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pace e guerra

sono di essenza diversa.
La loro pace e la loro guerra
son come vento e tempesta.
La guerra cresce dalla loro pace
come il figlio dalla madre.
Ha in faccia
i suoi lineamenti orridi.
La loro guerra uccide
quel che alla loro pace
è sopravvissuto.

B. Brecht

 

 
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Notizie dal Mondo
NASCE "AFAFRICA", LA FORZA AEREA USA PER IL CONTINENTE AFRICANO PDF Stampa E-mail
Sembrano proprio voler fare sul serio le forze armate USA in Africa. A dodici anni dalla sua disattivazione, torna in vita il 17th AF (Seventeenth Air Force), il 17° Stormo dell’Aeronautica Militare degli Stati Uniti d’America. E assume il nome altisonante di “AFAFRICA” e la direzione della neocostituita componente aerea statunitense per il continente africano.

Il 17° AF è divenuto operativo meno di un mese fa presso la grande base aerea di Ramstein, Germania, agli ordini del nuovo comando per le operazioni nel continente africano, Africom. “Si tratta di 400 militari dell’US Air Force che stanno già ricevendo un primo addestramento specifico per contribuire al robusto programma di cooperazione alla sicurezza, secondo la visione strategica del Comando USA per l’Africa”, ha commentato il colonnello Keith Cunningham del 17th Air Force. “Prevediamo di raggiungere una piena capacità operativa tra il 2009 e il 2010, ma già adesso siamo l’elemento guida per le operazioni aeree di Africom”.


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CONTRO LA NATO E IL PROGETTO DI SICUREZZA EUROPEA PDF Stampa E-mail
Protesta Anti-NATO
Proposta per una giornata di azione contro il “progetto di sicurezza europea”

La NATO sta pianificando di ospitare la sua conferenza annuale del prossimo anno in Francia e in Germania, nelle città di Strasburgo e Baden-Baden. Mentre il vertice stesso si svolgerà a Strasburgo, le “cene di lavoro” dei ministri della difesa si terranno a Baden-Baden, Germania, tra Karlsruhe e Kehl, a circa 50 chilometri da Strasburgo.
Il vertice celebrerà il 60 ° anniversario di questa alleanza di guerra, mentre gli Stati membri discuteranno nuova la direzione strategica della NATO. Come nel 1999, sono previsti grandi cambiamenti.

Euro-polizia
In un documento strategico pubblicato nel mese di aprile 2007, cinque ex generali sottolineano la necessità di un approccio maggiormente “attivo”, in cui è centrale la prevenzione contro ogni minaccia. Per gli strateghi della NATO nell’attuale instabilità mondiale esistono tutta una serie di minacce, dal terrorismo alla criminalità transnazionale, dai fermenti conseguenti alle crisi alimentari ai conflitti sociali causati del cambiamento climatico, alla massiccia migrazione verso i paesi della NATO. Queste sono tutte i maggiori rischi per la sicurezza che rientrano nell’ambito di competenza della NATO.
Il documento sostiene che la propria “difesa” richiede il concetto di “sicurezza della patria”, il che comporta un “approccio globale” di militari, della polizia, della politica, della ricerca, del mondo accademico e della società civile e la continua interazione di sicurezza interna ed esterna per costruire una “struttura di sicurezza globale”.
I ministri degli Interni dell’Unione europea hanno anche presentato una lista dei cambiamenti auspicati negli affari interni nell’Unione europea. Per questo, hanno costituito il “Future Group” avviata dal ministro degli Interni tedesco Schäuble e da Frattini, l’ex commissario UE di “Giustizia e affari interni”, attuale ministro degli esteri nel governo Berlusconi.
Nell’autunno del 2009, sotto la presidenza svedese, i ministri dell’interno si riuniranno a Stoccolma per decidere il piano dei prossimi cinque anni in materia di sicurezza interna dell’Unione europea. Al centro delle loro intenzioni vi sono: una maggiore sorveglianza di Internet, l’accesso comune alle banche dati europee di polizia, una maggiore collaborazione tra le polizie di frontiera per la lotta contro “l’immigrazione clandestina” e l’obbligo dei paesi extra Ue di riprendere i loro cittadini che entrano nell’Unione europea senza un visto, rendere più semplice il passaggio delle frontiere per i cittadini dell’Unione europea attraverso la biometria e la RFID (Radio Frequency Identification – ndt), ampliare le competenze dell’Europol e di Frontex. Inoltre, i ministri degli interni vedono una “crescente interdipendenza tra la sicurezza interna ed esterna” e sostengono la necessità di maggiori interventi dell’UE nei “paesi terzi”.
Per attirare l’attenzione sulla campagna contro la progressiva sovrapposizione tra affari interni, guerra e difesa e la logica sicuritaria, proponiamo una giornata di azione per il vertice della NATO nel mese di aprile 2009. La giornata di azione potrebbe avvenire nella giornata di l’apertura del campeggio contro il vertice, prevista per il primo aprile, due giorni prima del Vertice.

Possibili obiettivi potrebbero essere:
- Il confine tra Strasburgo e Kehl (per protestare contro lo Schengen Information System (SIS) e il Visa Information System (VIS),, Frontex, la gestione delle frontiere, l’uso di satelliti e di aerei senza pilota per il controllo dei confini, lo scambio di dati prima di incontri di protesta, il divieto di ingresso alle persone che partecipano a proteste
- Lo Schengen Information System che si trova a Strasburgo
- La Commissione europea che è responsabile della creazione di un organismo europeo di polizia e di una polizia europea in materia di migrazione
- L’Eurocorps, una forza europea di reazione rapida che in caso di crisi sarà in grado di essere schierata in futuro sotto il comando della NATO o della UE.
A Strasburgo vi è anche un centro di detenzione di migranti che trova in territorio militare. Ci sono anche aziende che sono coinvolte su progetti riguardanti la biometria, le biotecnologie e le nanotecnologie. L’esercito francese ha diverse basi e la “Legione Straniera” ha sede proprio a Strasburgo.

Vogliamo organizzare una giornata di azione incentrata sulle gravi conseguenze della “struttura di sicurezza” costruita da politici, poliziotti e militari. Vi è un passaggio verso “analisi di rischio”, il cui obiettivo è prevedere e prevenire il dissenso, il conflitto sociale e la criminalità. In questa logica, ognuno è visto come una possibile minaccia.
Vorremmo entrare in contatto con i gruppi che stanno lavorando in materia di migrazione, network di filesharing, provider alternativi, su casi di “terrorismo”, conservazione di dati, sul trattato di Lisbona, su antimilitarismo, clima, ambiente e libertà civili per sviluppare assieme una critica radicale e rafforzare un ampio movimento per intervenire contro le strutture di sicurezza della guerra globalizzata e il capitalismo “.
Noi presenteremo e discuteremo questa proposta in un incontro preparatorio delle proteste anti-NATO il 17 e il 18 gennaio 2009. In quell’occasione vogliamo sviluppare una proposta da presentare alla successiva conferenza del 14 e 15 Febbraio a Strasburgo (le coordinate precise di entrambi gli appuntamenti sono ancora in via di definizione. Ulteriori informazioni saranno reperibili ai vari link indicati in questi materiali – ndr).

Dissent! - Francia
[da http://gipfelsoli.org/Home/5628.html]

novembre 2008
http://www.senzacensura.org/
 
INCONTRO EMISFERICO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE PDF Stampa E-mail
Riassunto della dichiarazione finale dell’incontro emisferico contro la militarizzazione.

Perché tacciano le armi, che parlino i popoli

La Esperanza, Intibucá, Honduras 3-6 ottobre 2008

Dal 3 al 6 ottobre 2008 a La Esperanza, Intibucá, Honduras, si è svolto il secondo incontro emisferico contro la militarizzazione, dove  si sono dati appuntamento più di 800 delegati e delegate di 175  organizzazioni e 27 paesi (Messico, Guatemala, Honduras, El Salvador,  Nicaragua, Costa Rica, Cuba, Haiti, Repubblica Domenicana, Argentina, Perù, Bolivia, Ecuador, Chile, Uruguay, Paraguay, Colombia, Venezuela Brasile, Porto Rico, Australia, Spagna, Italia, Stati Uniti e Canada) così come fratelli e sorelle dei popoli originari americani (Mapuche, Aymara, Maya, Lenca, Garifuna, Chorotega, Emberà katios del Altosinù tra gli altri). Di fronte alla crisi del sistema capitalista si sviluppa nel mondo una crisi multipla (energetica, alimentare, finanziaria, ambientale, sociale e politica). Con questo, la militarizzazione si rafforza e i suoi effetti si acutizzano nel tentativo del sistema di controllare gli spazi, i mercati e le risorse naturali. Nel nostro emisfero la militarizzazione si rende evidente in molte forme. Nel suo senso più ampio, la violenza militare, istituzionale e poliziesca sono parte di questa continua scalata di repressione, occupazione e saccheggio delle risorse naturali, che risponde all’imposizione del modello economico neoliberale. In questo contesto, nei movimenti sociali lottiamo per i nostri diritti, terre e territori. Per questo, un gruppo di diverse reti e organizzazioni del continente si sono articolate in uno sforzo strategico e urgente per riunire volontà e definire linee di azione che permettano di avanzare in modo più coordinato ed efficace di fronte alla minaccia continentale e globale che rappresentano la militarizzazione, le guerre e la repressione.

Di fronte a questo consideriamo:

•    Che la militarizzazione è il principale fattore di violazione dei diritti umani fondamentali, come il diritto alla casa, la salute, l’educazione etc. e specialmente dei diritti generali e particolari dei popoli indigeni e neri;

•    che la militarizzazione si esprime anche attraverso la violenza, repressione e discriminazione della diversità sessuale, ostacolando la formazione di una cultura includente e di pace per tutti e tutte senza discriminazioni;

•    che la militarizzazione genera un alto numero di prigionieri politici, torture e sparizioni forzate e una forte criminalizzazione dei giovani e delle maras, con conseguenze sia individuali che collettive;

•    che la militarizzazione è la massima espressione del patriarcato, in cui le donne sono le principali vittime della violenza, i loro corpi si trasformano in campi di battaglia e sono considerate bottino di guerra;

•    che la militarizzazione si basa su pratiche di reclutamento forzato e ingannevole che violano i diritti e distruggono il futuro dei giovani, che porta alla repressione dei movimenti contro la guerra;
 
•    che la militarizzazione genera un maggior numero di migranti che sono criminalizzati dalle leggi antimigratorie degli Stati Uniti e dell’Unione Europea, e sono vittime di violazioni dei loro diritti umani; la militarizzazione delle frontiere porta alla morte di migliaia di persone per mano delle forze di sicurezza o nel tentativo di passare le frontiere; in questa situazione, le donne e i bambini sono i più vulnerabili;
 
•    che la militarizzazione costituisce una minaccia ai movimenti contadini a causa della repressione delle loro richieste di riforma agraria integrale e di sovranità alimentare;
 
•    che la militarizzazione è il mezzo di controllo del capitale sulle risorse strategiche e l’energia, e viola i diritti delle comunità su queste risorse e le loro decisioni su terre e territori;
 
•    che il capitalismo non può esistere sena la sua struttura militare di dominazione. Nel nostro emisfero questa struttura include attualmente l’Iniziativa Merida, il Plan Colombia, l’ASPAN, le basi militari, la Escuela de Las Americas, l_Instituto de Cooperación por la seguridad hemisférica, la Forza Delta, il Comando Sud, la Quarta Flotta;
 
•    che la militarizzazione è accompagnata da terrorismo mediatico, da una strategia di manipolazione e paura, da un’ideologia militare caratterizzata da colonialismo mediatico, tra le altre forme di dominio e alienazione;

•    che la militarizzazione si alimenta con la presunta guerra al narcotraffico come la scusa perfetta per militarizzare la società e le strutture dello Stato;

•    che la militarizzazione è la risposta alla criminalizzazione della protesta sociale concepita come una minaccia al sistema di dominazione sotto le cosiddette leggi antiterrorismo che seguono il modello statunitense del PatriotAct;

•    che la militarizzazione spinge la crescita del bilancio militare, favorendo la sua grande industria nei settori pubblico e privato, generando debiti esteri e deviando risorse che potrebbero essere destinate a soddisfare diritti economici, sociali e culturali;

•    che la militarizzazione è uno strumento per l’implementazione e la sicurezza dei mega progetti di infrastrutture e investimenti del grande capitale internazionale, come il Plan Puebla Panamá, l’Iniciativa de Infraestructura Regional para Sur America (IIRSA), i trattati di libero commercio e gli accordi di associazione.

ESIGIAMO

1.    La chiusura definitiva di tutte le basi nordamericane e di qualsiasi altra nazione straniera in America Latina e nei Caraibi e la proibizione del trasferimento o dell’apertura di nuove basi nel nostro continente;

2.    La cancellazione immediata della IV flotta che rende vulnerabile la sovranità dei popoli

3.    Il ritiro immediato della Minustah da Haiti e il suo rimpiazzo con delegazioni di solidarietà, cooperazione tecnica, ricostruzione, così come la cancellazione del debito estero illegittimo che lo soffoca

4.    La cancellazione di progetti di infrastruttura e megaprogetti che violano il pieno diritto della popolazione latinoamericana e dei caraibi alle proprie risorse e territori ancestrali

5.    La fine del Plan Colombia e dell’Iniciativa Merida che aumentano l’ingerenza militare nordamericana e contribuiscono alla militarizzazione dei nostri paesi

6.    L’annullamento di tutte le leggi antiterrorismo che attentano contro i popoli e criminalizzano la protesta sociale

7.    Il pieno rispetto dei diritti delle donne e la fine immediata della violenza sessuale, la prostituzione e la tratta di donne che si trovano in territori di conflitto o in basi militari

8.    Il ritiro delle truppe nordamericane e di ogni tentativo di militarizzazione della tripla frontiera, rispetto dei territori e della sovranità dei popoli del sud, allo stesso tempo esigiamo la chiusura della base militare statunitense Soto Cano conosciuta come Palmerola e il ritiro di tutti i militari americani sul suolo hondureño

9.    Il rimpiazzo del modello militarizzato della guerra al narcotraffico con misure di partecipazione cittadina, salute comunitaria etc&

10.    Il pieno rispetto dei diritti dei migranti e la cancellazione del muro della vergogna tra Stati Uniti e Messico

11.    Il rispetto del diritto ad avere, gestire e utilizzare i nostri mezzi di comunicazione, facciamo un invito a rinforzare e creare reti di mezzi propri, indigeni, popolari, comunitari, e alternativi, così come a recuperare spazi pubblici per la comunicazione diretta

12.    Accesso ad informazioni immediate e precise su quanta parte del bilancio nazionale è dedicato a finanziare la militarizzazione, per poter disarmare questi bilanci ed esigere che le risorse siano utilizzate per il benessere di tutta la popolazione

13.    L’eliminazione dell’embargo a Cuba soprattutto ora che sta soffrendo, insieme ai fratelli di Haiti, le conseguenze degli uragani Gustav e Ike

14.    La fine della violenza secessionista e dell’intervento del governo degli Stati Uniti in Bolivia

Noi, partecipanti all’incontro contro la militarizzazione

•    salutiamo la decisione del popolo e del governo ecuadoriani di chiudere definitivamente la base militare di Manta nel 2009

•    esprimiamo la nostra solidarietà al popolo boliviano e alla sua lotta per l’integrità del suo territorio e la sua sovranità

•    salutiamo la costruzione dell’AlternativaBolivariana per le Americhe (ALBA) sulla base del rispetto senza restrizioni dei diritti umani e delle relazioni di equità.

Visto quanto sopra, riaffermiamo il nostro impegno a lottare per un mondo e un continente de- militarizzato, disarmato, libero da guerra, miseria e violenza.
Questi giorni ci hanno permesso di approfondire la conoscenza della realtà comune che affrontiamo, così come di identificare e formulare le linee di azione strategica che, come movimenti popolari, ci permettano di affrontare l’aggressione permanente e la criminalizzazione che soffrono i nostri popoli e i nostri movimenti.
Questo rimane evidente nel nostro Piano di azione continentale contro la militarizzazione, per mezzo di campagne e azioni a livelli di base in prospettiva nazionale e continentale, avremo la possibilità di raggiungere un giorno lontano il sogno di vivere liberi da violenza, esclusioni e guerra.
Perché tacciano le armi, che parlino i popoli!

Con la forza ancestrale di Isealca e Lempira, si elevano le nostre voci di vita, giustizia, dignità libertà e pace!

08/10/2008



 
IN GERMANIA IL NUOVO QUARTIER GENERALE DEI MARINES PER LE OPERAZIONI IN AFRICA PDF Stampa E-mail
Marines USA costituiscono nuovo comando per le operazioni in Africa

ImageNuova tappa del processo di penetrazione militare degli Stati Uniti nel continente africano. A meno di due mesi dalla costituzione di Africom, il Comando delle forze armate statunitensi per le operazioni in Africa, il Pentagono ha insediato presso la Panzer Kaserne di Boeblingen, Germania, un nuovo quartier generale delle Forze del Corpo dei Marines. Si tratta del comando speciale, "MARFORAF", che avrà il compito di pianificare e dirigere tutti i futuri interventi dei Marines USA in Africa. MARFORAF opererà congiuntamente con le autorità di Africom insediatesi in un complesso militare di Stoccarda, città che sorge a pochi chilometri da Boeblingen. "Il nuovo comando del Corpo dei Marines - ha spiegato il colonnello Mario Lapaix, capo dello staff di MARFORAF - fornirà assistenza e si coordinerà con le missioni di Africom per la promozione degli obiettivi di sicurezza nazionale degli Stati Uniti nel continente". Sino ad oggi erano stati i  centri dei Marine Corps del Nord Carolina, del Pacifico e dell'Europa a dividersi responsabilità e funzioni di comando dei reparti inviati per brevi missioni in Africa. A seguito dell'espansione qualitativa e quantitativa delle operazioni dei marines, il Pentagono ha deciso di dar vita ad un centro completamente autonomo. Per adesso opererà nella stessa infrastruttura militare che ospita USMARFOREUR, il Comando delle forze del Corpo dei Marines in Europa, ma è presumibile che entro un anno MARFORAF verrà trasferito in uno dei paesi africani alleati di Washington o in una base europea più vicina geograficamente al continente.
Il principale obiettivo strategico del nuovo comando dei Marines sarà il "supporto alla lotta al terrorismo per ridurre la minaccia delle organizzazioni legate all'estremismo violento", secondo quanto dichiarato dal colonnello Lapaix. MARFORAF ha già in programma un fitto calendario di interventi diretti, in particolare attività addestrative e supporto alla pianificazione operativa delle forze armate di buona parte delle nazioni africane. "Quando sarà necessario e verrà richiesto - ha aggiunto Lapaix - MARFORAR parteciperà alle operazioni di peacekeeping e agli interventi umanitari nel continente".
I marines hanno inoltre pianificato per i primi mesi del 2009 la conduzione di due grandi esercitazioni multinazionali, "African Lion" e "Shared Accord". Quest'ultima è un'esercitazione che si svolge su base annuale già da qualche tempo; l'edizione 2008 ha avuto sede lo scorso mese di giugno in Ghana e ha visto la partecipazione di circa 300 marines statunitensi a fianco della fanteria di marina del paese ospitante.
MARFORAR prevede inoltre l'invio di reparti speciali alle attività di addestramento marittimo previste nel quadro dell'"Africa Partnership Station APS", la forza navale che gli Stati Uniti hanno installato in Africa Occidentale per operare congiuntamente alle unità militari di sei paesi dell'area. Unità dei marines parteciperanno stabilmente al programma "ACOTA"
(African Contingency Operations Training and Assistance), il piano USA di addestramento, assistenza ed equipaggiamento militare delle nazioni africane. Secondo quanto preannunciato da Washinton, sin dal prossimo anno "piccoli gruppi di marines, a livello di plotoni e squadriglie", presidieranno centri e basi operative del continente. Il primo di questi reparti raggiungerà la Liberia, paese che è stato sede - nel marzo 2008 - di una tappa della West Africa Training Cruise, la crociera di addestramento in Africa occidentale della Marina Usa. In quell'occasione il  personale dell'US Navy e dei Marine Corps costruirono a Monrovia una serie d'infrastrutture portuali mobili, utili all'attracco e alle operazioni di carico e scarico di unità navali militari.
Parallelamente alla costituzione dei due nuovi comandi di Africom e MARFORAR, l'amministrazione Bush sta implementando in Africa una lunga lista di piccole infrastrutture terrestri, aeroportuali e navali che saranno "occupate" ed utilizzate dai reparti USA in caso di crisi. Unità navali della V Flotta con base nel Golfo Persico sono state dirottate verso le coste della Somalia per concorrere con le flotte della NATO e dell'Unione Europea alla "lotta alla pirateria" e alla protezione dei mercantili. La US Guard Coast ha pure deciso l'invio di proprie unità per monitorare le vie marittime più importanti del continente, mentre un reparto aereo con base presso la scalo siciliano di Sigonella opera in funzioni d'intelligence e "anti-terrorismo" nelle regioni del Sahara e del Sahel.
Gli strateghi statunitensi stanno pure valutando dove trasferire entro due-tre anni il comando Africom, oggi a Stoccarda. Marocco, Gibuti e Liberia hanno offerto la loro disponibilità ad ospitarlo, ma nel caso in cui motivi di ordine finanziario o di "sicurezza" ne sconsigliassero il posizionamento sul terreno africano, sarebbero pronte le alternative europee di Rota (Cadice, Spagna) o Napoli. A ulteriore conferma del sempre maggiore interesse geostrategico degli Stati Uniti per l'area, il comandante in capo delle forze navali in Europa con sede a Napoli-Capodichino, ha assunto pure il ruolo di "comandante per le operazioni navali in Africa".
 
Antonio Mazzeo
 
IL NORD EST ITALIANO NUOVA FRONTIERA USA CONTRO LA RUSSIA PDF Stampa E-mail

Le nuove guerre degli USA
 
Missili puntati contro la Russia, i segreti dell`elicottero caduto

Aviano, Ghedi, Dal Molin: gli Stati Uniti portano nuove armi contro la minaccia costituita da Putin. I militari morti a Treviso nell`ennesimo schianto di un Black Hawk si addestravano a fronteggiare le truppe di Mosca.
Un incidente sottovalutato, che ripropone il tema della sicurezza dei nostri territori, ma fa anche pensare ad una nuova guerra fredda. Cosa farà Obama?
Falco Nero si addestra all`attacco in picchiata sulle possenti spalle di Orso Bruno. Ma Falco Nero ha la coda spezzata. E disperato si avvita nel suo volo finché col ventre tocca terra. Violento contro se stesso. Falco Nero muore con un urlo di metallo. Sulla riva del Piave di Treviso. Gli undici soldati uccisi e feriti, sparsi tra le lamiere, i campi di mais appena tagliati e la nebbia. A un passo, a un balzo dal cavalcavia dove corre l`asfalto che, ad est sempre più ad est, raggiunge persino Gorizia, la frontiera. Da confine a confine.
La linea del Piave era la trincea della Patria, settant`anni fa. Contadini veneti e sardi in divisa fuori-taglia, coi piedi zuppi e la polvere da sparo fradicia, con la brace del sigaro dentro la bocca per non mostrare nemmeno la più flebile luce, la notte, al cecchino austriaco. Che faceva, Falco Nero, il possente elicottero americano in passaggio radente sopra il fronte dove sparavano i moschetti di un altro millennio?
Il Black Hawk (falco nero) statunitense si addestrava nei cieli bassi del Trevigiano, dove è precipitato giovedì, si preparava, in una missione di addestramento, al combattimento. Logico, normale di questi tempi per il velivolo di stanza alla base di Aviano: c`è guerra in Iraq, in Afghanistan e l`America, tutti hanno pensato, vuole essere sempre pronta.
SBAGLIATO. Falco Nero nel suo ventre non portava crociati per la lotta contro il terrorismo, il feroce Saladino islamico che - nella visione di Washington - minaccia l`Occidente. Falco Nero volava per artigliare, in un plumbeo ma possibile domani, l`Orso Bruno. Le basi del Nord Est, da Ghedi in Lombardia fino ad Aviano, passando per la misteriosa - ma non troppo - Longare del Vicentino, hanno da qualche mese ritrovato l`originaria vocazione. Non la guerra calda del deserto iracheno, ma quella gelida, la guerra fredda contro i russi. Sono i documenti ufficiali a rivelarlo. Sono i nomi e gli squadroni dei militari morti, resi noti dagli Usa solo quattro giorni dopo il disastro, dopo una lunga e imbarazzata reticenza.
I morti sono morti, vero. Però cambia qualcosa, anzi tanto quando si conosce quali mostrine portavano sulla mimetica. E quattro di loro appartenevano al 31st Fighter Wing, un reparto di aerei a corto raggio, incapaci di raggiungere e colpire l`Iraq in piena efficienza. Tanto che, nel 1991, quando gli F16 furono chiamati a partecipare all`operazione Desert Storm, l`attacco all`Iraq di papà Bush, il reparto venne trasferito a Incirlik in Turchia. Compito del 31° è la difesa aerea contro la minaccia dell`Est. Lo conferma un documento ufficiale dell`Us Air Force, l`aviazione Usa, solo da poche settimane "declassificat", ovvero sottratto al segreto militare. Il titolo del dossier è "31FW" Support to Contingeny Operations since 1994", l`elenco dei compiti svolti dal 1994 ad oggi.
Bombe sulla Serbia nel 1999, sorvoli di Macedonia, Bosnia, Croazia. Persino una breve permanenza nella Repubblica Ceca per la difesa aerea di un vertice internazionale. Una storia militare scritta sulle uniformi delle vittime di FalcoNero, elicottero di supporto ai caccia che tanto solcano i cieli del Nord Est che, nelle belle giornate di quest`autunno, è impossibile guardare in alto senza scorgere le spumose scie bianche dei jet. Una storia ma anche un futuro di nuova frontiera, di un sistema di difesa che adesso reclama anche il Dal Molin, l`aeroporto di Vicenza. Ed è la Nato a confermare il recente cambiamento nel modo di operare degli Stati Uniti in Italia, una virata che era già nei piani ma che è stata brusca da quando la tensione con la Russia è salita e Vladimir Putin ha annunciato di non voler più rispettare gli accordi di non proliferazione presi con Washington.
«LA RAGIONE VERA per la quale gli Stati Uniti vogliono il Dal Molin è che noi non ci saremo dentro», spiega da Bruxelles una fonte militare della Nato sotto garanzia di anonimato (ma il suo nome e alto grado sono nel taccuino del cronista). «Tutto ciò che sta accadendo nelle basi del Nord Est italiano - prosegue l`alto ufficiale europeo - è legato al confronto con la Russia. Il Dal Molin diventa cruciale, perché gli Stati Uniti potranno agire liberamente senza nessun coordinamento con l`Alleanza Atlantica.
Ma l`errore che fate in Italia - dice ancora il militare - è di ragionare sulla possibilità o meno che dalla pista vicentina decollino gli aerei da bombardamento o gli intercettori. Per questi scopi ci sono già le basi di Aviano e gli aeroporti militari americani in Germania. Il Dal Molin - spiega la fonte Nato - deve essere inserito in questo sistema di difesa aerea, altrimenti non se ne comprende la funzione. Là dentro, senza doversi confrontare con gli alleati della Nato, e dunque nemmeno con l`Italia, le forze Usa possono stipare approvvigionamenti, sistemi elettronici, munizioni, sistemi d`arma per supportare l`intera rete di aeroporti europei che provvede alla difesa aerea contro la minaccia russa».
Maneggiavano dunque apparecchiature sofisticate, le quali spiegano anche perché gli Usa hanno chiesto che l`Italia rinunci all`inchiesta giudiziaria sul disastro: il Black Hawk caduto era esso stesso dotato di sistemi computerizzati che il Pentagono non vuole che vengano esaminati da esperti stranieri. Dall`indagine su Falco Nero potrebbero appunto emergere fatti imbarazzanti per Washington ma anche per Roma.
Si potrebbe arrivare infatti a capire che anche in un altro sito del Vicentino qualcosa sta cambiando. A Longare, nel cosiddetto "Site Pluto", per oltre trent`anni gli Stati Uniti hanno piazzato una sessantina di missili terra-aria insieme ad  alcune testate nucleari (lo ha ammesso il Pentagono). Il sistema di difesa convenzionale (cioè non atomico) del Nord Est italiano è basato sui  missili Nike Hercules. Armi obsolete, in smantellamento. Saranno a breve  sostituite con i più efficaci ordigni del Medium Extended Air Defense System. Con un impegno di circa tre miliardi e mezzo di dollari, gli Usa stanno ammodernando la difesa aerea in patria, in Germania e in Italia.
Al Veneto, alla Lombardia e al Friuli Venezia Giulia sono destinate batterie di missili piazzate su grossi autocarri, in grado di spostarsi in fretta. La tattica è chiamata "shoot and scoot", ovvero prima colpisci e  poi fuggi per sottrarti alla risposta del fuoco nemico. È il nuovo modello militare disegnato dal Pentagono per l`Italia che, alla porta dei Balcani, da qualche mese è tornata ad essere il bastione contro il pericolo costituito dalla Russia. Tanto che appena un mese fa il 31°, al quale appartenevano i morti nel Trevigiano, ha svolto una serie di esercitazioni congiunte con i Mig dell`aviazione bulgara, partendo da Sofia. Proprio la Bulgaria è il Paese prescelto dagli Stati Uniti per installare quel sistema missilistico che ha innervosito Putin al punto di sospendere l`applicazione degli accordi di non proliferazione delle armi.
«IN QUESTO QUADRO - riprende la fonte Nato - è importante anche la base toscana di Camp Darby. Proprio lì il 31st Fighter Wing conserva parte dei propri materiali. E sempre da Camp Darby, vicino al porto di Livorno, parte un oleodotto militare che raggiunge Aviano». Aerei e missili nel Nord Est puntati contro la Russia. Lo raccontano le mostrine dei poveri morti sul greto del Piave. «Negli anni `70 - racconta ancora l`alto ufficiale - i comandi della Nato calcolarono che le truppe schierate al confine di Gorizia non avrebbero resistito più di dodici minuti all`impatto con le forze del Patto di Varsavia. Fu allora che si cominciò quell`evoluzione strategica che conduce oggi alla richiesta del Dal Molin. Meno soldati, meno mezzi blindati e più difese aeree e, ora, elettroniche. Nel Nord Est - conclude la fonte della Nato - non vedrete carri armati: la difesa dalla Russia è fatta di aerei, missili  e microchip». Shoot and scoot, colpisci e fuggi Falco Nero, prima che Orso Bruno ti sbrani.
 
Marco Mostallino
Dal quotidiano in distribuzione gratuita "Il Treviso" del 12 novembre 2007 (pagg. 16-17)
http://www.terrelibere.org/terrediconfine/?x=completa&riga=03685&tipo=

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