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pace e guerra

sono di essenza diversa.
La loro pace e la loro guerra
son come vento e tempesta.
La guerra cresce dalla loro pace
come il figlio dalla madre.
Ha in faccia
i suoi lineamenti orridi.
La loro guerra uccide
quel che alla loro pace
è sopravvissuto.

B. Brecht

 

 
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Appelli
Napoli 24 ottobre Manifestazione nazionale contro manovre NATO Trident Juncture PDF Stampa E-mail

OPPONIAMOCI ALl’esercitazione Trident Juncture 2015


NO ALLA NATO, alle aggressioni imperialiste


e alle spinte verso un nuovO SCONTRO mondiale

 

Napoli 24 ottobre ore 14,30 Piazza del Gesù
Manifestazione nazionale

 

Le contraddizioni causate dal dominio capitalistico ancora una volta stanno producendo crisi economica, rafforzamento della competizione tra le grandi potenze, aggressioni dirette ed indirette ai popoli dei Paesi più deboli e rafforzamento del militarismo. Ancora una volta si stanno creando le condizioni per un nuovo conflitto mondiale che tutte le classi dirigenti dicono di non volere ma che rafforzano ogni giorno di più con le loro scelte economiche, politiche e militari.

Le potenze occidentali, con capofila gli USA, per quanto in competizione anche tra di loro, perseguono al momento una politica unitaria nei confronti delle potenze emergenti di Russia e Cina ma soprattutto nella manomissione e aggressione verso i Paesi più deboli. Di tale politica unitaria la NATO è il dispositivo principale: uno strumento di convergenza e di coordinamento degli interessi dominanti dell'imperialismo euro-atlantico, uno strumento offensivo al servizio delle mire espansionistiche ed interventistiche delle grandi potenze occidentali, a scala planetaria, che tanti disastri stanno provocando in giro per il mondo. Dalla ex Jugoslavia all’Afghanistan, dall’Iraq alla Libia, passando per il sostegno ai cosiddetti “rivoltosi” di Ucraina e Siria, la Nato ha seminato morte e distruzione contro popolazioni e Paesi che non rappresentavano nessuna minaccia per l’Europa e per gli USA. 

Ma il crescente militarismo, la corsa agli armamenti da esso indotto e la militarizzazione dei territori degli stessi Paesi facenti parte della NATO si rivela essere un potente strumento in mano ai governanti e alle classi dirigenti per disciplinare anche le proprie popolazioni, per imporre una gestione sempre più autoritaria delle istituzioni, per ridurre le possibilità di ribellarsi alle conseguenze della crisi ed alle politiche che l’accompagnano a difesa dei grandi poteri economici finanziari ed industriali.

Per tale motivo la lotta contro la NATO rappresenta uno dei nodi principali per contrastare il crescente militarismo, la politica di aggressione e le spinte verso una Terza guerra mondiale.

Dal 3 ottobre fino al 6 novembre si svolgerà in Italia, Spagna e Portogallo la «Trident Juncture 2015» (TJ15), definita dallo U.S. Army Europe «la più grande esercitazione Nato dalla caduta del Muro di Berlino». Con 36 mila uomini, oltre 60 navi e 200 aerei da guerra di 33 paesi (28 Nato più 5 alleati), questa esercitazione servirà a testare la forza di rapido intervento  - Nato Response Force (NRF) - (circa 40mila effettivi) e soprattutto il suo corpo d’élite (5mila effettivi), la Very High Readiness Joint Task Force (VJTF), enfaticamente soprannominata “Spearhead” (punta di lancia), in grado di essere schierata in meno di 48 ore per rispondere “alle sfide alla sicurezza sui nostri fianchi meridionale e orientale.  In altre parole ad intervenire rapidamente, portando la “guerra preventiva”,  ovunque si ritengono minacciati gli interessi occidentali estendendo, quindi, l’azione della Nato ad ogni angolo del mondo. La TJ15 sarà guidata dal Joint Force Command Brunssum (Olanda).

Parteciperanno all’esercitazione, oltre ad alcune tra le maggiori organizzazioni internazionali e governative, anche varie associazioni cosiddette umanitarie e diverse ONG, a dimostrazione della funzione collaterale alle politiche interventiste delle grandi potenze che molte di esse svolgono. Soprattutto vi parteciperanno le industrie militari di 15 paesi pronte a fare altri profitti fornendo le nuove armi di cui la Nato avrà bisogno.

Sebbene rappresenti un appuntamento decisivo per certificare le nuove strategie interventiste, Trident Juncture 2015 non è la sola grande esercitazione militare messa in campo dalla Nato.

Dall’“esplosione” della crisi ucraina le esercitazioni a ridosso dei confini russi sono più che raddoppiate. Decine di migliaia di uomini e centinaia di mezzi hanno partecipato alle manovre aereo-navali nel mar Nero,  al largo delle coste sia di Romania e Bulgaria che della Georgia, nel mar Baltico, al largo della Norvegia e delle Repubbliche baltiche, rafforzando di fatto la presenza navale Nato. E ancora, esercitazioni terrestri in Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e nei Paesi baltici cui si sta accompagnando un crescente processo di riarmo con il trasferimento in questi Paesi di centinaia di carri armati, pezzi di artiglieria ed altri mezzi militari e l'avvio del programma di dispiegamento della cosiddetta “Difesa antimissile” in Polonia.

Una provocatoria stretta  militare sulla Russia che,  insieme alle pressioni sulla Cina con il dispiegarsi di mezzi militari nel Mar Cinese, aumenta il rischio di uno scontro diretto tra grandi potenze, portandoci dritti ad un nuovo conflitto militare internazionale.

Ma l’esercitazione è anche una prova di forza diretta a quei Paesi o pezzi di Paesi (ormai) riluttanti ad accettare supinamente il dominio dell’imperialismo.  E’ di appena qualche giorno fa il minaccioso appello che i principali membri della Nato, Italia in primis, hanno indirizzato “a tutte le fazioni libiche” perché arrivino ad un “governo di concordia nazionale che, in cooperazione con la comunità internazionale, possa garantire la sicurezza al Paese (alias  agli affari dei “nostri” imprenditori, al “nostro” petrolio, alle “nostre” coste) contro i gruppi di estremisti violenti che cercano di destabilizzarlo”. 

Un pretesto, quello del terrorismo e dell’ISIS, che, insieme alla lotta contro i trafficanti di esseri umani, serve a legittimare le guerre e le occupazioni militari in corso in alcuni Paesi e le nuove aggressioni, al Medio e Vicino Oriente come ai Paesi dell’Africa Nord e sub-sahariana. Il via libera alla missione navale EuNavForMed con cinque navi militari, due sottomarini, l’uso dei droni, tre elicotteri e un migliaio di soldati per bloccare la partenza dei migranti dalle coste libiche, è solo la fase preparatoria di un nuovo intervento in Libia di cui l’Italia si candida ad essere capofila. Così come l’annuncio da parte di Francia e Gran Bretagna dell’invio di aerei in Siria per bombardare ufficialmente le postazioni dell’ISIS, ma di fatto l’esercito siriano, è un salto di qualità in direzione di un’aggressione diretta alla Siria.

Come al solito le diplomazie dei governi occidentali si vestono da (presunti) pompieri dopo che hanno provveduto essi stessi ad appiccare l’incendio. Così ora si crea un allarme per l’arrivo di tanti immigrati come se le politiche di strozzinaggio e di rapina prima e di aggressione militare diretta ed indiretta poi, di cui sono stati artefici, non fossero la causa scatenante di questo enorme afflusso di immigrati. Così l’emergenza immigrati viene strumentalizzata per giustificare un ulteriore livello di militarizzazione e per creare consenso alle politiche interventiste facendo leva sulla più bieca propaganda razzista di cui in Italia è capofila la Lega di Salvini. Le orribili scene di morte, che, data la presenza dei  barconi, l’esercitazione nel Mediterraneo rischia di moltiplicare,  e la repressione di questi giorni verso chi fugge da guerra, fame e devastazione ambientale rendono ancora più doveroso uno schieramento netto al fianco degli immigrati ed una mobilitazione forte contro queste odiose campagne xenofobe. 

Opporsi alle esercitazioni per dire no alla politica di aggressione della Nato ed alla politica militarista del nostro governo è necessario.

Non possiamo essere complici della politica imperialista di distruzione e sfruttamento. Non possiamo più accettare che mentre ci chiedono continui sacrifici per “uscire dalla crisi economica”, mentre tagliano salari e pensioni, la sanità, la scuola, i trasporti, rendendo precaria la nostra stessa sopravvivenza, continuano a spendere miliardi per le spese militari che hanno ormai raggiunto cifre spaventose (la spesa militare italiana, secondo il SIPRI, nel 2014, è stata di circa 30 miliardi di dollari).

Non possiamo permettere che mentre si strozzano Paesi come la Grecia e si spendono centinaia di milioni per impedire l’arrivo dei migranti o per tenerli in lager come i CIE, ogni minuto si spendono nel mondo, con scopi militari, 3,4 milioni di dollari, 204 milioni ogni ora, 4,9 miliardi al giorno con il solo obiettivo di accrescere i profitti e difendere i privilegi delle classi dominanti.

L’esercitazione Trident Juncture 2015 vedrà il ruolo strategico del Jfc Naples, comando Nato (con quartier generale a Lago Patria, Napoli) agli ordini dell’ammiraglio USA Ferguson, che è a capo delle Forze navali USA in Europa e delle Forze navali del Comando Africa. Non è occasionale: il Jfc Naples, infatti, si alternerà annualmente con Brunssum (Olanda) nel  comando operativo della Nato Response Force, confermando il ruolo decisivo di Napoli nelle strategie dei comandi militari.

E’ per questo che, a partire dalla Sicilia (dove il governo tenta d’imporre l’entrata in funzione del micidiale Muos a Niscemi), dalla Sardegna, da Poggio Renatico (Ferrara), da Pratica di Mare e Pisa, tutti coinvolti nell’esercitazione, proponiamo di costruire insieme una forte mobilitazione contro la Trident Juncture, la militarizzazione dei territori e le politiche di guerra, su tutto il territorio nazionale da far confluire in una manifestazione nazionale a Napoli il 24 ottobre.

Anche negli altri Paesi coinvolti dall’esercitazione - ad es., a Saragoza e Barbate, in Spagna -  gli attivisti antimilitaristi hanno avviato una campagna di opposizione alle manovre Nato e stanno preparando mobilitazioni.

Lavoriamo sin da ora a coordinare le tante opposizioni che si daranno dentro e fuori dall’Italia per allargare e dare continuità ad un movimento contro la Nato e la guerra.

 

Napoli 24 ottobre 2015 Manifestazione Nazionale per dire:

       No all’esercitazione militare NATO “Trident Juncture 2015”

       No alle aggressioni militari e a qualsiasi ingerenza e manomissione portata avanti dalle potenze imperialiste

       No alla militarizzazione dei territori, alle servitù militari e alla devastazione ambientale

       No alle campagne razziste e xenofobe

       Si al diritto d’asilo europeo per tutti i profughi ed al diritto alla libera circolazione per tutti gli immigrati;

       Si al taglio delle spese militari e l’incremento delle spese sociali per: casa, lavoro, servizi sociali, reddito garantito, provvedimenti a difesa del territorio e dell’ambiente...

 

Napoli 01/10/15                                                 Per info, adesioni e contatti: assembleanowar.na@gmail.com

 

Promotori:

Alex Zanotelli Padre missionario comboniano

Comitato napoletano “Pace e disarmo”

Rete Napoli No War

 

Prime adesioni collettive:

Assadakah; Alba informazione; Associazione "La Città Felice" di Catania; Associazione Claudio Miccoli; Associazione Asper-Eritrea; Biblioteca Ramondino e Newiller – Napoli; Centro sociale ex Canapificio di Caserta; Circolo Vegetariano VV.TT.; Cobas Napoli; Collettivo Comunista (maxista-leninista) di Nuoro; Comitato BDS Campania; Comitato di Lotta per la Salute Mentale – Napoli;  Comitato sardo Gettiamo le Basi; Comitato di sostegno alla resistenza palestinese- Napoli; Comitato Ucraina Antifascista di Bologna;  Comitato Promotore coordinamento nazionale di solidarietà con il Donbasse e l’Ucraina antifascista; Confederazione Cobas Sicilia; Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia ONLUS; Comitato NO Base NATO Lago Patria; Comitato di base NoMuos/NoSigonella (Ct); Comitato No Muos No war di Piazza Armerina; Comitato No inceneritore San Salvatore Telesino; Comitato A Guardia dell'Ambiente Guardia Sanframondi; Comunità Palestinese della Campania; Cooperativa Sociale 'E Pappeci; Coordinamento campano per la gestione pubblica dell'Acqua; Coordinamento NoTriv Terra di Bari; C.S.O.A. Officina99-Lab.Occ.Ska; E la caserma crollò – Napoli; Ex Opg Occupato "Je so' Pazzo"; Esseblog; Fronte Palestina; IPRI - Rete CCP (Istituto Italiano di Ricerca per la Pace  -  Rete Corpi Civili di Pace); Forum mediterraneo forpeace; L’amico dolce – gruppo di volontariato; Laboratorio Politico Iskra; Laboratorio Politico Kamo; Mensa Occupata; Mondo senza Guerre e senza Violenza; Movimento di lotta per il lavoro Banchi Nuovi; Movimento immigrati e rifugiati di Caserta; Movimento No Muos; Peacelink Campania; Peacelink  Italia; Pax Christi Italia; Pax Christi Napoli; Partito della Rifondazione Comunista; Redazione www.ildialogo.org (Giovanni Sarubbi – direttore); Radio Vostok; Red Link; Rete antirazzista catanese; Rete antirazzista Napoli;  Rete campana salute e ambiente; Rete dei Comunisti; Rete No War – Roma; Rete nazionale Noi Saremo Tutto; Rete Radiè Resch – Gruppo di Salerno; Ross@; Scuola di Pace – Napoli; Si Cobas Napoli; Si Cobas Caserta; Sinistra anticapitalista Napoli; VAS (Verdi Ambiente e Società) NAPOLI; Laboratorio Zero81 – Napoli; Un ponte per…

 

Prime adesioni individuali

Alessandra Esposito, Impiegata – Roma; Alessandro Santoro - prete della comunità delle Piagge; Angelo Agrippa operatore culturale Napoli; Antonio Mangione giornalista Giugliano; Antonio Rega Giugliano; Antonella Santarelli, sociologo e scrittrice; Antonina Piras –Napoli; Antonio Mazzeo – mediattivista; Alfonso Pirozzi –Giugliano;  Bruno Antonio Bellerate Professore- Rocca di Papa (RM); Celeste Bucci -Prignano Cilento; Ciro Tello, Pozzuoli (NA); Tanio Uberto Gioino ingegnere Villaricca; Massimo Guida Padova; Claudia Berton, Verona (insegnante e scrittrice); Daniela Aluzzi impiegata Pozzuoli; Emanuela Maglione neuropsicomotricista Napoli; Fabrizio Cracolici - A.N.P.I. Nova Milanese (Monza e Brianza); Franceschino Nieddu  impiegato da Nuoro; Francesco Cacciapuoti studente universitario/attivista Movimento Polis; Francesco Musumeci – medico; Francesco Perrotti –Napoli; Gaia Parise Lago Patria; Gianluca Volpe, Ricercatore – Roma; Gianni Lixi Cagliari; Gigliola Izzo scrittora Lago Patria; Giuseppe Zambon Frankfurt; Giuseppe Aragno, storico Napoli; Guido Piccoli – giornalista; Luca Gatto Lago Patria; Luisa Cerqua agente di commercio Giugliano; Luigi Grillo- avvocato di Torre del Greco; Laura Tussi – PeaceLink; Maite (Maria Teresa Iervolino), Marco Armiero ricercatore Stoccolma; Prc Napoli; Marcello Console, Lanciano; Milena Roberti insegnante Napoli; Novella Palombo, Analista ambientale – Roma; Ottavio Iommelli medico Napoli; Pasquale Pirozzi- Parete; Pietro Evangelista ricercatore Napoli; Renato Calì Sviluppatore informatico – Napoli; Riccardo Troisi - Rete italiana disarmo; Roberto Sabia ricercatore Roma; Raffaele Gargiulo fisioterapista Napoli; Salvatore Giordano, sociologo, scrittore; Simone Colella, Ricercatore – Roma;

 

Prime adesioni di artisti

 

Associazione Illimitarte; Associazione Angeliblues; Capatosta; Juke Joint bb; Lino Vairetti musicista Napoli; Donato Corbo musicista Potenza; Lorenzo Federici musicista Napoli; Canio Loguercio artista Roma; Enzo Nini musicista Napoli; Brunella Selo musicista Napoli; Manuel Carotenuto musicista Napoli; Renato Federico musicista Napoli; Geremia Tierno musicista Napoli; Umberto Sirigatti musicista Napoli; Guido Migliaro musicista Napoli; Raffaele Cardone musicista Villaricca; Luciano Nini musicista Napoli; Maurizio Capone musicista Napoli; Daniele Sepe musicista Napoli; Rocco de Rosa musicista Roma; Gennaro Porcelli musicista Napoli; Mario Insenga musicista Arpino (Frosinone); Blue Stuff; Patrizio Esposito fotografo; Massimo Ferrante cantante-musicista; E Zezi Gruppo Operaio; Francesco Matarrese artista;

 

In vista della manifestazione del 24 e delle spese previste per tutta la campagna di mobilitazione, chiediamo ai singoli e agli organismi che hanno aderito all’appello di contribuire al sostengo economico delle iniziative in programma.

Gli eventuali versamenti si possono effettuare al contro corrente

Codice IBAN   IT77Z0335901600100000104273

Intestato a Cobas Confederazione dei Comitati di Base

specificando la causale: sostegno alla manifestazione del 24/10 No Trident 2015

 
Tridente Nato in Sardegna PDF Stampa E-mail

Il Tridente Nato cala sulla Sardegna con il suo carico di radioattività, veleni e illegalità

  •  
  •  Comitato Sardo Gettiamo le Basi
  •  
Il Tridente Nato cala sulla Sardegna con il suo carico di radioattività, veleni e illegalità

La Sardegna è come sempre il campo privilegiato delle manovre di guerra. Questa volta fanno le cose in grande. Ministra e generali pubblicizzano con orgoglio e soddisfazione l'esercitazione Trident Juncture: "Sarà la più imponente esercitazione Nato del dopoguerra". La durata è spaventosamente inconsueta, va dal 1/10 al 6/11, il teatro è impressionante, i poligoni della Sardegna -Quirra, Teulada, Decimo/Capo Frasca- operano coordinati con Spagna, Portogallo, Napoli, Sicilia. La ricca Europa ha scaricato nel suo sud gli addestramenti di morte che nessuno vuole nel suo territorio e l'Italia a sua volta li ha scaricati nel suo sud e soprattutto nell'isola colonia. Alla Sardegna, infatti, ha riservato il peggio del peggio, i bombardamenti terra, aria, mare a fuoco vivo con vero munizionamento di guerra.

Il Tridente Congiunto della Nato colpirà la Sardegna con una quantità "mai vista prima", così promettono, di missili all'amianto, al torio, all'uranio (munizionamento standard di Usa, Francia, Israele e altri Paesi partecipanti) e la miriade di veleni bellici, piombo, mercurio, fosforo, tnt, rdx, octol, criolite, difenilammina, etilcentralite, solo per citarne alcuni.

Il Tridente ci porterà, inevitabilmente, la crescita della devastazione ambientale, di leucemie, tumori e malformazioni genetiche eredità di oltre sessant'anni di perenni addestramenti di morte.

Il programma di esercitazioni, bocciato il 9 luglio dalla Regione Sardegna in sede CoMiPa (Comitato Misto Paritetico Stato Regione), ha avuto il via libera della Ministra alla Difesa il 25 settembre. La Regione ha 15 giorni di tempo per opporsi e sottoporre il decreto all'esame del Consiglio dei Ministri (90 giorni per pronunciarsi).

Però, il giorno 1 ottobre è partita la mega esercitazione Trident che, pertanto, si configura come illegale e abusiva data l'inosservanza delle procedure e dei tempi disposti dalle leggi che regolano la materia (L.898/76, L. 104/1990). L'emanazione del decreto all'ultimo minuto è un volgare trucco da quattro soldi per mettere la Sardegna davanti al fatto compiuto e meglio scipparla del diritto di opposizione e delle prerogative di legge.

L'assenza di reazioni del Governatore, della Giunta e del Consiglio accende il sospetto che lo scippo sia stato concordato con "lo scippato". Non sarebbe certo la prima volta, anzi sta diventando la prassi dell'Amministrazione regionale (deportazione degli insegnanti, Sblocca Italia ecc.). Il sospetto è rafforzato dalle interpretazioni filo ministeriali della L. 898/76 e 104/1990 che circolano nell'entourage del governatore Pd Pigliaru, bislacche e in palese contrasto con lo spirito, l'iter, le diciture della legge e, in particolare, con il combinato disposto dei commi 4,11 dell'art.3.

Favoleggiano su presunte procedure diverse per servitù ed esercitazioni, ignorano i precedenti storici e con afflato sadomasochista negano il diritto della Regione di opporsi alle decisioni ministeriali. Se le argomentazioni avessero fondamento, se chi le propone ci credesse veramente, allora graverebbe sulla Regione e soprattutto sui parlamentari sardi il dovere impellente di attivarsi per apportare le modifiche legislative mirate alla parità tra esigenze civili della Sardegna ed esigenze della Difesa, "l'armonizzazione" imposta dalla legge.

L'interpretazione filogovernativa, lesiva delle prerogative della RAS e degli interessi del popolo sardo, fa sentire la Casta libera dall'incombenza di contrastare i poteri forti, soprattutto se "amici", dai quali dipendono le personali carriere politiche e dirigenziali. Poco o niente interessa la sofferenza dei popoli contro i quali la Nato ha scatenato e scatenerà la macchina di guerra costringendo i sopravvissuti a una migrazione di dimensioni sconvolgenti. L'attaccamento canino al padrone e alle miserrime briciole del suo piatto impedisce persino di vedere gli "effetti collaterali" che colpiscono anche loro: il genocidio del popolo sardo con i veleni di poligono e con lo strangolamento economico della sottrazione di risorse, i tagli feroci alla spesa sociale per finanziare fallimentari avventure belliche.

La sudditanza, voluta, della Regione e delle elite di vario grado è comprovata dal ben più grave e nocivo persistere nel fingere d'ignorare l'obbligo imposto al ministro dalla stessa legge di procedere prontamente (dal 1990! ) all'equa ripartizione tra tutte le Regioni del carico militare concentrato in Sardegna in misura iniqua e abnorme (il 60% del demanio militare dell'Italia). Tutti i ministri dal 1990 ad oggi hanno evaso la legge, la Regione ha sempre mascherato l'assenza di azioni istituzionali con il silenzio o con infuocate dichiarazioni stampa su "l'ennesimo schiaffo dello Stato" mirate a tenere a bada il popolo presunto bue. Ci risparmino la solfa sull'arroganza dello Stato. Chi zerbino si fa da zerbino è usato!

Il governatore Pigliaru demolisca i nostri sospetti con gli atti istituzionali di sua competenza, eserciti il diritto di opposizione ai diktat ministeriali, dimostri che la Sardegna non è suddita compiacente più realista del re, tenga a mente che nel corso della sua storia millenaria non ha mai aggredito altri popoli, è nella sua cultura, codificato nel nostro dna, il principio "Se vuoi la pace prepara la pace". Oggi ha la possibilità e la capacità di DISARMARE IL TRIDENTE NATO, DISARMARE LA GUERRA.

 
Pisa, verso la manifestazione di Napoli del 24 ottobre 2015 PDF Stampa E-mail

Pisa. Presidio antimilitarista, verso la manifestazione di Napoli

  •  Rete dei Comunisti, Pax Christi, Ross@ Pisa, Associazione Politico Culturale "La Rossa" Lari, Circolo agorà Pisa, Elisabetta Zuccaro, consigliera comunale M5S Pisa, Manlio Dinucci, giornalista de Il Manifesto, Unione Sindacale di Base Pisa.
  •  
Pisa. Presidio antimilitarista, verso la manifestazione di Napoli

COSTRUIAMO ANCHE A PISA L'OPPOSIZIONE  ALL'ESERCITAZIONE NATO TRIDENT JUNCTURE 2015

PRESIDIO ANTIMILITARISTA SABATO 3 OTTOBRE A PISA IN CONTEMPORANEA CON L’INIZIO DELLE ESERCITAZIONI NATO. ORE 12 IN PIAZZA XX SETTEMBRE

VERSO LA MANIFESTAZIONE NAZIONALE DEL 24 OTTOBRE A NAPOLI

GUERRA ALLA GUERRA, 
Fuori l'Italia dalla Nato. 
Rompere le politiche imperialiste e guerrafondaie dell'Unione Europea. 

Sostenere la campagna No guerra / No NATO per un'Italia neutrale.

L'esercitazione Nato Trident Juncture 2015, che avrà luogo dal 3 ottobre al 6 novembre in Italia, Spagna e Portogallo si annuncia come una delle più grandi degli ultimi anni. 36 mila uomini, oltre 60 navi e 200 aerei da guerra di 33 paesi (28 Nato più 5 alleati) parteciperanno a questa esercitazione. Un congiunto di forze in grado di portare in tempi rapidi la “guerra preventiva” ovunque si ritiene siano minacciati gli interessi occidentali.

L’esercitazione sarà guidata dal Jfc Naples, comando Nato agli ordini dell’ammiraglio Usa Ferguson, a capo delle Forze navali Usa in Europa e delle Forze navali del Comando Africa, a conferma del ruolo strategico di Napoli per la NATO.

Oltre a Napoli saranno interessate dalle operazioni la base militare di Trapani Birgi, il complesso militare presente  Pisa e Livorno (la base USA di Camp Darby, l'Hub aeronautico dell’aeroporto Dall’Oro, il Comando delle Forze Speciali che ha sede nella caserma Folgore di Pisa).

L'esercitazione arriva in un momento in cui l'anello di fuoco delle guerre che circonda il polo imperialista europeo si fa sempre più incandescente: dalla Libia - dove la missione navale dell’Unione Europea “EuNavForMed” si prepara a una nuova aggressione militare - alla Siria, dove le aviazioni francese  e inglese sono pronte a bombardare, col pretesto della lotta al terrorismo, sino allo scenario ucraino, con i battaglioni neo nazisti inquadrati nell’esercito regolare a massacrare le popolazioni del Donbas. Il golpe in Ucraina del febbraio 2014, organizzato dagli USA e dall’Unione Europea, ha aperto la strada alla militarizzazione di tutto l'Est Europa, con massicce esercitazioni della NATO a ridosso dei confini russi.

Per sostenere questo sforzo militare si dilapidano enormi risorse economiche a favore dell’unica industria che in tempo di crisi sistemica funziona: quella delle armi. In un momento nel quale la disoccupazione dilaga, Stato sociale, salari e diritti sono sottoposti a un attacco senza precedenti, una risoluzione approvata dal Parlamento Europeo il 21 maggio 2015 chiede agli Stati membri di spendere per la difesa almeno il 2% del PIL, per rafforzare la “base tecnologica e industriale della difesa europea” e creare un “mercato comune della difesa”. Per l’Italia significherà aumentare la spesa militare da circa 70 milioni a oltre 100 milioni di euro al giorno (!).

Insieme alle proiezioni belliche all’estero e all’aumento astronomico delle spese militari, s’incrementa ogni giorno di più la militarizzazione dei territori degli stessi Paesi facenti parte della NATO.  Campagne scientifiche di terrore orchestrate da mass media e governi aprono la strada a una sempre maggior presenza dell’esercito (operazione strade sicure) e di tutte le forze dell’ordine nelle piazze e nelle strade delle nostre città. L’elemento militare deve divenire un tratto distintivo della vita sociale del paese, per preparare l’opinione pubblica all’escalation bellicista in atto.

Pisa in questi anni è divenuta una città laboratorio di questi processi di militarizzazione, ed anche per questo sarà coinvolta direttamente nella Trident Juncture 2015 non solo con l'Hub aeroportuale, la base USA di Camp Darby e il ComFoSe, ma anche attraverso la Scuola superiore di studi universitari e di perfezionamento Sant'Anna, fucina di pensiero al servizio delle strategie belliciste dell'Unione Europea e della Nato.

Per questi motivi proponiamo una prima mobilitazione cittadina contro TRIDENT JUNCTURE 2015, in sintonia con quelle che avranno luogo nelle prossime settimane a Napoli (Il 24 ottobre manifestazione nazionale: contropiano.org/articoli/item/32635 ), in Sicilia, in Sardegna, ma anche in Portogallo e in Spagna.

Chiamiamo i pacifisti, gli antimilitaristi, gli antimperialisti, i comunisti del nostro territorio a promuovere unitariamente un presidio per il prossimo sabato 3 Ottobre alle ore 12.00 in Piazza XX settembre, in coincidenza con l’inizio delle manovre militari della NATO.

Stiamo raccogliendo le adesioni di realtà e i singoli intenzionati a condividere la promozione di questa che ci auspichiamo sia la prima di una serie di iniziative sui nostri territori, con l’obiettivo di contribuire alla ricostruzione a livello locale, regionale e nazionale del movimento contro la guerra.  

Prime adesioni:

Rete dei Comunisti, Pax Christi, Ross@ Pisa, Associazione Politico Culturale "La Rossa" Lari, Circolo agorà Pisa, Elisabetta Zuccaro, consigliera comunale M5S Pisa, Manlio Dinucci, giornalista de Il Manifesto, Unione Sindacale di Base Pisa, Circolo Che Guevara di Ponsacco, SU LA TESTA l'altra Lombardia per il contropotere.

 

Tutte le realtà ed i singoli interessati possono inviare l’adesione a  Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo  o chiamare il 3384014989

 
Mobilitazione contro guerra, Nato e Trident PDF Stampa E-mail

Campania: monta la mobilitazione contro guerra, Nato e Trident

  •  Giovedì, 01 Ottobre 2015 08:16
  •  Comitato “No Base Nato” Lago Patria - Comitati No Trident
  •  20
Campania: monta la mobilitazione contro guerra, Nato e Trident

La base Nato di Giugliano (Lago Patria) sarà la regia del “Trident Juncture 2015” (TJ15), una gigantesca esercitazione militare che si terrà nel Mediterraneo (tra Italia, Spagna e Portogallo) dal 3 ottobre al 6 novembre; coinvolgerà 36.000 uomini, oltre 60 navi e 200 aerei da guerra di 33 paesi per testare la forza di rapido intervento che dovrà operare, nell’arco di 48 ore, su numerosi scenari internazionali a difesa degli interessi dei capitali occidentali.
Per simulare scenari bellici verranno sperperati in pochi giorni milioni di euro che si aggiungeranno alla montagna di soldi pubblici spesa ogni anno per armamenti e per occupare altri paesi con le cosiddette missioni umanitarie. L’Italia, nel solo 2014, ha bruciato circa 30 miliardi di dollari per la spesa militare. Si comprano armi nello stesso momento in cui si privano di sanità, trasporti, scuola e pensioni fasce sempre più estese di popolazione. 
Un ruolo decisivo in questa esercitazione, ma in generale nel coordinamento delle forze militari della NATO, è svolto dal quartiere generale del centro di comando NATO “Allied Joint Force Command”, con sede nella base di Lago Patria in Giugliano in Campania. Da lì partiranno tutti gli ordini necessari per l’esercitazione, così come quelli per i futuri interventi militari che interesseranno il Mediterraneo. 
Lago Patria (Giugliano) e Napoli diventano così non soltanto il “cervello” delle operazioni belliche, ma anche un obiettivo militare sensibile, mettendo a serio rischio l’incolumità delle popolazioni locali. 
La presenza di una simile base militare, inoltre, comporta anche l’installazione di potentissime apparecchiature radaristiche ad alto inquinamento elettromagnetico i cui effetti sulla salute sono gravissimi (rischio di tumori, leucemie, catarratte), senza contare gli effetti sulle apparecchiature elettriche (tra cui by-pass, pace-maker e apparecchiature ospedaliere) con cui i campi elettromagnetici interferiscono. 
Questa ulteriore fonte di inquinamento targato NATO incide pesantemente su un territorio già vessato da anni di saccheggio incontrollato da parte di sistemi criminali, imprenditori ed istituzioni compiacenti o “distratte”: milioni di ecoballe, decine di discariche pubbliche e private, lecite ed illecite, contenenti rifiuti tossico-nocivi che stanno compromettendo – forse definitivamente – il nostro territorio senza che le istituzioni intervengano seriamente per mettere fine a tale problema (gli incendi recenti della RESIT e del deposito giudiziario sono sintomatici di tale stallo). E ciò senza peraltro che la presenza dei numerosi militari presenti sul territorio abbia mai avuto alcun impatto virtuoso sull’economia locale né sull’occupazione, come ci hanno voluto far credere. 
Opponiamoci alla devastazione portata dalla Nato sul nostro territorio. Costruiamo un forte movimento di opposizione alle logiche militari e imperialiste, per evitare un sempre più possibile nuovo conflitto mondiale. 
Ieri, mercoledì 30 settembre alle ore 18,00 c/o la sede dei disoccupati organizzati-USB in via Camposcino, 67- Giugliano, si è tenuta un'assemblea in preparazione di: 
- Un presidio antimilitarista che si terrà il 3 ottobre alle ore 10:30 presso la base NATO di Lago Patria. 
- una manifestazione nazionale contro la guerra, l’operazione “TJ15” e per l’uscita dalla NATO del 24 ottobre a Napoli alle ore 14:30 partenza da Piazza del Gesù. 
Comitato “No Base Nato” Lago Patria - Comitati No Trident

 
Giochi di guerra NATO nel Mediterraneo PDF Stampa E-mail

Trampolino Italia per i giochi di guerra NATO nel Mediterraneo

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  •  Antonio Mazzeo
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Trampolino Italia per i giochi di guerra NATO nel Mediterraneo

“Per Trident Juncture 2015, l’attività addestrativa multinazionale che verrà effettuata il prossimo autunno, la NATO prevede al momento di impiegare, in Italia, complessivamente 41 aeromobili (di cui 15 appartenenti a Paesi dell’Alleanza e 26 italiani), un totale di circa 3.500 militari italiani (schierati tra Spagna, Portogallo e Italia), vari assetti navali in corso di definizione”. Lo ha precisato il sottosegretario alla Difesa Gioacchino Alfano, rispondendo in commissione a un’interrogazione di alcuni deputati del Movimento 5 Stelle (primo firmatario l’on. Gianluca Rizzo).
Trident Juncture, come espressamente dichiarato per bocca del Comando generale dell’Alleanza Atlantica, sarà “la più grande esercitazione NATO dalla fine della Guerra fredda ad oggi” e interesserà un’area geografica imponente, compresa tra il nord America, l’Oceano Atlantico, il Mediterraneo e i poligoni di guerra di Spagna, Portogallo, Italia, Belgio, Germania, Olanda e Norvegia. “L’esercitazione – ha spiegato il sottosegretario Alfano - effettuata con cadenza triennale, ogni volta con denominazione e luoghi di svolgimento diversi, costituisce un momento di coesione fondamentale e irrinunciabile per mantenere e, possibilmente, incrementare, l’interoperabilità tra i 28 Paesi dell’Alleanza e con i Partners. Quest’anno la sua valenza è di particolare importanza poiché rappresenta un tangibile segno di attenzione dell’Alleanza Atlantica verso i rischi presenti nell’area mediterranea ed è finalizzata, infine, a dimostrare la volontà collettiva di garantire una più ampia cornice di sicurezza ai Paesi del cosiddetto fianco Sud”.
Sempre secondo il governo, “a livello nazionale, il coinvolgimento prevede l’invio di elementi dell’Esercito in Spagna, Portogallo e a Capo Teulada, di assetti aerei dell’Aeronautica presso le basi di Trapani, Decimomannu, Pratica di Mare, Pisa, Amendola e Sigonella, mentre per la Marina Militare saranno presenti assetti navali inclusi nell’esercitazione nazionale Mare Aperto, collegata alla Trident Juncture 2015”. I giochi di guerra vedranno pure il coinvolgimento del Comando integrato della componente aerea (Joint Force Air Component Command - JFACC) dell’Aeronautica militare di Poggio Renatico (Ferrara), l’installazione che più di tutte ha assunto un ruolo strategico chiave nella gestione delle operazioni aeree e di controllo radar dell’Alleanza atlantica.
Trident Juncture 2015 sarà guidata dal Joint Task Force Command (JFC) di Brunssum (Olanda) e vedrà complessivamente la partecipazione di 36.000 militari, quasi duecento tra cacciabombardieri, aerei-spia e grandi velivoli cargo e una sessantina di unità navali di superficie e sottomarini. “Trident Juncture è finalizzata all’addestramento e alla verifica delle capacità dei suoi assetti aerei, terrestri, navali e delle forze speciali, nell’ambito di una forza ad elevata prontezza d’impiego e tecnologicamente avanzata, da utilizzare rapidamente ovunque sia necessario”, spiegano i vertici militari dell’Alleanza. “L’esercitazione simula uno scenario adattato alle nuove minacce, come la cyberwar e la guerra asimmetrica e rappresenta, inoltre, per gli alleati ed i partner, l’occasione per migliorare l’interoperabilità della NATO in un ambiente complesso ad alta conflittualità”.
Trentatre le nazioni presenti (i 28 membri NATO più 5 partner internazionali) e, in qualità di osservatori, dodici tra le maggiori organizzazioni internazionali, agenzie di cooperazione e Ong. La presenza delle maggiori istituzioni internazionali e di alcune organizzazioni non governative è stata fortemente voluta dai vertici alleati in vista dell’elaborazione delle nuove strategie militari globali. Il 15 luglio scorso, nel corso della conferenza stampa di presentazione dell’edizione 2015 di Trident Juncture, il generale Hans-Lothar Domröse ha fatto esplicito riferimento alla necessità che “attori militari e non-militari lavorino insieme, cercando di vincere la pace”. Come segnalato dal Comitato sardo No basi che ha programmato una serie di iniziative contro la mega esercitazione NATO, nella prima brochure ufficiale di Trident Juncture 2015 si poteva leggere che “l’obiettivo di ottenere la partecipazione di organizzazioni internazionali/ONG/Organizzazioni Governative serve a migliorare la capacità della NATO di interagire con i principali attori civili”. In precedenza, era stato anche diffuso un elenco delle istituzioni civili che avrebbero offerto la propria disponibilità a partecipare all’esercitazione, poi misteriosamente sparito dal sito web NATO. Nella special list comparivano  l’Unione Europea, l’Unione africana, il Comitato internazionale della Croce Rossa, diverse agenzie delle Nazioni Unite (OCAH - Coordinamento degli affari umanitari; PNUD  - Programma per lo Sviluppo; UNDSS - Dipartimento di Sicurezza delle Nazioni Unite; UNICEF; PMA - Programma Mondiale di Alimentazione; OIM - Organizzazione Internazionale per le Migrazioni); le ONG Save the Children, Assistência Médica Internacional Foundation, Human Rights Watch, World Vision; le agenzie nazionali alla “cooperazione” United States Agency for International Development (USAID), Department for International Development (DFID), Deutsche Gesellschaft für internationale Zusammenarbeit (GIZ), l’Agencia Española de Cooperación Internacional para el Desarrollo.
La prima fase di Trident Juncture ha preso il via il 26 settembre con l’allestimento nello scalo aereo spagnolo di Zaragoza di un polo logistico dove sono stati stipati sistemi d’arma, munizioni e viveri per le truppe NATO. Dal 3 al 16 ottobre sono previsti gli incontri di pianificazione dei principali Comandi alleati europei, mentre le esercitazioni vere e proprie si svolgeranno dal 21 ottobre al 6 novembre, principalmente nello spazio aereo e terrestre di Italia, Spagna e Portogallo e nelle acque del Mediterraneo centrale.
Il centro nodale delle operazioni aeree è stato affidato all’Italia. Le ultime misure per il coordinamento delle esercitazioni aeree sono state decise l’8 e il 9 settembre presso il Comando generale della attività aeree alleate (HQ AIRCOM) di Ramstein, Germania. “Più di 180 aerei di 16 paesi NATO e di 3 paesi partner NATO opereranno dalle basi aeree militari di Italia, Spagna e Portogallo”, riporta il comando di Ramstein. “Il direttore del Joint Force Air Component - JFAC di Poggio Renatico sarà l’ufficiale responsabile della direzione e del controllo delle esercitazioni aeree. Egli sarà supportato dai tre capi dei cosiddetti Controlli Operativi Locali o LOPSCON Air cells che saranno operativi nelle basi di rischiaramento di Beja, Albacete e Trapani per la gestione dei piani addestrativi. I LOPSCON Air dirigeranno e controlleranno localmente le esercitazioni aeree, monitoreranno quotidianamente il ritmo delle battaglie e si coordineranno con la nazione ospitante”.
“Gli assetti aerei - aggiunge l’HQ AIRCOM Ramstein – saranno utilizzati a supporto delle forze terrestri, marittime e speciali, conducendo missioni d’intelligence, sorveglianza e riconoscimento, di supporto aereo chiuso e trasporto truppe. Sono previste inoltre missioni di ricerca e soccorso del personale militare. Gli aerei NATO e dei paesi partner che condurranno l’addestramento a livello tattico includeranno i cacciabombardieri Eurofighter/Typhoon, Tornado, F-16, F-18, L-159, Mirage 2000, JAS-39 Gripen, i convertiplano MV-22, gli aerei da trasporto C-130, C-160 e Casa C-295, diversi aerei per il rifornimento di carburante in volo, quattro aerei radar di pronto allarme più alcuni elicotteri”.
Secondo quanto riferito in commissione difesa dal sottosegretario Alfano, a Trapani Birgi saranno rischierati, dal 21 ottobre al 6 novembre, 18 aerei italiani e 12 dell’Alleanza. “L’attività di volo si svolgerà, principalmente, nelle aree del mare Tirreno meridionale, limitando soltanto ai decolli e agli atterraggi l’impegno dello spazio aereo attestato sull’aeroporto di Trapani”, ha aggiunto Alfano. “Sin dalle prime fasi di pianificazione, a fine 2013, l’Italia aveva anticipato all’Alleanza una prima offerta di assetti, basi e poligoni che comprendevano anche l’aeroporto di Trapani per soddisfare le esigenze avanzate dalla NATO di disporre di adeguata capienza logistico-operativa e di evitare una eccessiva concentrazione di assetti in una sola Nazione o base”.
Appena tre mesi fa, la ministra della difesa Roberta Pinotti, rispondendo a un’interrogazione della senatrice Pamela Orrù (Pd), aveva fornito un dato diverso sulle componenti aeree NATO che opereranno dallo scalo aereo siciliano. “Presso la base del 37° Stormo dell’Aeronautica militare di Trapani-Birgi saranno rischierati 19 aerei italiani e 8 dell’Alleanza”, scrisse la ministra. “Gli aeromobili che prenderanno parte all’esercitazione decolleranno verso spazi aerei dedicati, il cui utilizzo è stato da tempo coordinato con l’Ente nazionale dell’aviazione civile (ENAC). Al fine di minimizzare l’impatto con l’attività di volo dell’aviazione commerciale si è concordato con l’ENAC di evitare lo svolgimento di attività addestrativa durante il fine settimana interessato e nel relativo arco notturno, ivi incluso il venerdì notte. I decolli avverranno in modo scaglionato, senza interferire in maniera significativa con il traffico aereo locale, peraltro, in una stagione dell’anno che registra bassa affluenza turistica”.
“La NATO – concludeva Roberta Pinotti - nell’ambito delle attività preparatorie di ogni esercitazione e, ovviamente, anche di quelle complesse a livello multinazionale, pone la massima attenzione nel definire ogni aspetto relativo alla sicurezza delle operazioni e dei voli, in ottemperanza di quanto previsto da fonti normative di diritto internazionale e nazionale attualmente in essere. Si ritiene opportuno evidenziare che nel periodo dell’esercitazione è prevista la presenza nei territori di Trapani e Marsala di circa 1.000 militari italiani e di altri militari provenienti da diversi Paesi della Nato, con positive ricadute per l’indotto economico dell’area”. In Sardegna, sui disastrosi effetti sul territorio, l’ambiente e l’economia generati dalle esercitazioni militari italiane, NATO ed extra-NATO esiste una bibliografia infinita. Ma anche in Sicilia occidentale in tanti ricordano ancora come le operazioni di bombardamento aereo in Libia del 2011 scatenate proprio da Trapani-Birgi - e la conseguente chiusura (prima totale e poi parziale) dello scalo al traffico passeggeri - causarono il crollo nell’affluenza annuale dei turisti e la perdita di decine di milioni di euro per gli operatori locali.

da http://antoniomazzeoblog.blogspot.it

 
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