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pace e guerra

sono di essenza diversa.
La loro pace e la loro guerra
son come vento e tempesta.
La guerra cresce dalla loro pace
come il figlio dalla madre.
Ha in faccia
i suoi lineamenti orridi.
La loro guerra uccide
quel che alla loro pace
è sopravvissuto.

B. Brecht

 

 
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Appelli
In Sicilia riparte la protesta contro il Muos PDF Stampa E-mail

Niscemi. Riparte la protesta contro il Muos

nomuos

Dal CGA (Consiglio di giustizia amministrativa) è arrivata ieri (6 maggio) la sentenza definitiva pronunciata contro la sentenza del TAR del febbraio 2015, che accoglie l’istanza presentata dal Ministero della Difesa per sbloccare il MUOS, così come chiesto in sede legale dai movimenti e accolto dalla sentenza del TAR. Il nodo da sciogliere era rappresentato dalla mancanza di alcuni nulla osta e di un’adeguata valutazione dei rischi ambientali, da verificarsi ad impianto accesso al massimo della sua potenza e secondo parametri e protocolli condivisi, su cui invece si è discusso molto senza giungere a pareri condivisi e su cui si appuntava la sentenza del TAR. Il CGA adesso interviene a mettere un pietra sopra queste rilevazioni e a stabilire che il MUOS non è nocivo per la salute.

Tuttavia, fanno notare gli avvocati No Muos, rimane aperta la questione dell’edificabilità dell’impianto in una riserva naturale, su cui invece la sentenza non si è espressa e per la quale è in piedi il processo penale che inizierà il 20 maggio nel tribunale di Caltagirone, dove compariranno come testi anche i presidenti della Regione Sicilia, passati e presenti, Raffaele Lombaro e Rosario Crocetta.

Intanto oggi a Caltagirone (Catania) ci sarà un dibattito pubblico organizzata dalle “Mamme NoMuos” con il giornalista Antonio Mazzeo, gli avvocati e gli attivisti per discutere sugli ultimi sviluppi della vicenda giudiziaria e su come rilanciare la lotta.

Lotta che continua a Niscemi, che domenica 15 maggio alle 16:00, sarà sede di una importante manifestazione contro la militarizzazione del territorio siciliano e contro USA, NATO, UE e governo italiano.

*** *** ***

Manifestiamo contro il Muos
Per la smilitarizzazione della Sughereta e della Sicilia

15 MAGGIO – NISCEMI – ORE 16
partenza da piazza Vittorio Emanuele

Da anni il più potente esercito del mondo, in combutta con lo Stato italiano e con la complicità serva della Regione Siciliana, tenta di imporre l’ennesima opera militare a un territorio che la respinge in quanto strumento di guerra e di morte.

Da anni un movimento di attivisti, con la complicità solidale di un’intera popolazione, si oppone ad un eco-MUOStro che è elemento chiave di un ampio disegno guerrafondaio. E che comporta rischi concreti per la salute e per l’ambiente. Come se non bastasse, il Muos è anche illegale e abusivo.
Nonostante gli scettici e gli oppositori a parole, questa lotta è riuscita fino ad oggi a bloccare la messa in funzione del MUOS. Ha fatto inciampare la Marina USA e i governi italiano e regionale nella ragnatela di imbrogli che essi stessi hanno tessuto. Ricordiamo che il MUOS è sotto sequestro da oltre un anno. Per questi motivi il movimento NO MUOS è diventato un esempio di resistenza e incoraggia decine di movimenti in altre località.

C’è una grande fretta di sbloccare il MUOS, perché – a partire dal Mediterraneo e dal Medio Oriente – i conflitti per il controllo delle risorse del pianeta non possono aspettare. Per il governo USA e la NATO, per il governo italiano e l’UE, il MUOS e la guerra hanno la priorità sul benessere delle popolazioni, sui servizi sociali, sui diritti e le conquiste dei lavoratori, destinati ad essere vittime sacrificali della macchina succhia soldi militarista.

Per questo la mobilitazione non può e non vuole arrestarsi. E qualunque sia l’esito dei giudizi legali in corso, al CGA di Palermo o alla Procura di Caltagirone, noi non ci fermeremo. L’unico giudizio che per il movimento NO MUOS conta è quello popolare. L’unico fattore che può costringere l’esercito americano occupante Niscemi e la Sicilia a smobilitare, sarà la mobilitazione popolare permanente.
La ragione è dalla nostra parte. Presto lo sarà anche la vittoria.

Con questo appello invitiamo tutto il popolo NO MUOS, le realtà attive nelle lotte sociali e territoriali, le persone sensibili, a Niscemi il 15 maggio, per dare vita ad una grande Manifestazione No Muos.

La partenza è fissata per le ore 16 da piazza Vittorio Emanuele.

COORDINAMENTO REGIONALE DEI COMITATI NO MUOS

 
L'esercito siriano pronto ad attaccare Raqqa PDF Stampa E-mail


Siria. Pronta l’offensiva per liberare Raqqa, veto turco sui curdi


ypg

Dalla Siria continuano ad arrivare in queste ore notizie che parlano di un’evoluzione sostanziale del conflitto in alcune aree del paese dove sono concentrate le organizzazioni jihadiste che non rientrano nei termini del cessate il fuoco. Che sostanzialmente sembra tenere, concedendo respiro alle aree più densamente popolate stremate da circa 5 anni di intensi combattimenti e bombardamenti.

Secondo notizie riportate da Rami Abdel Rahmane, leader di un gruppo vicino alle opposizioni siriane ma basato a Londra – il cosiddetto “Osservatorio siriano per i diritti umani” – il portavoce del Fronte al Nusra, la branca locale di al Qaeda, suo figlio e una ventina di militanti jihadisti sarebbero stati uccisi nel corso di bombardamenti aerei realizzati nel nord est del paese. “Abu Firas al-Suri, il figlio e almeno 20 jihadisti di Al Nusra, di Jund al-Aqsa (gruppo vicino ad al Qaeda, ndr) e altri jihadisti provenienti dall’Uzbekistan sono stati uccisi in raid contro postazioni nella provincia di Idlib” ha riferito Abdel Rahmane, senza specificare se gli attacchi siano stati condotti dall’aviazione russa o siriana. Al Suri, nome di battaglia di Radwan Nammous, ha combattuto contro i sovietici in Afghanistan dove incontrò il leader di al Qaida, Osama bin Laden, e il suo mentore Abdullah Azzam, prima di tornare in Siria nel 2011. Secondo le informazioni diffuse da Londra – finora non confermate – i raid sarebbero stati lanciati quando “Al Suri era in riunione con altri jihadisti importanti nella roccaforte di Al Nusra, Kafar Jales, a Nord-Est di Idlib”.

Inoltre durante il fine settimana l’esercito siriano e i suoi alleati hanno riconquistato la maggior parte della strategica città di Al-Qaryatain, una delle roccaforti dello Stato islamico nella parte centrale della Siria.
Nei giorni scorsi invece una fossa comune contenente quarantadue corpi è stata rinvenuta nella periferia nord-orientale di Palmira. “L’esercito ha scoperto una fossa comune con i resti umani di 24 civili, tra cui tre bambini, e 18 militari”, ha precisato una fonte siriana, aggiungendo che le vittime sono state “decapitate o fucilate” dai jihadisti dello Stato Islamico che hanno occupato Palmira per dieci mesi. Gli stessi che, secondo un testimone, hanno giustiziato otto uomini nella loro roccaforte siriana Raqqa. Secondo il testimone, sentito dall’agenzia Ara, domenica i fondamentalisti avrebbero ucciso gli uomini, detenuti da un anno nelle loro prigioni, a colpi di pistola e poi ne avrebbero appeso i corpi ai pali della luce come monito alla popolazione sempre più insofferente. Tre degli uomini sarebbero stati ex membri di Daesh che avevano tentato la fuga, quattro erano accusati di aver violato la legge imposta dai jihadisti e un’altra persona era accusata di spionaggio.

Intanto le forze curde e quelle alleate, riunite nel coordinamento militare denominato ‘Forze Democratiche Siriane’, si apprestano ad attaccare Raqqa, considerata la “capitale” dell’Isis in Siria, per liberarla e infliggere così un colpo mortale allo Stato Islamico. Ad annunciarlo è stato il leader del Partito dell’Unione Democratica (PYD), forza curda gemellato con il Pkk e il cui braccio militare, le Unità di Difesa del Popolo (Ypg) hanno strappato molto terreno ai fondamentalisti dopo aver respinto l’assedio a Kobane. “Le Forze Democratiche sono preparate assieme alla coalizione per liberare Raqqa” ha dichiarato Saleh Muslim durante un incontro con alcuni giornalisti a Parigi. Muslim ha spiegato che le sue forze stanno cercando di prendere il controllo “del corridoio di 70 chilometri, che è l’unica via di accesso dei terroristi verso la Turchia”, nel nord della Siria e che, a detto del leader del PYD, va chiuso il prima possibile. Lo scorso mese, le forze curde ed i loro alleati hanno espugnato al Shadadi, città-bastione dell’Isis nella provincia nord-orientale di Hasake che garantiva ai jihadisti il collegamento con Mosul, loro roccaforte nel nord dell’Iraq.

L’operazione militare dovrebbe contare sul coinvolgimento di parecchie migliaia di combattenti e sulla copertura aerea dei caccia della coalizione a guida statunitense, e forse anche del supporto delle truppe russe rimaste nel paese mediorientale dopo il parziale ritiro ordinato da Putin alcune settimane fa. Nei giorni scorsi Oleg Syromolotov, viceministro russo degli Esteri, aveva informato che i responsabili militari russi e statunitensi stanno discutendo la possibilità di coordinare le operazioni allo scopo di liberare Raqqa. «I nostri ufficiali e la dirigenza del Pentagono stanno studiando gli aspetti concreti di questo coordinamento – ha spiegato Syromolotov – tenendo anche conto del ritiro di parte del nostro contingente». Il 13 marzo scorso, in un’intervista alla Ren Tv, il ministro degli Esteri di Mosca Sergej Lavrov aveva affermato: «Non infrango probabilmente alcun segreto se dico che gli americani ci hanno proposto di mettere in atto una “divisione del lavoro”: le forze aeree russe concentrate sulla liberazione di Palmira, mentre la coalizione americana avrebbe puntato sulla liberazione di Raqqa, con l’aiuto dei russi. Significa che gli Usa iniziano a delineare uno scenario, e che capiscono che non basta scambiarsi informazioni». Di questo Putin e Lavrov hanno discusso di persona con il segretario di Stato USA John Kerry a Mosca nel corso di un incontro. Il mese scorso anche John Brennan, il capo della Cia, è stato in visita a Mosca, per incontri nella sede dell’Fsb, i servizi di sicurezza russi.

La crescente collaborazione tra Mosca e Washington e il sostegno comune alle milizie curde, pronte ad attaccare Raqqa, stanno seriamente impensierendo il regime turco che si sente, a ragione, stretto in una morsa.
Indiscrezioni pubblicate dal quotidiano turco Hurriyet – nel mirino della repressione del regime – indicano che la Turchia ha posto due condizioni agli Stati Uniti per acconsentire a dare il proprio sostegno (comunque non fondamentale) all’operazione militare per la liberazione della regione siriana di Manbij, a nord di Aleppo, attualmente controllata dai jihadisti che Ankara continua a sostenere. Le ostiche trattative sarebbero avvenute nel corso del breve faccia a faccia tra il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, il numero uno della Casa Bianca Barack Obama, e il vicepresidente Usa Joe Biden, durante la visita del capo di stato turco a Washington in occasione del summit sul nucleare. Gli Stati Uniti hanno insistentemente chiesto alla Turchia di sostenere la riconquista di Manbij, che si trova lungo i 98 chilometri di confine turco-siriano ma, stando a Hurriyet, Erdogan ha posto due condizioni: che le tribù locali arabo-siriane, che parteciperanno alle operazioni a Manbij, abbandonino le Forze democratiche siriane sotto il controllo dei curdi siriani; la Turchia ha anche chiesto agli Stati Uniti di aumentare il sostegno ai gruppi turcomanni ed arabi che Ankara rifornisce e appoggia a Marea, nella zona sudorientale del confine, con una campagna di bombardamenti aerei. 
Condizioni, soprattutto la prima, che difficilmente Washington potrà rispettare visto lo stretto legame, seppur strumentale, instaurato nell’ultimo anno con le Ypg; e visto anche che il sostegno turco alle operazioni contro i jihadisti al confine, se mai dovesse davvero scattare, mirerebbe all’aumento dell’influenza turca in Siria e non certo all’indebolimento dei gruppi fondamentalisti che Ankara considera la sua estensione. Il che non vuol dire che l’amministrazione Obama, tatticamente, possa decidere di venire incontro ad alcune delle richieste turche, come sembra emergere da alcune fonti del regime neo-ottomano. Secondo Hurriyet oggi ad Ankara sono giunti alcuni dirigenti dell’intelligence statunitense per discutere con i loro omologhi locali i particolari della faccenda. 

Nel frattempo anche le cosiddette opposizioni siriane manovrate più esplicitamente dall’Arabia Saudita, dalle altre petromonarchie e dalla stessa Turchia, quelle riunite nell’“Alto comando per i negoziati” (Hcn), lanciano dure accuse contro Washington, dicendosi preoccupate dell’ambiguità statunitense sulla sorte del presidente Assad ma rivelando così la loro debolezza di fronte all’avvicinamento tra Mosca e Washington. Secondo Bassma Kodmani, una dei portavoce delle opposizioni, “abbiamo a che fare con un’ambiguità americana che per noi è estremamente pregiudiziale. Non sappiamo cosa sono in procinto di discutere gli Stati uniti con Mosca, ci sono vari tipi di rumors. Ci aspettiamo di avere la conferma che gli Usa siano ancora sulla posizione di rifiutare la riabilitazione di Assad”. “L’amministrazione americana nel suo complesso – ha spiegato Kodmani nel corso di un’intervista ai media francesi RFI, TV5Monde e LeMonde – continua a ripetere che non potrà governare il Paese” ma “resta da dimostrare se gli Stati Uniti possono farsi ascoltare da Mosca” che “continua a pensare che Assad debba restare al potere”, in quel caso “non ci sarà una soluzione per la Siria”.

 
Guerra contro la Jugoslavia PDF Stampa E-mail

24 marzo 1999 : inizia la criminale guerra della Nato e dell’Italia contro la Jugoslavia

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Il 24 marzo 1999 la NATO, con la partecipazione in prima fila del governo D’Alema, iniziava a bombardare ciò che restava della Jugoslavia per ottenere la secessione del Kosovo, con popolazione a maggioranza albanese. Fu una guerra tenuta in totale spregio del diritto internazionale, fu l’aggressione ad un paese democratico avvenuta solo per sporchi affari e logica di potenza. Sui mass media guerrafondai di allora, quasi tutti, ricorrevano le stesse parole false e bugiarde che sentiamo ogni. Si doveva difendere la civiltà europea, si dovevano fermare i nuovi Hitler, si doveva esportare la democrazia. I bombardamenti NATO uccisero 2500 persone, in gran parte civili. Alla fine il Kosovo divenne uno stato indipendente ed oggi è il centro del traffico di droga in Europa, un nodo logistico fondamentale per tutte le mafie, la sede di transito e organizzazione per gruppi jihadisti.

Ricordiamolo a tutti i fanatici attuali della guerra ed in particolare a quell’interventismo democratico ed europeista che oggi di nuova suona la sua grancassa, dal solito Blair al direttore de La Repubblica Calabresi. Questi esportatori di democrazia hanno responsabilità tremende su ciò che accade oggi in Europa e in tutti gli scenari di guerra che hanno provocato ed alimentato. L’ipocrisia degli interventisti europeisti è insopportabile come le odiosità razziste da cui a parole prendono le distanze, per poi rivendicare l’alto valore morale dei bombardamenti.

La guerra alla Jugoslavia, i bombardamenti di Belgrado sono stati un puro e feroce atto di terrorismo e nessuno che abbia partecipato, sostenuto – o ancora sia oggi sostenga che siano necessarie – simili imprese, nessuno dei guerrafondai democratici ha per me titolo morale per dare lezioni su Bruxelles. A forza di esportare democrazia qui il bene è diventato rarissimo, mentre importiamo il terrorismo che abbiamo scatenato nel mondo.

Basta guerre.

 
Napoli 24 ottobre Manifestazione nazionale contro manovre NATO Trident Juncture PDF Stampa E-mail

OPPONIAMOCI ALl’esercitazione Trident Juncture 2015


NO ALLA NATO, alle aggressioni imperialiste


e alle spinte verso un nuovO SCONTRO mondiale

 

Napoli 24 ottobre ore 14,30 Piazza del Gesù
Manifestazione nazionale

 

Le contraddizioni causate dal dominio capitalistico ancora una volta stanno producendo crisi economica, rafforzamento della competizione tra le grandi potenze, aggressioni dirette ed indirette ai popoli dei Paesi più deboli e rafforzamento del militarismo. Ancora una volta si stanno creando le condizioni per un nuovo conflitto mondiale che tutte le classi dirigenti dicono di non volere ma che rafforzano ogni giorno di più con le loro scelte economiche, politiche e militari.

Le potenze occidentali, con capofila gli USA, per quanto in competizione anche tra di loro, perseguono al momento una politica unitaria nei confronti delle potenze emergenti di Russia e Cina ma soprattutto nella manomissione e aggressione verso i Paesi più deboli. Di tale politica unitaria la NATO è il dispositivo principale: uno strumento di convergenza e di coordinamento degli interessi dominanti dell'imperialismo euro-atlantico, uno strumento offensivo al servizio delle mire espansionistiche ed interventistiche delle grandi potenze occidentali, a scala planetaria, che tanti disastri stanno provocando in giro per il mondo. Dalla ex Jugoslavia all’Afghanistan, dall’Iraq alla Libia, passando per il sostegno ai cosiddetti “rivoltosi” di Ucraina e Siria, la Nato ha seminato morte e distruzione contro popolazioni e Paesi che non rappresentavano nessuna minaccia per l’Europa e per gli USA. 

Ma il crescente militarismo, la corsa agli armamenti da esso indotto e la militarizzazione dei territori degli stessi Paesi facenti parte della NATO si rivela essere un potente strumento in mano ai governanti e alle classi dirigenti per disciplinare anche le proprie popolazioni, per imporre una gestione sempre più autoritaria delle istituzioni, per ridurre le possibilità di ribellarsi alle conseguenze della crisi ed alle politiche che l’accompagnano a difesa dei grandi poteri economici finanziari ed industriali.

Per tale motivo la lotta contro la NATO rappresenta uno dei nodi principali per contrastare il crescente militarismo, la politica di aggressione e le spinte verso una Terza guerra mondiale.

Dal 3 ottobre fino al 6 novembre si svolgerà in Italia, Spagna e Portogallo la «Trident Juncture 2015» (TJ15), definita dallo U.S. Army Europe «la più grande esercitazione Nato dalla caduta del Muro di Berlino». Con 36 mila uomini, oltre 60 navi e 200 aerei da guerra di 33 paesi (28 Nato più 5 alleati), questa esercitazione servirà a testare la forza di rapido intervento  - Nato Response Force (NRF) - (circa 40mila effettivi) e soprattutto il suo corpo d’élite (5mila effettivi), la Very High Readiness Joint Task Force (VJTF), enfaticamente soprannominata “Spearhead” (punta di lancia), in grado di essere schierata in meno di 48 ore per rispondere “alle sfide alla sicurezza sui nostri fianchi meridionale e orientale.  In altre parole ad intervenire rapidamente, portando la “guerra preventiva”,  ovunque si ritengono minacciati gli interessi occidentali estendendo, quindi, l’azione della Nato ad ogni angolo del mondo. La TJ15 sarà guidata dal Joint Force Command Brunssum (Olanda).

Parteciperanno all’esercitazione, oltre ad alcune tra le maggiori organizzazioni internazionali e governative, anche varie associazioni cosiddette umanitarie e diverse ONG, a dimostrazione della funzione collaterale alle politiche interventiste delle grandi potenze che molte di esse svolgono. Soprattutto vi parteciperanno le industrie militari di 15 paesi pronte a fare altri profitti fornendo le nuove armi di cui la Nato avrà bisogno.

Sebbene rappresenti un appuntamento decisivo per certificare le nuove strategie interventiste, Trident Juncture 2015 non è la sola grande esercitazione militare messa in campo dalla Nato.

Dall’“esplosione” della crisi ucraina le esercitazioni a ridosso dei confini russi sono più che raddoppiate. Decine di migliaia di uomini e centinaia di mezzi hanno partecipato alle manovre aereo-navali nel mar Nero,  al largo delle coste sia di Romania e Bulgaria che della Georgia, nel mar Baltico, al largo della Norvegia e delle Repubbliche baltiche, rafforzando di fatto la presenza navale Nato. E ancora, esercitazioni terrestri in Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e nei Paesi baltici cui si sta accompagnando un crescente processo di riarmo con il trasferimento in questi Paesi di centinaia di carri armati, pezzi di artiglieria ed altri mezzi militari e l'avvio del programma di dispiegamento della cosiddetta “Difesa antimissile” in Polonia.

Una provocatoria stretta  militare sulla Russia che,  insieme alle pressioni sulla Cina con il dispiegarsi di mezzi militari nel Mar Cinese, aumenta il rischio di uno scontro diretto tra grandi potenze, portandoci dritti ad un nuovo conflitto militare internazionale.

Ma l’esercitazione è anche una prova di forza diretta a quei Paesi o pezzi di Paesi (ormai) riluttanti ad accettare supinamente il dominio dell’imperialismo.  E’ di appena qualche giorno fa il minaccioso appello che i principali membri della Nato, Italia in primis, hanno indirizzato “a tutte le fazioni libiche” perché arrivino ad un “governo di concordia nazionale che, in cooperazione con la comunità internazionale, possa garantire la sicurezza al Paese (alias  agli affari dei “nostri” imprenditori, al “nostro” petrolio, alle “nostre” coste) contro i gruppi di estremisti violenti che cercano di destabilizzarlo”. 

Un pretesto, quello del terrorismo e dell’ISIS, che, insieme alla lotta contro i trafficanti di esseri umani, serve a legittimare le guerre e le occupazioni militari in corso in alcuni Paesi e le nuove aggressioni, al Medio e Vicino Oriente come ai Paesi dell’Africa Nord e sub-sahariana. Il via libera alla missione navale EuNavForMed con cinque navi militari, due sottomarini, l’uso dei droni, tre elicotteri e un migliaio di soldati per bloccare la partenza dei migranti dalle coste libiche, è solo la fase preparatoria di un nuovo intervento in Libia di cui l’Italia si candida ad essere capofila. Così come l’annuncio da parte di Francia e Gran Bretagna dell’invio di aerei in Siria per bombardare ufficialmente le postazioni dell’ISIS, ma di fatto l’esercito siriano, è un salto di qualità in direzione di un’aggressione diretta alla Siria.

Come al solito le diplomazie dei governi occidentali si vestono da (presunti) pompieri dopo che hanno provveduto essi stessi ad appiccare l’incendio. Così ora si crea un allarme per l’arrivo di tanti immigrati come se le politiche di strozzinaggio e di rapina prima e di aggressione militare diretta ed indiretta poi, di cui sono stati artefici, non fossero la causa scatenante di questo enorme afflusso di immigrati. Così l’emergenza immigrati viene strumentalizzata per giustificare un ulteriore livello di militarizzazione e per creare consenso alle politiche interventiste facendo leva sulla più bieca propaganda razzista di cui in Italia è capofila la Lega di Salvini. Le orribili scene di morte, che, data la presenza dei  barconi, l’esercitazione nel Mediterraneo rischia di moltiplicare,  e la repressione di questi giorni verso chi fugge da guerra, fame e devastazione ambientale rendono ancora più doveroso uno schieramento netto al fianco degli immigrati ed una mobilitazione forte contro queste odiose campagne xenofobe. 

Opporsi alle esercitazioni per dire no alla politica di aggressione della Nato ed alla politica militarista del nostro governo è necessario.

Non possiamo essere complici della politica imperialista di distruzione e sfruttamento. Non possiamo più accettare che mentre ci chiedono continui sacrifici per “uscire dalla crisi economica”, mentre tagliano salari e pensioni, la sanità, la scuola, i trasporti, rendendo precaria la nostra stessa sopravvivenza, continuano a spendere miliardi per le spese militari che hanno ormai raggiunto cifre spaventose (la spesa militare italiana, secondo il SIPRI, nel 2014, è stata di circa 30 miliardi di dollari).

Non possiamo permettere che mentre si strozzano Paesi come la Grecia e si spendono centinaia di milioni per impedire l’arrivo dei migranti o per tenerli in lager come i CIE, ogni minuto si spendono nel mondo, con scopi militari, 3,4 milioni di dollari, 204 milioni ogni ora, 4,9 miliardi al giorno con il solo obiettivo di accrescere i profitti e difendere i privilegi delle classi dominanti.

L’esercitazione Trident Juncture 2015 vedrà il ruolo strategico del Jfc Naples, comando Nato (con quartier generale a Lago Patria, Napoli) agli ordini dell’ammiraglio USA Ferguson, che è a capo delle Forze navali USA in Europa e delle Forze navali del Comando Africa. Non è occasionale: il Jfc Naples, infatti, si alternerà annualmente con Brunssum (Olanda) nel  comando operativo della Nato Response Force, confermando il ruolo decisivo di Napoli nelle strategie dei comandi militari.

E’ per questo che, a partire dalla Sicilia (dove il governo tenta d’imporre l’entrata in funzione del micidiale Muos a Niscemi), dalla Sardegna, da Poggio Renatico (Ferrara), da Pratica di Mare e Pisa, tutti coinvolti nell’esercitazione, proponiamo di costruire insieme una forte mobilitazione contro la Trident Juncture, la militarizzazione dei territori e le politiche di guerra, su tutto il territorio nazionale da far confluire in una manifestazione nazionale a Napoli il 24 ottobre.

Anche negli altri Paesi coinvolti dall’esercitazione - ad es., a Saragoza e Barbate, in Spagna -  gli attivisti antimilitaristi hanno avviato una campagna di opposizione alle manovre Nato e stanno preparando mobilitazioni.

Lavoriamo sin da ora a coordinare le tante opposizioni che si daranno dentro e fuori dall’Italia per allargare e dare continuità ad un movimento contro la Nato e la guerra.

 

Napoli 24 ottobre 2015 Manifestazione Nazionale per dire:

       No all’esercitazione militare NATO “Trident Juncture 2015”

       No alle aggressioni militari e a qualsiasi ingerenza e manomissione portata avanti dalle potenze imperialiste

       No alla militarizzazione dei territori, alle servitù militari e alla devastazione ambientale

       No alle campagne razziste e xenofobe

       Si al diritto d’asilo europeo per tutti i profughi ed al diritto alla libera circolazione per tutti gli immigrati;

       Si al taglio delle spese militari e l’incremento delle spese sociali per: casa, lavoro, servizi sociali, reddito garantito, provvedimenti a difesa del territorio e dell’ambiente...

 

Napoli 01/10/15                                                 Per info, adesioni e contatti: assembleanowar.na@gmail.com

 

Promotori:

Alex Zanotelli Padre missionario comboniano

Comitato napoletano “Pace e disarmo”

Rete Napoli No War

 

Prime adesioni collettive:

Assadakah; Alba informazione; Associazione "La Città Felice" di Catania; Associazione Claudio Miccoli; Associazione Asper-Eritrea; Biblioteca Ramondino e Newiller – Napoli; Centro sociale ex Canapificio di Caserta; Circolo Vegetariano VV.TT.; Cobas Napoli; Collettivo Comunista (maxista-leninista) di Nuoro; Comitato BDS Campania; Comitato di Lotta per la Salute Mentale – Napoli;  Comitato sardo Gettiamo le Basi; Comitato di sostegno alla resistenza palestinese- Napoli; Comitato Ucraina Antifascista di Bologna;  Comitato Promotore coordinamento nazionale di solidarietà con il Donbasse e l’Ucraina antifascista; Confederazione Cobas Sicilia; Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia ONLUS; Comitato NO Base NATO Lago Patria; Comitato di base NoMuos/NoSigonella (Ct); Comitato No Muos No war di Piazza Armerina; Comitato No inceneritore San Salvatore Telesino; Comitato A Guardia dell'Ambiente Guardia Sanframondi; Comunità Palestinese della Campania; Cooperativa Sociale 'E Pappeci; Coordinamento campano per la gestione pubblica dell'Acqua; Coordinamento NoTriv Terra di Bari; C.S.O.A. Officina99-Lab.Occ.Ska; E la caserma crollò – Napoli; Ex Opg Occupato "Je so' Pazzo"; Esseblog; Fronte Palestina; IPRI - Rete CCP (Istituto Italiano di Ricerca per la Pace  -  Rete Corpi Civili di Pace); Forum mediterraneo forpeace; L’amico dolce – gruppo di volontariato; Laboratorio Politico Iskra; Laboratorio Politico Kamo; Mensa Occupata; Mondo senza Guerre e senza Violenza; Movimento di lotta per il lavoro Banchi Nuovi; Movimento immigrati e rifugiati di Caserta; Movimento No Muos; Peacelink Campania; Peacelink  Italia; Pax Christi Italia; Pax Christi Napoli; Partito della Rifondazione Comunista; Redazione www.ildialogo.org (Giovanni Sarubbi – direttore); Radio Vostok; Red Link; Rete antirazzista catanese; Rete antirazzista Napoli;  Rete campana salute e ambiente; Rete dei Comunisti; Rete No War – Roma; Rete nazionale Noi Saremo Tutto; Rete Radiè Resch – Gruppo di Salerno; Ross@; Scuola di Pace – Napoli; Si Cobas Napoli; Si Cobas Caserta; Sinistra anticapitalista Napoli; VAS (Verdi Ambiente e Società) NAPOLI; Laboratorio Zero81 – Napoli; Un ponte per…

 

Prime adesioni individuali

Alessandra Esposito, Impiegata – Roma; Alessandro Santoro - prete della comunità delle Piagge; Angelo Agrippa operatore culturale Napoli; Antonio Mangione giornalista Giugliano; Antonio Rega Giugliano; Antonella Santarelli, sociologo e scrittrice; Antonina Piras –Napoli; Antonio Mazzeo – mediattivista; Alfonso Pirozzi –Giugliano;  Bruno Antonio Bellerate Professore- Rocca di Papa (RM); Celeste Bucci -Prignano Cilento; Ciro Tello, Pozzuoli (NA); Tanio Uberto Gioino ingegnere Villaricca; Massimo Guida Padova; Claudia Berton, Verona (insegnante e scrittrice); Daniela Aluzzi impiegata Pozzuoli; Emanuela Maglione neuropsicomotricista Napoli; Fabrizio Cracolici - A.N.P.I. Nova Milanese (Monza e Brianza); Franceschino Nieddu  impiegato da Nuoro; Francesco Cacciapuoti studente universitario/attivista Movimento Polis; Francesco Musumeci – medico; Francesco Perrotti –Napoli; Gaia Parise Lago Patria; Gianluca Volpe, Ricercatore – Roma; Gianni Lixi Cagliari; Gigliola Izzo scrittora Lago Patria; Giuseppe Zambon Frankfurt; Giuseppe Aragno, storico Napoli; Guido Piccoli – giornalista; Luca Gatto Lago Patria; Luisa Cerqua agente di commercio Giugliano; Luigi Grillo- avvocato di Torre del Greco; Laura Tussi – PeaceLink; Maite (Maria Teresa Iervolino), Marco Armiero ricercatore Stoccolma; Prc Napoli; Marcello Console, Lanciano; Milena Roberti insegnante Napoli; Novella Palombo, Analista ambientale – Roma; Ottavio Iommelli medico Napoli; Pasquale Pirozzi- Parete; Pietro Evangelista ricercatore Napoli; Renato Calì Sviluppatore informatico – Napoli; Riccardo Troisi - Rete italiana disarmo; Roberto Sabia ricercatore Roma; Raffaele Gargiulo fisioterapista Napoli; Salvatore Giordano, sociologo, scrittore; Simone Colella, Ricercatore – Roma;

 

Prime adesioni di artisti

 

Associazione Illimitarte; Associazione Angeliblues; Capatosta; Juke Joint bb; Lino Vairetti musicista Napoli; Donato Corbo musicista Potenza; Lorenzo Federici musicista Napoli; Canio Loguercio artista Roma; Enzo Nini musicista Napoli; Brunella Selo musicista Napoli; Manuel Carotenuto musicista Napoli; Renato Federico musicista Napoli; Geremia Tierno musicista Napoli; Umberto Sirigatti musicista Napoli; Guido Migliaro musicista Napoli; Raffaele Cardone musicista Villaricca; Luciano Nini musicista Napoli; Maurizio Capone musicista Napoli; Daniele Sepe musicista Napoli; Rocco de Rosa musicista Roma; Gennaro Porcelli musicista Napoli; Mario Insenga musicista Arpino (Frosinone); Blue Stuff; Patrizio Esposito fotografo; Massimo Ferrante cantante-musicista; E Zezi Gruppo Operaio; Francesco Matarrese artista;

 

In vista della manifestazione del 24 e delle spese previste per tutta la campagna di mobilitazione, chiediamo ai singoli e agli organismi che hanno aderito all’appello di contribuire al sostengo economico delle iniziative in programma.

Gli eventuali versamenti si possono effettuare al contro corrente

Codice IBAN   IT77Z0335901600100000104273

Intestato a Cobas Confederazione dei Comitati di Base

specificando la causale: sostegno alla manifestazione del 24/10 No Trident 2015

 
Tridente Nato in Sardegna PDF Stampa E-mail

Il Tridente Nato cala sulla Sardegna con il suo carico di radioattività, veleni e illegalità

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Il Tridente Nato cala sulla Sardegna con il suo carico di radioattività, veleni e illegalità

La Sardegna è come sempre il campo privilegiato delle manovre di guerra. Questa volta fanno le cose in grande. Ministra e generali pubblicizzano con orgoglio e soddisfazione l'esercitazione Trident Juncture: "Sarà la più imponente esercitazione Nato del dopoguerra". La durata è spaventosamente inconsueta, va dal 1/10 al 6/11, il teatro è impressionante, i poligoni della Sardegna -Quirra, Teulada, Decimo/Capo Frasca- operano coordinati con Spagna, Portogallo, Napoli, Sicilia. La ricca Europa ha scaricato nel suo sud gli addestramenti di morte che nessuno vuole nel suo territorio e l'Italia a sua volta li ha scaricati nel suo sud e soprattutto nell'isola colonia. Alla Sardegna, infatti, ha riservato il peggio del peggio, i bombardamenti terra, aria, mare a fuoco vivo con vero munizionamento di guerra.

Il Tridente Congiunto della Nato colpirà la Sardegna con una quantità "mai vista prima", così promettono, di missili all'amianto, al torio, all'uranio (munizionamento standard di Usa, Francia, Israele e altri Paesi partecipanti) e la miriade di veleni bellici, piombo, mercurio, fosforo, tnt, rdx, octol, criolite, difenilammina, etilcentralite, solo per citarne alcuni.

Il Tridente ci porterà, inevitabilmente, la crescita della devastazione ambientale, di leucemie, tumori e malformazioni genetiche eredità di oltre sessant'anni di perenni addestramenti di morte.

Il programma di esercitazioni, bocciato il 9 luglio dalla Regione Sardegna in sede CoMiPa (Comitato Misto Paritetico Stato Regione), ha avuto il via libera della Ministra alla Difesa il 25 settembre. La Regione ha 15 giorni di tempo per opporsi e sottoporre il decreto all'esame del Consiglio dei Ministri (90 giorni per pronunciarsi).

Però, il giorno 1 ottobre è partita la mega esercitazione Trident che, pertanto, si configura come illegale e abusiva data l'inosservanza delle procedure e dei tempi disposti dalle leggi che regolano la materia (L.898/76, L. 104/1990). L'emanazione del decreto all'ultimo minuto è un volgare trucco da quattro soldi per mettere la Sardegna davanti al fatto compiuto e meglio scipparla del diritto di opposizione e delle prerogative di legge.

L'assenza di reazioni del Governatore, della Giunta e del Consiglio accende il sospetto che lo scippo sia stato concordato con "lo scippato". Non sarebbe certo la prima volta, anzi sta diventando la prassi dell'Amministrazione regionale (deportazione degli insegnanti, Sblocca Italia ecc.). Il sospetto è rafforzato dalle interpretazioni filo ministeriali della L. 898/76 e 104/1990 che circolano nell'entourage del governatore Pd Pigliaru, bislacche e in palese contrasto con lo spirito, l'iter, le diciture della legge e, in particolare, con il combinato disposto dei commi 4,11 dell'art.3.

Favoleggiano su presunte procedure diverse per servitù ed esercitazioni, ignorano i precedenti storici e con afflato sadomasochista negano il diritto della Regione di opporsi alle decisioni ministeriali. Se le argomentazioni avessero fondamento, se chi le propone ci credesse veramente, allora graverebbe sulla Regione e soprattutto sui parlamentari sardi il dovere impellente di attivarsi per apportare le modifiche legislative mirate alla parità tra esigenze civili della Sardegna ed esigenze della Difesa, "l'armonizzazione" imposta dalla legge.

L'interpretazione filogovernativa, lesiva delle prerogative della RAS e degli interessi del popolo sardo, fa sentire la Casta libera dall'incombenza di contrastare i poteri forti, soprattutto se "amici", dai quali dipendono le personali carriere politiche e dirigenziali. Poco o niente interessa la sofferenza dei popoli contro i quali la Nato ha scatenato e scatenerà la macchina di guerra costringendo i sopravvissuti a una migrazione di dimensioni sconvolgenti. L'attaccamento canino al padrone e alle miserrime briciole del suo piatto impedisce persino di vedere gli "effetti collaterali" che colpiscono anche loro: il genocidio del popolo sardo con i veleni di poligono e con lo strangolamento economico della sottrazione di risorse, i tagli feroci alla spesa sociale per finanziare fallimentari avventure belliche.

La sudditanza, voluta, della Regione e delle elite di vario grado è comprovata dal ben più grave e nocivo persistere nel fingere d'ignorare l'obbligo imposto al ministro dalla stessa legge di procedere prontamente (dal 1990! ) all'equa ripartizione tra tutte le Regioni del carico militare concentrato in Sardegna in misura iniqua e abnorme (il 60% del demanio militare dell'Italia). Tutti i ministri dal 1990 ad oggi hanno evaso la legge, la Regione ha sempre mascherato l'assenza di azioni istituzionali con il silenzio o con infuocate dichiarazioni stampa su "l'ennesimo schiaffo dello Stato" mirate a tenere a bada il popolo presunto bue. Ci risparmino la solfa sull'arroganza dello Stato. Chi zerbino si fa da zerbino è usato!

Il governatore Pigliaru demolisca i nostri sospetti con gli atti istituzionali di sua competenza, eserciti il diritto di opposizione ai diktat ministeriali, dimostri che la Sardegna non è suddita compiacente più realista del re, tenga a mente che nel corso della sua storia millenaria non ha mai aggredito altri popoli, è nella sua cultura, codificato nel nostro dna, il principio "Se vuoi la pace prepara la pace". Oggi ha la possibilità e la capacità di DISARMARE IL TRIDENTE NATO, DISARMARE LA GUERRA.

 
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