Home arrow Appelli
Domenica, 4 Dicembre 2016
Menu redazione
Home
Chi siamo - Who we are
Dove siamo
Contatti-redazione
Notiziario
Comunicati
Appelli
Notizie dall'Italia
Notizie dal Mondo
English-Spanish-news

Condividi

Sezioni
Basi USA-NATO ITALIA
Link
APPROFONDIMENTI
INIZIATIVE
NOTIZIE
Multimedia
Galleria fotografica
Filmati
Mat.propaganda
Archivio per data
Visualizza archivio
Archivio news letter
Newsletter
Mailing Disarmiamoli


Ricevi HTML?


pace e guerra

sono di essenza diversa.
La loro pace e la loro guerra
son come vento e tempesta.
La guerra cresce dalla loro pace
come il figlio dalla madre.
Ha in faccia
i suoi lineamenti orridi.
La loro guerra uccide
quel che alla loro pace
è sopravvissuto.

B. Brecht

 

 
I piu' letti
Immagini nel sito
Eventi
<<  July 2012  >>
 Mo  Tu  We  Th  Fr  Sa  Su 
        1
  2  3  4  5  6  7  8
  9101112131415
16171819202122
23242526272829
3031     
Appelli
No all'occupazione militare della Sardegna PDF Stampa E-mail

A Foras, tagliate le reti di Capo Frasca, caricato il corteo



capofrasca

A due anni di distanza dalla grande manifestazione del 2014, di nuovo questa mattina un migliaio di di attivisti provenienti da tutta l’isola si sono dati appuntamento nell’oristanese per contestare ed invadere il poligono militare di Capo Frasca, per dire basta all’occupazione militare della Sardegna e all’uso del proprio territorio per i giochi di guerra e la produzione di morte.

A metà mattinata i militanti di vari movimenti contro l’occupazione militare, di gruppi e partiti della sinistra indipendentista sarda e di varie realtà territoriali e di lotta si sono concentrati nei pressi della località di Marceddì. Mentre alcune realtà studentesche hanno proclamato lo sciopero nelle scuole per questa mattina, a Marceddì sono arrivati pullman da Cagliari, Sulcis, Sassari, Oristano, Olbia, Siniscola, Nuoro, Marghine, Abbasanta ed altre località sarde. Presenti anche alcune delegazioni provenienti dall’Italia.

La data di oggi era stata decisa nei mesi scorsi dall'Assemblea del movimento contro la guerra e l’occupazione militare della Sardegna per protestare contro le continue esercitazioni in corso nel poligono dell'Aeronautica Militare Italiano, dove il 6° stormo si addestra anche con le bombe Mk, prodotte a Domusnovas nella fabbrica tedesca RWM, vendute poi all’Arabia Saudita e sganciate sui civili inermi nello Yemen. Il movimento “A Foras” (Fuori) ha così inteso rilanciare la sua battaglia per la chiusura di tutte le basi militari, per le bonifiche e per la restituzione delle terre alle comunità locali.

 

 

Verso le 11.30 il concentramento di è trasformato in corteo e la manifestazione ha cominciato a marciare verso la base militare, ampiamente blindata da centinaia di carabinieri e poliziotti in assetto antisommossa.

Man mano che il corteo si avvicinava al poligono al grido di “Andiamo a riprenderci Capo Frasca” la tensione è salita, visto che gli attivisti avevano dichiarato che era loro intenzione penetrare all’interno della base militare ed interrompere le esercitazioni. Durante tutta la mattinata numerosi sono stati i tentativi da parte dei manifestanti di introdursi all’interno del poligono, per lo più respinti dalle forze dell’ordine con cariche e lanci di lacrimogeni. Alle cariche una parte del corteo, che nel frattempo si era diviso in diversi gruppi per aggirare i blocchi e tentare l’assalto alle reti in più punti, ha reagito a sua volta lanciando pietre e zolle di terra contro Carabinieri e Polizia. A farne le spese, pare, anche il vice Questore di Cagliari Ferdinando Rossi che è stato colpito al volto da due sassi. Alcuni contusi e feriti dalle manganellate si contano ovviamente tra i manifestanti, alcuni dei quali hanno riportato ferite alla testa e alle braccia.

Alcuni manifestanti sono comunque riusciti a fare un buco nelle recinzioni e ad introdursi all’interno della base militare, prima di essere immediatamente aggrediti e sbattuti fuori da parte dei militari e dei ‘tutori dell’ordine’ schierati in gran numero a protezione della struttura militare. Un centinaio di manifestanti dopo una carica è stato a lungo completamente circondato da vari cordoni di agenti in tenuta antisommossa.

 

Luca Fiore

 
Armi italiane all'Arabia Saudita PDF Stampa E-mail


La Procura di Brescia apre inchiesta su armi italiane ad Arabia Saudita, soddisfazione di Rete Disarmo

La Rete Italiana per il Disarmo esprime la propria soddisfazione per la conferma di apertura di un'inchiesta, da parte della Procura di Brescia, sulle forniture di bombe italiane al regno saudita a seguito dell'esposto presentato da RID in diverse città italiane a Gennaio 2016. La notizia di possibile reato era relativa alla violazione dell'articolo 1 della legge 185/90 che vieta l'esportazione di armamenti verso Paesi in stato di conflitto armato e che violano i diritti umani. 

Rete Italiana per il Disarmo esplicita a riguardo la piena disponibilità a collaborare con i Magistrati di Brescia, in particolare con il dott. Salamone titolare del fascicolo.

La Procura di Brescia ha da qualche settimana dato avvio ad un'inchiesta relativamente alle forniture di bombe 'made in Italy' verso l'Arabia Saudita, con ipotesi di possibile violazione della legge 185 del 90. Lo riporta un articolo odierno del settimanale Panorama che conferma indiscrezioni precedenti e ribadisce l'importanza e la fondatezza dell'Esposto su tale questione presentato da Rete Disarmo a gennaio 2016 in diverse Procure d'Italia.

Armi Cagliari Arabia SauditaLe indagini, coordinate dal Magistrato bresciano dottor Fabio Salamone, non si sono limitate allo studio delle carte e delle notizie presenti nel testo di Esposto ma hanno già visto l'effettuazione di passi concreti di acquisizione diretta di nuove informazioni. Corroborate anche da documenti ufficiali del Governo tedesco(ricordiamo che la fabbrica RWM italia di Domusnovas da cui sono partite le bombe è di proprietà Rheinmetall) ottenuti dai ricercatori di Rete Disarmo e dimostranti la piena responsabilità italiana sulle (almeno) sei forniture dirette tra la Sardegna e Riad.

La Rete Italiana per il Disarmo esprime la soddisfazione per questa decisione della Procura di Brescia che permetterà di fare luce su un caso problematico di commercio di internazionale di armi, emblematico anche di molti altri accordi simili. La RID si mette a piena disposizione dei Magistrati - come già fatto in questi ultimi mesi - per fornire dati e informazioni utili all'inchiesta. Il nostro auspicio è che si arrivi finalmente ad un esplicito chiarimento a riguardo di meccanismi di autorizzazione dell'export militare che a nostro parere configurano da tempo una possibili violazioni della nostra normativa nazionale sul tema.

In particolare i risultati dell'inchiesta potranno poi rendere più trasparenti i profili di rapporto intercorrenti negli ultimi anni tra il nostro Governo e il Regno Saudita su questioni militari, di produzione armata e della difesa. Proprio ieri la Rete Disarmo aveva chiesto chiarimenti relativamente alla recente visita (inizio ottobre) della ministra Roberta Pinotti a Riad, che secondo fonti di stampa saudita aveva toccato anche aspetti relativi a contratti di fornitura per sistemi navali. Ricevendo come unica risposta un tweet del Ministero della Difesa paventante possibili querele (“Ministero pronto a querelare chi diffonde falsità”). Di fronte a tale risposta Rete Disarmo conferma la propria serenità perché nessuna falsità è stata diffusa da parte nostra: riteniamo al contrario che sia legittimo e anzi doveroso richiedere informazioni sui rapporti istituzionali di esponenti del nostro Governo con uno degli Stati maggiormente coinvolti nella guerra civile in Yemen. Un conflitto che, secondo ripetute prese di posizione delle Nazioni Unite, ha già portato a conseguenze catastrofiche per la popolazione, con una situazione così problematica da essere stata oggetto di una Risoluzione del febbraio 2016 del Parlamento europeo per «avviare un’iniziativa finalizzata all’imposizione da parte dell’UE di un embargo sulle armi nei confronti dell’Arabia Saudita». Già a quel tempo tale autorevole presa di posizione aveva costituito una prima conferma positiva della nostra scelta di presentare Esposti in diverse Procure italiane, non solo per sollecitare indagini su possibile violazione della legge 185 del 90 ma anche per valutare i profili di aderenza delle decisioni autorizzatorie ai principi e ai contenuti del Trattato Internazionale sugli Armamenti che l'Italia ha sottoscritto e ratificato (con unanimità di voto Parlamentare).

Per tutti questi motivi ribadiamo la nostra soddisfazione per la decisione della Procura di Brescia di recepire i contenuti della nostra segnalazione e far partire un'inchiesta su tutti gli episodi di invio ordigni dall'Italia all'Arabia Saudita. Rimaniamo in fiduciosa attesa dei prossimi, ulteriori sviluppi.

Esposto Arabia Saudita

 
Appello alla mobilitazione contro la guerra PDF Stampa E-mail
Appello alla mobilitazione contro la guerra
di Rete campana contro la guerra e il militarismo
Di fronte ad una situazione internazionale sempre più drammatica che vede un’escalation dell’aggressività occidentale sia nei teatri di guerra già aperti (Siria, Iraq, Yemen, Afghanistan, ecc) sia sul fronte Est nei confronti della Russia, il silenzio su questa tematica è assordante. Pensiamo sia necessario scuotere questo indifferentismo e prendere posizione contro le politiche di aggressione e di militarismo crescente, in primis del nostro governo. Sotto e in allegato trovate un appello della “rete campana contro la guerra e il militarismo” per costruire una manifestazione per metà dicembre.
Speriamo che tutti condividiate questa necessità e che non farete mancare, oltre alla vostra adesione, anche il vostro contributo organizzativo e di idee che aiutino a dare forza all’opposizione contro la guerra.
Rete campana contro la guerra e il militarismo
 
APPELLO ALLA MOBILITAZIONE
COSTRUIAMO L’OPPOSIZIONE ALLA GUERRA
Pochi giorni fa i Ministri Pinotti e Gentiloni, dopo le dichiarazioni del segretario generale della NATO Stoltenberg in un’intervista a La Stampa, hanno dovuto ammettere che nel summit della NATO tenutosi a luglio a Varsavia l’Italia si era impegnata ad inviare in Lettonia 140 soldati nell’ambito del definitivo dislocamento di quattro contingenti militari, da 4 a 5 mila uomini in totale, in Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia, in funzione antirussa.
Il 13 settembre, il governo Renzi, dopo l’invio di forze speciali, al fianco di quelle britanniche, presso Misurata, a difesa dei pozzi e delle infrastrutture petrolifere, ha deciso di mandare in Libia oltre 300 militari, di cui 200 paracadutisti della Folgore, supportati da una portaerei, uno stormo di cacciabombardieri, diversi droni e tre basi militari (Trapani, Gioia del Colle, Sigonella). La missione, ipocritamente spacciata come missione “medico-umanitaria” dal nome evocativo di Ippocrate, si configura a tutti gli effetti come una nuova avventura militare italiana in quel paese che l’aggressione occidentale del 2011 ha ridotto ad un pantano dove tutti contro tutti continuano tragicamente a combattere e morire. Non a caso, nella recente visita negli Usa, Renzi si è impegnato, su sollecitazione del suo capobanda, a fornire un impegno più consistente di truppe in Libia per poter  partecipare da protagonista alla spartizione delle spoglie di quel martoriato paese.
Proprio in queste ore, nell’attacco portato dalla coalizione internazionale per la presa di Mosul in Iraq,  i soldati italiani sono in prima linea. Si tratta dei 130 incursori del 17° stormo dell’Aeronautica dislocati a Erbil - che si trova a 80 chilometri dal teatro di guerra – e dei 500 militari impegnati a presidiare la diga di Mosul e a difendere la sede e gli uomini della ditta Trevi alla quale è affidata la messa in sicurezza dell’impianto.
L’anno prossimo l’Italia sarà nazione guida nel Vjtf (Very High Readiness Joint Task Force), la Task Force di azione ultrarapida, la "punta di lancia" in grado di intervenire in cinque giorni in caso di emergenza lungo la frontiera orientale. Il comando sarà quello di Lago Patria il Jfc Naples.
Infine, il governo, come è stato annunciato dallo stesso Renzi nel summit della NATO, per il 2016 ha aumentato del 20% gli investimenti nel settore Difesa proprio mentre continua a tagliare tutte le spese sociali.
Queste sono solo alcune delle notizie, le ultime, che riguardano l’operato del nostro governo e che anche ai più sordi e ciechi dovrebbero mostrare chiaramente il carattere imperialistico di questa proiezione internazionale dell’Italia, che nulla ha di difensivo né, tanto meno, di “umanitario”. Ma, nonostante la caterva di morti e di sangue a cui contribuisce l’attivismo renziano in politica estera, non abbiamo ascoltato una parola e meno che mai visto un moto di genuina opposizione al militarismo crescente di casa nostra. 
Eppure lo scenario internazionale mostra un pericoloso accentuarsi del confronto tra grandi potenze sempre più vicino alla possibilità di degenerare in un conflitto militare generalizzato che, nell’”era nucleare”, sarebbe ancora più nefasto di quelli precedenti. Le aree di attrito, concentrate soprattutto nel vicino oriente, riguardano in realtà l’intero panorama mondiale.
Lo schieramento occidentale con gli Usa in testa ed i vari alleati della Nato, più o meno disciplinati, spinge per un drastico ridimensionamento delle aspirazioni di Russia e Cina a raggiungere la posizione di potenze globali, proporzionale al loro crescente peso economico e militare.
Dall’“esplosione” della crisi ucraina le esercitazioni a ridosso dei confini russi sono più che raddoppiate. Decine di migliaia di uomini e centinaia di mezzi hanno partecipato alle manovre aereo-navali nel mar Nero,  al largo delle coste sia di Romania e Bulgaria che della Georgia, nel mar Baltico, al largo della Norvegia e delle Repubbliche baltiche, rafforzando di fatto la presenza navale Nato. E ancora, esercitazioni terrestri in Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e nei Paesi baltici accompagnate da un crescente riarmo di questi Paesi, l'avvio del programma di dispiegamento della cosiddetta “Difesa antimissile” in Polonia fino al definitivo dispiegamento delle migliaia di uomini sopra ricordato.
Una provocatoria stretta militare sulla Russia che è tra le motivazioni del pericoloso schieramento militare da parte di Putin che ci avvicina, tragicamente, ad un punto di non ritorno
La vicenda siriana è ancora più emblematica: fallito il tentativo di una rapida eliminazione di Assad e la successiva spartizione della Siria, grazie proprio alla scesa in campo della Russia, quella che è partita come una guerra combattuta per procura  si sta via via trasformando nell’arena dello scontro aperto tra gli Stati Uniti, insieme ai loro alleati, e la Russia. Messa ormai da parte la finta collaborazione contro l’ISIS, la battaglia di Aleppo ed i massacri quotidiani della popolazione vengono usati come una clava per giustificare la necessità di un intervento diretto dell’Occidente. E così, mentre si evidenziano i crimini di Assad e i bombardamenti sui civili della Russia, che pure ci sono, mentre si indicano entrambi come gli unici responsabili del non rispetto delle tregue anche in presenza di prove evidenti contro i cosiddetti ribelli, si mette la sordina sui massacri compiuti da quegli stessi “ribelli” e dalle forze occidentali ed alleate. E se le bombe americane sull’esercito siriano e sui civili sono derubricate ad errori o a effetti collaterali, si tace totalmente sulle morti prodotte dalle sanzioni occidentali al popolo siriano, si tace sulla carneficina di curdi, della Siria e della Turchia, portata avanti dall’alleato Erdogan così come sul macello quotidiano che l’altro alleato, l’Arabia Saudita, sta portando avanti in Yemen con la collaborazione dell’aviazione statunitense e con le armi fornite dall’Italia.
Forse, come ammettono gli stessi “esperti” e commentatori occidentali, saranno i risultati delle elezioni negli USA a determinare tempi e modi; sta di fatto, però, che siamo davanti ad un crinale molto pericoloso.
Oggi a pagare questa feroce competizione scatenata dalle potenze occidentali, a pagare questa infame politica che sta seminando morte, fame e distruzione, sono i popoli di queste aree del pianeta;  sono i milioni di profughi la cui unica colpa è fuggire da questi inferni, sono le migliaia di loro che muoiono nel deserto e nel Mediterraneo o finiscono imprigionati nei lager italiani ed europei o dei loro alleati. Tanto basterebbe per spingere ad una opposizione dura contro gli interventi militari in atto, ma ciò che stiamo rischiando è l’allargamento del conflitto a scala mondiale e non possiamo più rimanere in silenzio.
Non c’è lotta contro le politiche di austerity, contro il razzismo, contro il precariato o la “buona scuola”, che tenga se non ci battiamo, anche, o forse prima di tutto, contro le aggressioni ad altri popoli e contro il militarismo.
L’Italia è in prima fila in questa politica guerrafondaia e di aggressione, tanto attraverso la produzione e la vendita di micidiali armi di distruzione di massa (triplicata nell’ultimo anno), quanto attraverso la propria partecipazione alle missioni militari sempre più massicce e diffuse.
Con la scusa della lotta al terrorismo e dell’emergenza sicurezza determinata proprio dalla politica sino ad ora seguita, si procede anche qui, come negli altri Paesi occidentali, a passi da gigante verso una ulteriore militarizzazione dei territori, ed una asfissiante politica securitaria che in realtà serve come deterrente preventivo contro ogni manifestazione di opposizione contro il crescente sfruttamento ed il militarismo.
Il nemico, quindi, è in casa nostra.
Riteniamo che sia urgente una presa di parola ed una ripresa della mobilitazione contro questo clima di sciovinismo imperante e contro il militarismo crescente, per dissociarci ed opporci a questa politica di guerra dettata solo dalla logica di profitto che ci sta portando dritti verso un immane macello mondiale.
Invitiamo pertanto a far pervenire le adesioni per la costruzione di una mobilitazione da tenersi nel mese di dicembre in grado di ridare vigore ad un movimento contro la guerra ed il militarismo.
In direzione della costruzione di questa mobilitazione si terranno iniziative di denuncia e sensibilizzazione sul tema della guerra.
 
Rete campana contro la guerra e il militarismo
 
Sardegna contro occupazione militare PDF Stampa E-mail

A foras! Campeggio contro l’occupazione militare della Sardegna


aforas

 

La Sardegna è la regione più militarizzata in Europa, l’isola ospita servitù militari molto estese e diverse installazioni legate all’attività militare e all’economia di guerra oltre a essere interessata da esercitazioni militari e produzione di armi ormai da decenni. Quest’attività ha un impatto profondo sulle vite delle persone, sul loro diritto alla terra, sulla salute e l’ambiente. Le servitù militari occupano più di 35mila ettari, se consideriamo anche le servitù a mare la superficie totale è più grande di quella dell’isola intera, ci sono poligoni (Capo Frasca, Capo Teulada), un poligono per il test di nuove armi (Salto di Quirra), un aeroporto militare (Decimomannu), una fabbrica di bombe (Domusnovas) ecc.
Tuttavia, la lotta contro l’occupazione militare della Sardegna va avanti da altrettanto tempo, con momenti di grande forza e successo e altri meno.

Una nuova ondata di mobilitazioni è iniziata nel 2014, dopo una mobilitazione di massa conclusa dall’irruzione dentro la base militare del poligono di Capo Frasca, nel centro-ovest dell’isola. Questo episodio ha dato vita a una nuova fase delle lotte: sono nate assemblee e comitati, ci sono state chiamate per diverse azioni dirette, tra le quali quella che è riuscita a interrompere la Trident Juncture (un’importante esercitazione NATO) a Teulada, nel sud-ovest della Sardegna, nel novembre 2015.

Questi eventi hanno mostrato la necessità di portare e rafforzare l’organizzazione di un movimento radicato nei territori, decentrato e orizzontale che tenesse alto il livello di mobilitazione. Sono state organizzate tre assemblee generali (a Bauladu e Oristano, nel centro-ovest della Sardegna, in giugno del 2016, e a Lanusei, nel centro-est, nel luglio 2016), in seguito a un lungo tour di presentazioni e dibattiti in tutta l’isola.

Le assemblee hanno posto l’attenzione sulla necessità di approfondire una serie di temi, per migliorare e condividere la conoscenza dell’occupazione militare e delle possibili vie per liberarsene, e di organizzare collettivamente i prossimi passi della lotta. Questi incontri sono stati anche un’occasione per riunirsi in momenti di socializzazione e di messa in comune delle diverse esperienze, idee, pratiche provenienti dai diversi luoghi e dai percorsi dei partecipanti.

Il campeggio sarà un ulteriore passo per rafforzare le connessioni tra i diversi gruppi che lavorano su questi temi, per elaborare una conoscenza comune e condividere opinioni su diversi argomenti, oltre che per organizzare la prossima ondata di mobilitazioni a partire dai blocchi del prossimo autunno e le azioni dirette contro il complesso militare in Sardegna.

Ci sono sei argomenti principali che saranno discussi durante i workshops: (1) Contrastare la narrazione militarista nelle scuole elementari medie e superiori; (2) Economia, lavoro, salute, ambiente le ricadute sociali dell'occupazione militare; (3) La storia del movimento contro l'occupazione militare in Sardegna e gli scenari internazionali; (4) Le collaborazioni tra le università sarde e l'apparato militare; (5) la fabbrica di bombe di Domusnovas (RWM); (6) Comunicazione esterna arte e propaganda creare un immaginario per il movimento contro l'occupazione militare.

Il campeggio prevede anche molti momenti di socializzazione, tra i quali escursioni, proiezioni, concerti e dj set, oltre condividere responsabilità nell’organizzazione e nel funzionamento del campeggio. Questo, così come il rispetto reciproco e il lavorare assieme, è un aspetto altrettanto importante nella costruzione della nostra lotta comune.

 

Appello internazionale : https://aforascamp2016.noblogs.org/tzerriadas-internatzionalis-international-calls-nazioarteko-deiak-chiamate-internazionali-appels-internationaux-%D8%AF%D8%B9%D9%88%D8%A7%D8%AA-%D8%AF%D9%88%D9%84%D9%8A%D8%A9-llamadas-internaciona/

 

Mail:  Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

sito: aforascamp2016.noblogs.org
 

pagina fb: aforascamp2016

 
Sardegna, sit in contro la fabbrica di bombe PDF Stampa E-mail


Domusnovas 29 luglio, sit in contro la fabbrica di bombe


nobombe

VIVERE LIBERI DALLA NECESSITA’ DI FABBRICARE ARMI

STOP RWM

 

Lo stabilimento di Domusnovas, di proprietà della RWM s.p.a, settore della Rheinmetal Defense, ha un ruolo centrale nella produzione e vendita di armamenti e ordigni a paesi coinvolti in conflitti bellici in tutto il mondo.

–         40 milioni di euro il giro d’affari dell’export di armi e munizioni, bombe comprese, dalla Sardegna verso il resto del mondo nel 2015 (10 milioni in più rispetto al 2014)

–         4,6 milioni di euro in spedizioni di armi e munizioni partite dal sud Sardegna e dirette all’Arabia Saudita nel solo mese di marzo 2016 (dati Istat)

–         Oltre 6mila morti, di cui circa la metà tra la popolazione civile, oltre 20mila feriti e 685mila rifugiatidall’inizio del conflitto in Yemen (dati UNHC

 

CHI ASSISTE PASSIVAMENTE ALL’OFFESA DELLA NATURA UMANA NE È RESPONSABILE QUANTO IL DIRETTO ESECUTORE.

VENERDÌ 29 LUGLIO 2016 – ORE 5,30
SIT IN NEL PIAZZALE DI FRONTE ALLA FABBRICA RWM A DOMUSNOVAS

SALUTIAMO L’ALBA – FERMIAMO LE BOMBE

Campagna Stop Bombe RWM

 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Pross. > Fine >>

Risultati 1 - 9 di 247