anni è stato sviluppato in tre versioni la cui ultima ha ricevuto un cospicuo ordine dalla nuova Aeronautica Serba per sostituire i suoi vecchi addestratori UTVA LASTA 75 , ma anche un ordine di ben 20 esemplari dalle forze armate irachene con una successiva opzione di altri 15.
Come già successo in altre occasioni, ( vedasi il caso della vendita dei Siai Marchetti italiani alla Libia nel 1971 ) aerei venduti come addestratori che siano impiegati in funzione antiguerriglia ( lo fece Gheddafi con i nostri SIAI negli anni 80 contro i ribelli del Ciad,) è cosa che si fa ma non si dice. In questo caso invece, tutto si svolge alla luce del sole e la specifica dell’ordine iracheno è relativa alla versione armata dell’addestratore , con 100 kg di bombe, mitragliatrici da 12, 7 mm e razzi. Il secondo prototipo in uscita dalle officine di Pancevo , dopo il volo del primo prototipo nella versione da addestramento nel febbraio 2009 sulla base militare Serba di Batajnica ( anch’essa duramente colpita dalle bombe intelligenti della NATO nel 1999), volerà presto su quell’aerodromo nella versione armata antiguerriglia.
Subito dopo si partirà alla fornitura per l’aviazione irachena ed incassare dei preziosi dollari per maestranze ed ingegneri che correvano il rischio di veder chiudere la loro azienda.Naturalmente prevediamo che al costo pattuito degli aerei si aggiungerà in seguito quello dei piloti e degli specialisti che dovranno addestrare il personale militare iracheno ed in seguito quello delle manutenzioni straordinarie e dei pezzi di ricambio. Sarà un ritorno alla grande ed anche l’occasione per rivedere i piloti militari exyugoslavi ritornare a volare sul deserto come ai tempi della Yugoslavia capofila dei paesi non allineati.
Che la notizia sia un duro colpo per chi si oppose strenuamente ai bombardamenti della NATO e che ugualmente condanna l’aggressione all’Iraq è un dato di fatto e preferiamo non aggiungere altri commenti
Riferimenti , link e foto sull’argomento li troverete sulla pagina
per notizie sulla vendita:
http://english.pravda.ru/photo/report/lasta-4347
http://en.wikipedia.org/wiki/Utva_Lasta
rivista RID numero 10 ottobre 2009 pag 18
sul primo volo del 5 febbraio 2009
http://www.flightglobal.com/blogs/aircraft-pictures/2009/02/prototype-utva-lasta-95lasta-3.html
http://www.youtube.com/watch?v=yVfDw2qsSAk
sulla base di Batajnica
http://en.wikipedia.org/wiki/Batajnica_Air_Base
http://web.archive.org/web/20030304081203/http://pavicevic.virtualave.net/
airbases/batajnica/batajnica.htm
Antonio Camuso Osservatorio sui Balcani di Brindisi http://www.pugliantagonista.it/osservatorio.htm
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Brindisi 14 ottobre 2009
nota: le foto sono tratte da wikipedia
(Oltre alle fonti utilizzate dall'Osservatorio sui Balcani di Brindisi per questo interessante articolo, segnaliamo anche: - un articolo di Politika di dicembre 2008, che già segnalava le commesse irachene per gli aerei prodotti a Pancevo http://www.politika.rs/rubrike/Drustvo/Polece-lasta.lt.html - una sintesi della storia della produzione aereonautica jugoslava http://www.aeroflight.co.uk/waf/yugo/yugo-aviation-industry.htm )
http://www.pugliantagonista.it/osservbalcanibr/pancevo_iraq.htm |
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L'articolo del Times che mette nei guai l'intervento militare italiano in Afghanistan |
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Soldati francesi sono stati uccisi dopo che l'Italia ha tenuto nascosto le 'bustarelle' ai talebani Quando dieci soldati francesi sono stati uccisi l'anno scorso in un agguato dai ribelli afghani in quella che sembrava una zona relativamente tranquilla, il pubblico francese è rimasto inorridito.
La loro repulsione è aumentata con la notizia che molti dei soldati morti erano state mutilate - e con la pubblicazione di fotografie che illustravano i militanti trionfalmente indossando i giubbotti antiproiettile e portando le armi delle vittime. I francesi avevano preso controllo della zona di Sarobi, a est di Kabul, da solo un mese, presa in consegna dagli italiani; è stata una delle più alte perdite di vita da parte delle forze NATO in Afghanistan. La cosa che la nazione in lutto non sapeva era che nei mesi prima che i soldati francesi sono arrivati a metà 2008, i servizi segreti italiani hanno pagato decine di migliaia di dollari ai comandanti talebani e signori della guerra locali per mantenere la zona tranquilla, il Times ha saputo. I pagamenti clandestinai la cui esistenza era nascosta da parte delle forze francesi in arrivo, sono stati resi noti da fonti militari occidentali.
Funzionari dei servizi segreti americani erano sbalorditi quando hanno scoperto attraverso conversazioni telefoniche intercettate che gli italiani stavano pagando i militanti, in particolare nella provincia di Herat nel lontano ovest. Nel giugno 2008, alcune settimane prima dell'agguato, l'ambasciatore statunitense a Roma ha fatto un "démarche", o di protesta diplomatica, al governo Berlusconi per le accuse relative al metodo. Tuttavia, un certo numero di alti ufficiali della Nato hanno detto al Times che i pagamenti sono stati successivamente scoperti di essere stati effettuati anche nella zona di Sarobi. Funzionari occidentali dicono che, poiché i francesi non sapevano nulla dei pagamenti hanno fatto una valutazione della minaccia catastroficamente errata.
"Non si può essere troppo ideologici in queste cose," un funzionario di alto livello della NATO a Kabul ha detto. " Potrebbe anche aver senso pagare i gruppi locali e usare la nonviolenza per mantenere bassa la violenza. Ma è una follia farlo e non informare i propri alleati".
Il 18 agosto, un mese dopo che la forza italiana è partita, una pattuglia francese leggermente armata, si è spostata nelle montagne a nord della città Sarobi, nella zona omonima, a 65 km est di Kabul. Non avevano ragione di sospettare che stavano per entrare nella battaglia più costosa in termini di vite umane per i francesi in un quarto di secolo.
Operando in un arco di territorio a nord e ad est della capitale afghana, i francesi sembravano credere che erano in servizio in un'area relativamente benigna. Gli italiani che avevano sostituito nel mese di luglio avevano subito solo una morte nel corso dell'anno precedente. Per mesi il quartier generale della NATO a Kabul aveva elogiato i progetti italiani di ricostruzione in corso nel Sarobi. Quando cira 170 ribelli hanno teso un'imboscata alle forze della Valle Uzbin il risultato fu un disastro. "Ci hanno preso di sorpresa", un comandante delle truppe francesi ha detto dopo l'attacco.
Un valutazione post-operazione della Nato è stato fortemente critico delle forze francesi per la mancanza di preparazione. "Sono andati con due plotoni [circa 60 uomini]", ha detto un ufficiale di NATO Senior. "Non avevano armi pesanti, non avevano pre-organizzato supporto aereo, nessun supporto di artiglieria e un numero insufficiente di radio".
Se non fosse stato per la presenza occasionale di alcune forze speciali americane nella zona che sono stati in grado di chiamare supporto aereo per loro, essi sarebbero stati in una situazione ancora peggiore. "I francesi portavano solo due mitragliatrici medie e 100 munizioni per uomo. Si sonommessi nei guai e gli insurgenti sono riusciti ad prenderli". Una forza dal 8° Reggimento Paracadutisti dei Marines ha messo un'ora e mezza per raggiungere i francesi, oltre le montagne. "Non abbiamo potuto vedere il nemico e noi non sappiamo quanti di loro c'erano", ha detto un altro ufficiale francese. "Dopo 20 minuti ci siamo trovati sotto il fuoco da dietro. Eravamo circondati".
I francesi sono stati intrappolati fino a quando incursioni aeree hanno costretto i ribelli a ritirarsi la mattina seguente. A quel punto, dieci soldati francesi erano stati uccisi e 21 feriti. Il pubblico francese è stato sconvolto quando è emerso che molti dei morti erano stati mutilati dai ribelli, una forza mista, inclusi i membri dei talebani e combattenti da Hizb e-Islami. Poche settimane dopo, i giornalisti francesi hanno fotografato i ribelli che portavano fucili d'assalto francesi e indossavano i giubbotti antiproiettile e caschi dell'esercito francese, e in un caso, l'orologio di un soldato morto. Due funzionari militari occidentali a Kabul hanno confermato che durante il briefing di intelligence dopo l'agguato indicavano che le truppe francesi avevano creduto di muoversi in una zona benigna - quella che i militari italiani erano stati ansiosi di mostrare ai media come un esempio riuscito dell'operazione per la conquista dei "cuori e menti".
Un'altra fonte della Nato ha confermato le accuse di fondi italiani che andavano agli insurgenti. "Il servizio di intelligence italiana ha effettuato i pagamenti, non è stato l'Esercito italiano", ha detto. "Erano pagamenti di decine di migliaia di dollari regolarmente ai singoli comandanti ribelli. Lo scopo era di evitare le vittime italiane che potrebbero causare difficoltà politiche a casa." Quando sei militari italiani sono stati uccisi in un attentato a Kabul il mese scorso ha provocato una effusione nazionale di dolore e di richieste per il ritiro delle truppe. La fonte Nato ha aggiunto che i servizi segreti americani sono venuti a conoscenza dei pagamenti. "Gli italiani non l'hanno mai ammesso, anche se vi è stata intercettata traffico telefonico sull'argomento", ha detto la fonte. "La protesta diplomatica è stata il risultato. Non è stato pubblicizzato perché avrebbe causato un incubo diplomatico. Abbiamo scoperto i pagamenti nel Sarobi più tardi. "
A Kabul un alto fonte di intelligence occidentali era furioso. "E' una vergogna assoluta", ha detto. "Nato in Afghanistan è già abbastanza fragile senza questi che ci lavorano alle nostre spalle. Gli italiani hanno un bel po' di cose su cui rispondere. " Haji Abdul Rahman, un anziano tribale di Sarobi, ha ricordato come l'ambiente tranquila divenne ostile da un giorno all'altro. "Non ci sono stati attacchi contro gli italiani. La gente diceva che gli italiani e I talebani avevano buoni rapporti tra di loro.
"Quando il paese [la nazionalità delle forze] è cambiato e i francesi sono venuti c'è stato un grande attacco contro di loro. Sapevamo che i talebani sono venuti in città e sapevamo che non abbia effettuato attacchi contro le truppe italiane, ma non sapevamo perché. "
Il Ministero della Difesa italiano ha indirizzato le domande all'Ufficio del Primo Ministro. Un portavoce ha detto: "L'ambasciatore americano a Roma non ha fatto alcuna denuncia formale. Ha semplicemente chiesto informazioni, in primo luogo da parte del governo precedente e poi da parte del governo attuale. Le accuse sono state negate e sono totalmente infondate".
Silvio Berlusconi, il Primo Ministro, ha sconfitto Romano Prodi alle elezioni di aprile 2008.
Le accuse non sono senza precedenti. Nel mese di ottobre 2007 due agenti italiani sono stati rapiti in Afghanistan occidentale, uno è stato ucciso in un salvataggio da parte di forze speciali britanniche. E 'stato poi denunciato nella stampa italiana che erano stati rapiti mentre consegnavano i pagamenti ai talebani. |
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Budget 2010 plurimiliardario per le forze armate USA - Di A. Mazzeo |
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Budget 2010 plurimiliardario per le forze armate USA
di Antonio Mazzeo
Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti d’America avrà a disposizione quasi due miliardi di dollari al giorno per finanziare le proprie missioni di guerra a livello planetario ed acquisire nuovi sistemi d’arma dal complesso militare industriale nazionale. Il Congresso, a stragrande maggioranza, ha approvato il National Defense Authorization Bill che assegna alle forze armate un budget da 680,2 miliardi di dollari per il prossimo anno. Il piano finanziario diventerà operativo subito dopo la firma del presidente Barack Obama, ma alcuni emendamenti approvati potrebbero creare qualche frizione all’interno dell’Amministrazione USA.
Una parte consistente degli investimenti sarà destinata allo sviluppo del nuovo cacciabombardiere F-22 “Raptor”, destinato ai reparti di volo dell’US Air Force. Si tratta senza dubbio del cacciabombardiere più costoso mai prodotto al mondo. Il suo prezzo si aggira intorno ai 361 milioni di dollari per unità e proprio per questo Washington ha dovuto abbandonare i vecchi programmi che puntavano all’acquisizione di 750 caccia, ridimensionando le commesse ai “soli” 187 approvati con il piano finanziario 2010. Ciononostante i nuovi aerei comporteranno una spesa finale superiore ai 63 miliardi di dollari.
Prodotti da Lochkeed Martin e Boeing, gli F-22 vengono classificati dal Dipartimento della Difesa come velivoli tattici per la supremazia aerea (Advanced Tactical Fighter - ATF) e l’attacco al suolo, le cui “prestazioni non sono comparabili a nessun aereo attualmente operativo o in fase di progettazione”. Dotati di caratteristiche stealth che li rendono invisibili ai radar nemici, i bombardieri potranno volare ad una velocità massima compresa tra l’1,82 e i 2 Mach. Funzioneranno pure come “mini aerei radar AWACS”, grazie ai sofisticati sistemi di bordo che consentono l’identificazione e la designazione dei possibili bersagli. Tra essi, in particolare, i sistemi di ricezione AN/ALR-94 capaci di localizzare i segnali radar nemici sino a 250 miglia di distanza ed il radar “Northrop Grumman AN/APG-77” che può seguire bersagli multipli a lunga distanza e con ogni condizione atmosferica.
La versatilità nelle operazioni di attacco e di distruzione dei “Raptor” è assicurata dall’ampio ventaglio dei sistemi che lo armano: le munizioni aria-terra teleguidate JDAM (Joint Direct Attack Munition) come le bombe LMTAS/Boeing GBU-32 e le Small Diameter Bomb (SDB) con guida GPS; il cannone rotante M61A2 Vulcan da 20 mm con 480 colpi scaricabili in soli 5 secondi di fuoco; i missili a medio e corto raggio “MBDA Meteor”, AIM-120D AMRAAM e Raytheon AIM-9X. L’F-22 è dunque un velivolo di incomparabile valore strategico per le odierne e future operazioni di “guerra globale”, al punto che nel settembre 2006, con voto unanime, il Congresso ha vietato la possibilità di esportarne la tecnologia anche ai più fedeli paesi alleati USA.
Per il 2010 si prevede inoltre una spesa di 512 milioni di dollari per consentire all’US Navy di acquistare altri 9 caccia F/A-18E/F “Super Hornet” e 22 nuovi velivoli per la guerra elettronica EA-18G “Growler”. Sempre a favore della Marina militare è stato pienamente finanziato il programma di trasformazione e potenziamento delle portaerei e di altre importanti unità da combattimento; inoltre è stata approvata la prima tranche di spesa per 19 miliardi di dollari per l’acquisto entro il 2014 di 8 sottomarini a propulsione nucleare della classe “Virginia”, che si aggiungeranno agli 8 già operativi. Dotati ognuno di 4 lanciatori di siluri Mk-48 e di 12 missili da crociera a lancio verticale BGM- 109 “Tomahawk (di cui esistono versioni convenzionali e nucleari), i sottomarini della classe “Virginia” sono prodotti da General Electric Dynamic Boat e Northrop Grumman.
Grosse acquisizioni anche per le forze terrestri. Il Congresso USA ha infatti autorizzato la spesa di 6,7 miliardi di dollari per lo sviluppo e la produzione del nuovo veicolo blindato anti-mine “M-ATV”, prodotto dal consorzio Northrop Grumman - Oshkosh Defense Corporation. I primi prototipi dell’“M-ATV” sono stati testati l’estate scorsa dagli uomini della 173^ Brigata Aviotrasportata dell’US Army di Vicenza, in occasione di un’esercitazione tenutasi nelle colline di Hohenfels (Germania). Complessivamente il Pentagono prevede l’acquisizione di 4.296 blindati, 2.244 già commissionati nel giugno 2009 e che dovrebbero essere in buona parte realizzati entro il marzo 2010 per operare nei teatri di guerra di Iraq, Afghanistan e Pakistan. Il budget della Difesa per il 2010 assicura inoltre altre importanti acquisizioni da parte dell’US Army, in particolare elicotteri da guerra AH-64 “Apache, UH-60 “Blackhawk”, UH-72 “Lakota”, OH-58 “Kiowa Warrior” e CH-47 “Chinook”. 560 milioni di dollari sono invece previsti per nuovi programmi di sviluppo del cacciabombardiere multiruolo F-35 “Lightning II”, finalizzati in particolare alla realizzazione di un nuovo motore del velivolo. Si tratta, in quest’ultimo caso, di una spesa di 420 milioni non prevista originariamente dal Pentagono e la cui approvazione è all’origine del conflitto tra il Congresso e il Segretario della Difesa, Robert Gates. “Non esiste assolutamente la necessità di modificare il motore esistente”, ha dichiarato Gates, che ha pure minacciato di chiedere al Presidente Obama di porre il veto all’emendamento approvato.
Prodotto dal consorzio statunitense Lockeed Martin – Northrop Grumman e dalla britannica BAE Systems, l’F-35 è dotato di capacità stealth e viene utilizzato per il supporto aereo ravvicinato e il bombardamento tattico. I sistemi di morte ospitati a bordo comprendono un cannone GAU-22/A da 25 mm, munizioni a grappolo WCMS, bombe GBU-39 e missili aria-aria ed aria-terra AIM-120 AMRAAM, AIM-132 ASRAAM, “Brimstone” e MBDA “Meteor”. A differenza però del cacciabombardiere F-22, l’F-35 è destinato in buona parte all’esportazione ai paesi partner. Nove di essi (Australia, Canada, Danimarca, Gran Bretagna, Israele, Italia, Paesi Bassi, Norvegia e Turchia) hanno già dato la loro disponibilità a concorrere al finanziamento delle prime fasi di sviluppo del nuovo caccia, per cui è prevista una spesa di 4,37 miliardi di dollari. L’Italia, in particolare, è pronta a fare la sua parte, impegnandosi con un contributo di un miliardo di dollari, per consentire ad Alenia (gruppo Finmeccanica) di concorrere all’assemblaggio di una parte delle componenti di volo. Il governo italiano punta inoltre a dotare l’Aeronautica e la Marina Militare di 131 velivoli F-35, buona parte nella versione a decollo corto e atterraggio verticale.
Il National Defense Authorization Bill autorizza pure lo stanziamento di 7,5 miliardi di dollari per “l’addestramento e l’equipaggiamento dell’esercito e della polizia nazionale afgana” e 700 milioni di dollari a favore di militari e poliziotti del Pakistan per rafforzare i presidi e i pattugliamenti delle frontiere con l’Afghanistan. Il Congresso ha infine autorizzato il trasferimento di attrezzature e mezzi USA presenti attualmente in Iraq alle forze di sicurezza nazionali e a quelle dell’Afghanistan.
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A SIGONELLA LA MEGACENTRALE DI SPIONAGGIO NATO |
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Al via l’AGS, il nuovo sistema di spionaggio NATO
 Lo sviluppo dell’AGS (Alliance Ground Surveillance), il nuovo sistema di sorveglianza terrestre della NATO, ha generato divisioni insanabili all’interno dell’Alleanza Atlantica. Alla firma del Programme Memorandum of Understanding (PMOU) che segna i confini legali, organizzativi e finanziari del sistema d’intelligence, si sono presentati infatti solo 15 dei paesi membri dell’organizzazione nord-atlantica. Si tratta di Bulgaria, Canada, Danimarca, Estonia, Germania, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia e Stati Uniti d’America. Per la gestione e il coordinamento delle attività di sviluppo e implementazione dell’AGS, le nazioni aderenti al PMOU hanno dato vita a due nuove agenzie, la NATO AGS Management Organisation (NAGSMO) e la NATO AGS Management Agency (NAGSMA). Il Comando Supremo Atlantico di Bruxelles ha inoltre comunicato che la piena capacità del sistema di sorveglianza terrestre sarà raggiunta entro il 2012, anticipando di un anno i tempi previsti. Nel corso della riunione dei Ministri della Difesa della NATO di Cracovia, il 19 e 20 febbraio 2009, è stata formalizzata la scelta della stazione aeronavale di Sigonella quale “principale base operativa” dell’AGS. “Abbiamo scelto questa base dopo un’attenta valutazione e per la sua centralità strategica nel Mediterraneo che le consentirà di concentrare in quella zona le forze d’intelligence italiane, della NATO e internazionali”, ha dichiarato il Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Vincenzo Camporini. Nella grande infrastruttura militare siciliana saranno ospitati i sistemi di comando e di controllo del’AGS, centralizzando le attività di raccolta d’informazioni ed analisi di comunicazioni, segnali e strumentazioni straniere. Sigonella si trasforma così in un’immensa centrale di spionaggio, un “Grande Orecchio”, della NATO capace di spiare, 24 ore al giorno, un’area che si estende dai Balcani al Caucaso e dall’Africa al Golfo Persico. La stazione aeronavale ospiterà inoltre la componente di volo del sistema di sorveglianza, costituita da sei sofisticati velivoli senza pilota (UAV). In un comunicato stampa del 25 settembre scorso, gli alti comandi NATO hanno spiegato che “il segmento aereo dell’AGS Core sarà basato sulla versione Block 40 dell’aereo “RQ-4B Global Hawk” di produzione statunitense, dotato di un’autonomia di volo superiore alle 30 ore ed in grado di raggiungere i 60.000 piedi di altezza, in qualsiasi condizione meteorologica”. Gli UAV saranno equipaggiati con un sensore radar di sorveglianza del suolo multi-piattaforma (MPRIP Multi-Platform Radar Insertion Program) e con un sistema di trasmissione dati a banda larga. Mediante l’impiego di questi sensori tecnologicamente avanzati, l’AGS Core scoprirà e “traccerà” oggetti in movimento nell’area osservata e fornirà immagini radar di oggetti stazionari. Il segmento terrestre, che sarà sviluppato dalle industrie militari canadesi ed europee, distribuirà i dati ad i molteplici utenti operativi all’interno e fuori dal teatro delle operazioni belliche, e funzionerà come un’interfaccia tra l’AGS Core ed un’ampia gamma di sistemi d’Intelligence, Sorveglianza e Riconoscimento (IRS), nazionali e NATO. Il segmento di terra dell’AGS includerà i sistemi dedicati al supporto della missione, dislocati presso la Main Operating Base di Sigonella, e le stazioni terrestri, anche in configurazione trasportabile e mobile, per la pianificazione ed il controllo delle operazioni di volo degli UAV. “Grazie all’Alliance Ground Surveillance, la NATO acquisirà una considerevole flessibilità nell’impiego della propria capacità di sorveglianza di vaste aree di territorio in modo da adattarla alle reali necessità operative”, ha dichiarato Peter C. W. Flory, vicesegretario generale per gli Investimenti alla difesa dell’Alleanza Atlantica. “L’AGS è essenziale per accrescere la capacità di pronto intervento in supporto delle forze NATO per tutta le loro possibili future operazioni. L’AGS sarà un elemento chiave per assicurare l’assunzione delle decisioni politiche dell’Alleanza e la realizzazione dei piani militari”. Il nuovo sistema non è però un mero mezzo di intercettazione e di spionaggio. Come è stato riconosciuto dal Capo di Stato Maggiore italiano, generale Camporini, nella base di Sigonella sarà allestito un “più avanzato sistema SIGINT”. Il SIGINT, acronimo di Signals Intelligence, è lo strumento d’eccellenza di ogni “guerra preventiva” e ha una funzione determinante per scatenare il “first strike”, convenzionale o nucleare che sia. Una delle articolazioni SIGINT è la cosiddetta ELINT – Electronic Intelligence, che si occupa in particolare d’individuare la posizione di radar, navi, strutture di comando e controllo, sistemi antiaerei e missilistici, con lo scopo di pianificarne la distruzione in caso di conflitto. Nonostante l’accelerazione inferta al piano di sviluppo dell’AGS, il Comando NATO di Bruxelles ha chiesto un maggiore impegno collettivo ai paesi membri. “La partecipazione al programma resta aperto agli altri Alleati interessati”, ha dichiarato il vicesegretario Peter C. W. Flory, invitando apertamente i partner dell’Europa occidentale e la Polonia a rientrare nell’AGS. Originariamente, il piano di sviluppo del sistema di sorveglianza vedeva associate 23 nazioni. Il 16 aprile 2004, la NATO attribuì al consorzio “Trans-Atlantic Industrial Proposed Solution” (TIPS) la ricerca e la progettazione delle apparecchiature terrestri e aeree. Al consorzio partecipavano le statunitensi Northrop Grumman e General Dynamics, la European Aeronautic Defense and Space Company – EADS (gruppo aerospaziale a cui aderiscono società tedesche, francesi ed olandesi), la francese Thales, la spagnola Indra e l’italiana Galileo Avionica. L’accordo prevedeva la realizzazione di una flotta di aerei senza pilota a composizione “mista” (i Global Hawk USA e gli europei Airbus A321). Nel novembre 2007, Washington annunciò però l’abbandono di questa soluzione e la milionaria commessa dei velivoli spia fu affidata in esclusiva alla Northrop Grumman. La delusione e la rabbia degli alleati europei fu incontenibile e, uno dopo l’altro, Belgio, Francia, Ungheria, Olanda, Portogallo, Grecia e Spagna ritirarono il proprio appoggio finanziario ed industriale all’AGS. La diserzione alleata ebbe come prima conseguenza l’aumento dell’onere finanziario a carico dell’Italia per la realizzazione delle attrezzature e delle infrastrutture del sistema di sorveglianza, circa 150 milioni di euro, pari al 10% del piano finanziario del programma. Le autorità spagnole, che in un primo tempo avevano candidato lo scalo di Zaragoza come “principale base operativa” dell’AGS, hanno deciso di ritirarsi non solo per motivi di ordine economico-industriale. “L’installazione a Zaragoza dei velivoli senza pilota presentava molti inconvenienti al normale funzionamento del vicino aeroporto della città”, ha dichiarato il portavoce del governo Zapatero. “Dato che le aeronavi della NATO voleranno continuamente per catturare le informazioni, si potevano generare restrizioni al traffico aereo, saturazione nello spazio aereo e problemi durante gli atterraggi e i decolli”. Una valutazione dei rischi per la sicurezza dei sei milioni di passeggeri in transito dallo scalo di Catania-Fontanarossa (ad una decina di chilometri da Sigonella), che né il governo Prodi né quello Berlusconi si sono sentiti di fare. Eppure durante l’ispezione compiuta il 31 marzo 2008 nella base siciliana dal parlamentare di Sinistra Critica-PRC, Salvatore Cannavò, l’allora comandante del 41° Stormo dell’Aeronautica militare, colonnello Antonio Di Fiore, aveva negato l’ipotesi d’insediamento a Sigonella dei Global Hawk in quanto “la gestione di quel tipo di aerei senza pilota non è compatibile col traffico civile del vicino aeroporto civile Fontanarossa”. Con l’AGS, inevitabilmente, sarà dato nuovo impulso ai processi di militarizzazione del territorio siciliano. Per il funzionamento degli aerei senza pilota e della nuova supercentrale di spionaggio, il ministro della difesa Ignazio La Russa ha annunciato l’arrivo nell’isola di un “NATO Force Command di 800 uomini, con le rispettive famiglie”. È prevedibile che saranno presto avviati i lavori per realizzare nuovi complessi abitativi per il personale in forza alla stazione aeronavale. I consigli comunali di Motta Sant’Anastasia (Catania) e Lentini (Siracusa) hanno già adottato quattro progetti di variante ai piani regolatori per l’insediamento di residence e villaggi ad uso esclusivo dei militari statunitensi e NATO. Dovrebbe essere ormai questione di giorni l’arrivo a Sigonella del plotone di 4-5 velivoli RQ-4B “Global Hawk” dell’US Air Force, destinati ad operare in Europa, Medio oriente e nel continente africano. Nella base siciliana sarà pure realizzato il Global Hawk Aircraft Maintanance and Operations Complex, il complesso per le operazioni di manutenzione degli aerei senza pilota. Il progetto, da finanziare con il budget 2010 dell’Air Force Military Construction, Family Hosusing and base Realignment and Closure Programs, è stato definito di “alto valore strategico” da Kathleen Ferguson, vicesegretaria della Difesa, in occasione della sua audizione davanti al Congresso, il 3 giugno 2009. Il programma dell’US Air Force ha però lasciato perplessi i congressisti che hanno chiesto di posticipare l’installazione del nuovo hangar di supporto ai Global Hawk. “La marina USA possiede a Sigonella facilities di volo che attualmente sono sotto-utilizzate e possono pertanto ospitare a breve termine le necessità che deriveranno dall’arrivo dei primi Global Hawk nell’ottobre 2009”, ha dichiarato il portavoce del Comitato per le installazioni militari del Congresso. “Raccomandiamo pertanto di deferire l’investimento in facilities di volo aggiuntive a NAS Sigonella sino a quando il Rapporto Quadriennale della Difesa non informi sul futuro dei programmi del velivolo di pattugliamento marittimo P-8 e dei sistemi senza pilota UAV dell’US Navy, nonché su quanto verrà deciso relativamente all’installazione di questi programmi a Sigonella”. Lo scorso anno, il Pentagono ha assegnato alla Northrop Grumman il piano di sviluppo dei nuovi velivoli senza pilota che saranno utilizzati dalle forze navali. Con la prima tranche del programma, a partire del 2015 saranno forniti 68 “Global Hawk” in versione modificata rispetto a quelli già operativi con l’US Air Force. Spesa prevista 1,16 miliardi di dollari. “Una quarantina di questi velivoli UAV saranno dislocati in cinque siti: Kaneohe, Hawaii; Jacksonville, Florida; Sigonella, Italia; Diego Garcia, Oceano Indiano, e Kadena, Okinawa”, hanno dichiarato i portavoce del Dipartimento della Difesa. “Ad essi, nelle differenti missioni navali in tutte le aree del mondo, si affiancheranno i velivoli con pilota P-8 Multi-Mission Maritime Aircraft (MMA), che stanno sostituendo i P-3 Orion in servizio dal 1962”. L’US Navy ha già preannunciato che le “front lines” per la dislocazione dei nuovi P-8 saranno le stazioni aeronavali di Diego Garcia, Souda Bay (Grecia); Masirah (Oman); Keflavik (Islanda), Roosevelt Roads (Porto Rico) e l’immancabile Sigonella. Intanto, in vista del rilancio delle iniziative contro i nuovi programmi di guerra USA e NATO in Sicilia, il movimento “no war” si è dato appuntamento per mercoledì 30 settembre, ore 16,30, nella facoltà di Lingue dell’Università di Catania (Monastero dei Benedettini) per un incontro-dibattito dal titolo: “Dal potenziamento di Sigonella alla costruzione del MUOS a Niscemi. I pericoli della militarizzazione e della guerra”. Parteciperanno, tra gli altri, Alfonso Di Stefano (Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella), Valerio Marletta (consigliere provinciale del Prc), Gianni Piazza (docente della facoltà di Scienze Politiche) e Santi Terranova (legale dell’Associazione bambini leucemici “Manuele e Michele” di Lentini). Antonio Mazzeo 1 ottobre 2009
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