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pace e guerra

sono di essenza diversa.
La loro pace e la loro guerra
son come vento e tempesta.
La guerra cresce dalla loro pace
come il figlio dalla madre.
Ha in faccia
i suoi lineamenti orridi.
La loro guerra uccide
quel che alla loro pace
è sopravvissuto.

B. Brecht

 

 
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Appelli
Napoli: 13 maggio/NO alla base NATO di Lago Patria/Giugliano PDF Stampa E-mail

Napoli. L’Italia si prepara alla guerra.

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L’Italia continua nella sua politica militarista e di aggressione. L’8 maggio in Sardegna e nel Mediterraneo Centrale ha preso il via l’esercitazione interforze e internazionale “Mare Aperto 2017”  che durerà 10 giorni.

Come apprendiamo dal sito del Ministero della difesa (http://www.difesa.it/Primo_Piano/Pagine/Mediterraneo_Centrale_al_via_l_esercitazione_Mare_Aperto.aspx)

All’esercitazione “Mare Aperto” – primo evento addestrativo complesso annuale della Marina Militare italiana condotta dal Comandante in Capo della Squadra Navale– partecipano anche assetti dell’Esercito e dell’Aeronautica Militare, oltre a unità navali dei due gruppi permanenti della NATO e della Forza Marittima Europea.

In mare oltre alla portaerei Cavour, con i velivoli AV8B imbarcati, navi e sommergibili della Marina Militare e 11 navi provenienti da Canada, Francia, Polonia, Portogallo, Spagna e Turchia, inquadrate nei Gruppi marittimi permanenti della NATO e nella Forza Marittima Europea.

La Marina, inoltre, schiererà la Brigata Marina San Marco. Prenderanno parte all’esercitazione anche velivoli TornadoAMXCAEWPredatorKC 767 dell’Aeronautica Militare nonché il reggimento Lagunari, elicotteri AW-129, un posto comando di artiglieria terrestre ed un posto comando di artiglieria antiaerea dell’Esercito Italiano…..La “Mare Aperto” integra anche l’esercitazione di contromisure mine IT MINEX, coinvolgendo il comando delle Forze di Contromisure Mine della Marina e la forza permanente di contromisure mine della NATO. L’iniziativa è mirata all’addestramento complesso della Marina Militare, in particolare, e delle Forze Armate in generale, finalizzata al mantenimento di elevati standard di interoperabilità ed integrazione delle forze nazionali e NATO, per la sicurezza marittima comune dell'Italia, europea e dell’Alleanza Atlantica”.

Nonostante persino il  Comipa (Comitato misto paritetico sulle servitù militari) avesse bocciato nel dicembre scorso il calendario delle esercitazioni militari previste nei poligoni della Sardegna, il ministro della Difesa Roberta Pinotti lo ha imposto d'imperio.

Ancora una volta le prime vittime dei ‘giochi di guerra’ sono i sardi. Nonostante la smisurata dimensione di demanio e servitù militare già a disposizione, questa esercitazione, che si protrarrà fino al 20 maggio, oltre a militarizzare completamente il porto di Cagliari (dove sono presenti ben 23 navi da guerra), impone restrizioni militari in tutto il mare sardo sia ai pescherecci che alle imbarcazioni commerciali e turistiche.   

Le associazioni dei pescatori e gli antimilitaristi sardi hanno già annunciato proteste contro il programma ‘Mare aperto’. Tocca anche a noi fare la nostra parte.

Contro le aggressioni agli altri popoli

Contro l’aumento delle spese militari e le politiche interventiste del governo italiano

Contro la presenza di tutte le basi militari

Per il ritiro immediato delle truppe italiane all’estero

Riprendiamo la lotta contro la guerra ed il militarismo

Diciamo No a Napoli base di guerra

Sabato 13 maggio ore 10,30

Presidio

alla base NATO di Lago Patria/Giugliano – Napoli

per saperne di più:

http://www.aviation-report.com/esercitazione-mare-aperto-2017/

http://www.sardiniapost.it/cronaca/giochi-guerra-nel-mare-cagliari-via-allesercitazione-interforze-mare-aperto/

http://www.youtg.net/v3/index.php/top-news/432-grandi-giochi-di-guerra-in-mare-porto-di-cagliari-militarizzato-divieti-da-teulada-a-costa-rei-ecco-tutte-le-mappe

http://www.sardiniapost.it/politica/esercitazioni-militari-pacifisti-si-mobilitano-stop-mare-aperto/

 
Fermare la guerra, uscire dai trattati UE PDF Stampa E-mail

Fermare la guerra, uscire dai trattati



Eurostop a roma (striscione)

Era nell’aria da anni, ma è arrivato soltanto ora… Il bombardamento americano di una base siriana inaugura la santificazione di Donald Trump agli occhi dell’opinione pubblica europea e della parte dell’elettorato americano fin qui a lui ostile, lancia un avvertimento alla Cina (il presidente Xi era a Washington proprio nelle stesse ore) e alla Corea, segnala a Mosca che l’unica soluzione possibile alla crisi siriana sarà una spartizione tra aree di influenza.

Colpisce per la reazione delle capitali europee – “quella di Washington è una reazione proporzionata” all’ancora non chiarito episodio dell’ospedale colpito da armi chimiche (l’Onu non ha ancora effettuato ispezioni, come previsto dal trattato internazionale che ha messo al bando le armi chimiche) – conferma la piena compartecipazione politica dell’Unione Europea a un avventurismo militare e imperialista che in Medio Oriente, che fin qui ha distrutto strutture statali, innescato guerre civili, alimentato (finanziato ed armato) formazioni terroristiche e provocato milioni di profughi.

E’ una conferma anche delle ragioni della manifestazione del 25 marzo contro i 27 capi di stato europei riuniti a Roma, per legare insieme una maggiore integrazione basata su incremento della spesa militare e le politiche di austerità che hanno impoverito – seppure in modo molto disuguale – tutti i popoli stretti nella gabbia della Ue, grazie anche alla moneta unica e all’alleanza subordinata all’interno della Nato. Portare fuori l'Italia dalla escalation di guerra vuol dire sottrarla agli automatismi militari, politici e diplomatici previsti da Trattati che hanno portato il paese dentro guerre e conflitti ancora prima che il Parlamento ne potesse discutere. Per queste ragioni oggi più che mai Eurostop afferma la necessità di rompere con l'Euro, la UE e la NATO e chiama alla mobilitazione popolare e democratica per fermare la nuova escalation guerrafondaia"

 
No all'occupazione militare della Sardegna PDF Stampa E-mail

A Foras, tagliate le reti di Capo Frasca, caricato il corteo



capofrasca

A due anni di distanza dalla grande manifestazione del 2014, di nuovo questa mattina un migliaio di di attivisti provenienti da tutta l’isola si sono dati appuntamento nell’oristanese per contestare ed invadere il poligono militare di Capo Frasca, per dire basta all’occupazione militare della Sardegna e all’uso del proprio territorio per i giochi di guerra e la produzione di morte.

A metà mattinata i militanti di vari movimenti contro l’occupazione militare, di gruppi e partiti della sinistra indipendentista sarda e di varie realtà territoriali e di lotta si sono concentrati nei pressi della località di Marceddì. Mentre alcune realtà studentesche hanno proclamato lo sciopero nelle scuole per questa mattina, a Marceddì sono arrivati pullman da Cagliari, Sulcis, Sassari, Oristano, Olbia, Siniscola, Nuoro, Marghine, Abbasanta ed altre località sarde. Presenti anche alcune delegazioni provenienti dall’Italia.

La data di oggi era stata decisa nei mesi scorsi dall'Assemblea del movimento contro la guerra e l’occupazione militare della Sardegna per protestare contro le continue esercitazioni in corso nel poligono dell'Aeronautica Militare Italiano, dove il 6° stormo si addestra anche con le bombe Mk, prodotte a Domusnovas nella fabbrica tedesca RWM, vendute poi all’Arabia Saudita e sganciate sui civili inermi nello Yemen. Il movimento “A Foras” (Fuori) ha così inteso rilanciare la sua battaglia per la chiusura di tutte le basi militari, per le bonifiche e per la restituzione delle terre alle comunità locali.

 

 

Verso le 11.30 il concentramento di è trasformato in corteo e la manifestazione ha cominciato a marciare verso la base militare, ampiamente blindata da centinaia di carabinieri e poliziotti in assetto antisommossa.

Man mano che il corteo si avvicinava al poligono al grido di “Andiamo a riprenderci Capo Frasca” la tensione è salita, visto che gli attivisti avevano dichiarato che era loro intenzione penetrare all’interno della base militare ed interrompere le esercitazioni. Durante tutta la mattinata numerosi sono stati i tentativi da parte dei manifestanti di introdursi all’interno del poligono, per lo più respinti dalle forze dell’ordine con cariche e lanci di lacrimogeni. Alle cariche una parte del corteo, che nel frattempo si era diviso in diversi gruppi per aggirare i blocchi e tentare l’assalto alle reti in più punti, ha reagito a sua volta lanciando pietre e zolle di terra contro Carabinieri e Polizia. A farne le spese, pare, anche il vice Questore di Cagliari Ferdinando Rossi che è stato colpito al volto da due sassi. Alcuni contusi e feriti dalle manganellate si contano ovviamente tra i manifestanti, alcuni dei quali hanno riportato ferite alla testa e alle braccia.

Alcuni manifestanti sono comunque riusciti a fare un buco nelle recinzioni e ad introdursi all’interno della base militare, prima di essere immediatamente aggrediti e sbattuti fuori da parte dei militari e dei ‘tutori dell’ordine’ schierati in gran numero a protezione della struttura militare. Un centinaio di manifestanti dopo una carica è stato a lungo completamente circondato da vari cordoni di agenti in tenuta antisommossa.

 

Luca Fiore

 
Armi italiane all'Arabia Saudita PDF Stampa E-mail


La Procura di Brescia apre inchiesta su armi italiane ad Arabia Saudita, soddisfazione di Rete Disarmo

La Rete Italiana per il Disarmo esprime la propria soddisfazione per la conferma di apertura di un'inchiesta, da parte della Procura di Brescia, sulle forniture di bombe italiane al regno saudita a seguito dell'esposto presentato da RID in diverse città italiane a Gennaio 2016. La notizia di possibile reato era relativa alla violazione dell'articolo 1 della legge 185/90 che vieta l'esportazione di armamenti verso Paesi in stato di conflitto armato e che violano i diritti umani. 

Rete Italiana per il Disarmo esplicita a riguardo la piena disponibilità a collaborare con i Magistrati di Brescia, in particolare con il dott. Salamone titolare del fascicolo.

La Procura di Brescia ha da qualche settimana dato avvio ad un'inchiesta relativamente alle forniture di bombe 'made in Italy' verso l'Arabia Saudita, con ipotesi di possibile violazione della legge 185 del 90. Lo riporta un articolo odierno del settimanale Panorama che conferma indiscrezioni precedenti e ribadisce l'importanza e la fondatezza dell'Esposto su tale questione presentato da Rete Disarmo a gennaio 2016 in diverse Procure d'Italia.

Armi Cagliari Arabia SauditaLe indagini, coordinate dal Magistrato bresciano dottor Fabio Salamone, non si sono limitate allo studio delle carte e delle notizie presenti nel testo di Esposto ma hanno già visto l'effettuazione di passi concreti di acquisizione diretta di nuove informazioni. Corroborate anche da documenti ufficiali del Governo tedesco(ricordiamo che la fabbrica RWM italia di Domusnovas da cui sono partite le bombe è di proprietà Rheinmetall) ottenuti dai ricercatori di Rete Disarmo e dimostranti la piena responsabilità italiana sulle (almeno) sei forniture dirette tra la Sardegna e Riad.

La Rete Italiana per il Disarmo esprime la soddisfazione per questa decisione della Procura di Brescia che permetterà di fare luce su un caso problematico di commercio di internazionale di armi, emblematico anche di molti altri accordi simili. La RID si mette a piena disposizione dei Magistrati - come già fatto in questi ultimi mesi - per fornire dati e informazioni utili all'inchiesta. Il nostro auspicio è che si arrivi finalmente ad un esplicito chiarimento a riguardo di meccanismi di autorizzazione dell'export militare che a nostro parere configurano da tempo una possibili violazioni della nostra normativa nazionale sul tema.

In particolare i risultati dell'inchiesta potranno poi rendere più trasparenti i profili di rapporto intercorrenti negli ultimi anni tra il nostro Governo e il Regno Saudita su questioni militari, di produzione armata e della difesa. Proprio ieri la Rete Disarmo aveva chiesto chiarimenti relativamente alla recente visita (inizio ottobre) della ministra Roberta Pinotti a Riad, che secondo fonti di stampa saudita aveva toccato anche aspetti relativi a contratti di fornitura per sistemi navali. Ricevendo come unica risposta un tweet del Ministero della Difesa paventante possibili querele (“Ministero pronto a querelare chi diffonde falsità”). Di fronte a tale risposta Rete Disarmo conferma la propria serenità perché nessuna falsità è stata diffusa da parte nostra: riteniamo al contrario che sia legittimo e anzi doveroso richiedere informazioni sui rapporti istituzionali di esponenti del nostro Governo con uno degli Stati maggiormente coinvolti nella guerra civile in Yemen. Un conflitto che, secondo ripetute prese di posizione delle Nazioni Unite, ha già portato a conseguenze catastrofiche per la popolazione, con una situazione così problematica da essere stata oggetto di una Risoluzione del febbraio 2016 del Parlamento europeo per «avviare un’iniziativa finalizzata all’imposizione da parte dell’UE di un embargo sulle armi nei confronti dell’Arabia Saudita». Già a quel tempo tale autorevole presa di posizione aveva costituito una prima conferma positiva della nostra scelta di presentare Esposti in diverse Procure italiane, non solo per sollecitare indagini su possibile violazione della legge 185 del 90 ma anche per valutare i profili di aderenza delle decisioni autorizzatorie ai principi e ai contenuti del Trattato Internazionale sugli Armamenti che l'Italia ha sottoscritto e ratificato (con unanimità di voto Parlamentare).

Per tutti questi motivi ribadiamo la nostra soddisfazione per la decisione della Procura di Brescia di recepire i contenuti della nostra segnalazione e far partire un'inchiesta su tutti gli episodi di invio ordigni dall'Italia all'Arabia Saudita. Rimaniamo in fiduciosa attesa dei prossimi, ulteriori sviluppi.

Esposto Arabia Saudita

 
Appello alla mobilitazione contro la guerra PDF Stampa E-mail
Appello alla mobilitazione contro la guerra
di Rete campana contro la guerra e il militarismo
Di fronte ad una situazione internazionale sempre più drammatica che vede un’escalation dell’aggressività occidentale sia nei teatri di guerra già aperti (Siria, Iraq, Yemen, Afghanistan, ecc) sia sul fronte Est nei confronti della Russia, il silenzio su questa tematica è assordante. Pensiamo sia necessario scuotere questo indifferentismo e prendere posizione contro le politiche di aggressione e di militarismo crescente, in primis del nostro governo. Sotto e in allegato trovate un appello della “rete campana contro la guerra e il militarismo” per costruire una manifestazione per metà dicembre.
Speriamo che tutti condividiate questa necessità e che non farete mancare, oltre alla vostra adesione, anche il vostro contributo organizzativo e di idee che aiutino a dare forza all’opposizione contro la guerra.
Rete campana contro la guerra e il militarismo
 
APPELLO ALLA MOBILITAZIONE
COSTRUIAMO L’OPPOSIZIONE ALLA GUERRA
Pochi giorni fa i Ministri Pinotti e Gentiloni, dopo le dichiarazioni del segretario generale della NATO Stoltenberg in un’intervista a La Stampa, hanno dovuto ammettere che nel summit della NATO tenutosi a luglio a Varsavia l’Italia si era impegnata ad inviare in Lettonia 140 soldati nell’ambito del definitivo dislocamento di quattro contingenti militari, da 4 a 5 mila uomini in totale, in Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia, in funzione antirussa.
Il 13 settembre, il governo Renzi, dopo l’invio di forze speciali, al fianco di quelle britanniche, presso Misurata, a difesa dei pozzi e delle infrastrutture petrolifere, ha deciso di mandare in Libia oltre 300 militari, di cui 200 paracadutisti della Folgore, supportati da una portaerei, uno stormo di cacciabombardieri, diversi droni e tre basi militari (Trapani, Gioia del Colle, Sigonella). La missione, ipocritamente spacciata come missione “medico-umanitaria” dal nome evocativo di Ippocrate, si configura a tutti gli effetti come una nuova avventura militare italiana in quel paese che l’aggressione occidentale del 2011 ha ridotto ad un pantano dove tutti contro tutti continuano tragicamente a combattere e morire. Non a caso, nella recente visita negli Usa, Renzi si è impegnato, su sollecitazione del suo capobanda, a fornire un impegno più consistente di truppe in Libia per poter  partecipare da protagonista alla spartizione delle spoglie di quel martoriato paese.
Proprio in queste ore, nell’attacco portato dalla coalizione internazionale per la presa di Mosul in Iraq,  i soldati italiani sono in prima linea. Si tratta dei 130 incursori del 17° stormo dell’Aeronautica dislocati a Erbil - che si trova a 80 chilometri dal teatro di guerra – e dei 500 militari impegnati a presidiare la diga di Mosul e a difendere la sede e gli uomini della ditta Trevi alla quale è affidata la messa in sicurezza dell’impianto.
L’anno prossimo l’Italia sarà nazione guida nel Vjtf (Very High Readiness Joint Task Force), la Task Force di azione ultrarapida, la "punta di lancia" in grado di intervenire in cinque giorni in caso di emergenza lungo la frontiera orientale. Il comando sarà quello di Lago Patria il Jfc Naples.
Infine, il governo, come è stato annunciato dallo stesso Renzi nel summit della NATO, per il 2016 ha aumentato del 20% gli investimenti nel settore Difesa proprio mentre continua a tagliare tutte le spese sociali.
Queste sono solo alcune delle notizie, le ultime, che riguardano l’operato del nostro governo e che anche ai più sordi e ciechi dovrebbero mostrare chiaramente il carattere imperialistico di questa proiezione internazionale dell’Italia, che nulla ha di difensivo né, tanto meno, di “umanitario”. Ma, nonostante la caterva di morti e di sangue a cui contribuisce l’attivismo renziano in politica estera, non abbiamo ascoltato una parola e meno che mai visto un moto di genuina opposizione al militarismo crescente di casa nostra. 
Eppure lo scenario internazionale mostra un pericoloso accentuarsi del confronto tra grandi potenze sempre più vicino alla possibilità di degenerare in un conflitto militare generalizzato che, nell’”era nucleare”, sarebbe ancora più nefasto di quelli precedenti. Le aree di attrito, concentrate soprattutto nel vicino oriente, riguardano in realtà l’intero panorama mondiale.
Lo schieramento occidentale con gli Usa in testa ed i vari alleati della Nato, più o meno disciplinati, spinge per un drastico ridimensionamento delle aspirazioni di Russia e Cina a raggiungere la posizione di potenze globali, proporzionale al loro crescente peso economico e militare.
Dall’“esplosione” della crisi ucraina le esercitazioni a ridosso dei confini russi sono più che raddoppiate. Decine di migliaia di uomini e centinaia di mezzi hanno partecipato alle manovre aereo-navali nel mar Nero,  al largo delle coste sia di Romania e Bulgaria che della Georgia, nel mar Baltico, al largo della Norvegia e delle Repubbliche baltiche, rafforzando di fatto la presenza navale Nato. E ancora, esercitazioni terrestri in Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e nei Paesi baltici accompagnate da un crescente riarmo di questi Paesi, l'avvio del programma di dispiegamento della cosiddetta “Difesa antimissile” in Polonia fino al definitivo dispiegamento delle migliaia di uomini sopra ricordato.
Una provocatoria stretta militare sulla Russia che è tra le motivazioni del pericoloso schieramento militare da parte di Putin che ci avvicina, tragicamente, ad un punto di non ritorno
La vicenda siriana è ancora più emblematica: fallito il tentativo di una rapida eliminazione di Assad e la successiva spartizione della Siria, grazie proprio alla scesa in campo della Russia, quella che è partita come una guerra combattuta per procura  si sta via via trasformando nell’arena dello scontro aperto tra gli Stati Uniti, insieme ai loro alleati, e la Russia. Messa ormai da parte la finta collaborazione contro l’ISIS, la battaglia di Aleppo ed i massacri quotidiani della popolazione vengono usati come una clava per giustificare la necessità di un intervento diretto dell’Occidente. E così, mentre si evidenziano i crimini di Assad e i bombardamenti sui civili della Russia, che pure ci sono, mentre si indicano entrambi come gli unici responsabili del non rispetto delle tregue anche in presenza di prove evidenti contro i cosiddetti ribelli, si mette la sordina sui massacri compiuti da quegli stessi “ribelli” e dalle forze occidentali ed alleate. E se le bombe americane sull’esercito siriano e sui civili sono derubricate ad errori o a effetti collaterali, si tace totalmente sulle morti prodotte dalle sanzioni occidentali al popolo siriano, si tace sulla carneficina di curdi, della Siria e della Turchia, portata avanti dall’alleato Erdogan così come sul macello quotidiano che l’altro alleato, l’Arabia Saudita, sta portando avanti in Yemen con la collaborazione dell’aviazione statunitense e con le armi fornite dall’Italia.
Forse, come ammettono gli stessi “esperti” e commentatori occidentali, saranno i risultati delle elezioni negli USA a determinare tempi e modi; sta di fatto, però, che siamo davanti ad un crinale molto pericoloso.
Oggi a pagare questa feroce competizione scatenata dalle potenze occidentali, a pagare questa infame politica che sta seminando morte, fame e distruzione, sono i popoli di queste aree del pianeta;  sono i milioni di profughi la cui unica colpa è fuggire da questi inferni, sono le migliaia di loro che muoiono nel deserto e nel Mediterraneo o finiscono imprigionati nei lager italiani ed europei o dei loro alleati. Tanto basterebbe per spingere ad una opposizione dura contro gli interventi militari in atto, ma ciò che stiamo rischiando è l’allargamento del conflitto a scala mondiale e non possiamo più rimanere in silenzio.
Non c’è lotta contro le politiche di austerity, contro il razzismo, contro il precariato o la “buona scuola”, che tenga se non ci battiamo, anche, o forse prima di tutto, contro le aggressioni ad altri popoli e contro il militarismo.
L’Italia è in prima fila in questa politica guerrafondaia e di aggressione, tanto attraverso la produzione e la vendita di micidiali armi di distruzione di massa (triplicata nell’ultimo anno), quanto attraverso la propria partecipazione alle missioni militari sempre più massicce e diffuse.
Con la scusa della lotta al terrorismo e dell’emergenza sicurezza determinata proprio dalla politica sino ad ora seguita, si procede anche qui, come negli altri Paesi occidentali, a passi da gigante verso una ulteriore militarizzazione dei territori, ed una asfissiante politica securitaria che in realtà serve come deterrente preventivo contro ogni manifestazione di opposizione contro il crescente sfruttamento ed il militarismo.
Il nemico, quindi, è in casa nostra.
Riteniamo che sia urgente una presa di parola ed una ripresa della mobilitazione contro questo clima di sciovinismo imperante e contro il militarismo crescente, per dissociarci ed opporci a questa politica di guerra dettata solo dalla logica di profitto che ci sta portando dritti verso un immane macello mondiale.
Invitiamo pertanto a far pervenire le adesioni per la costruzione di una mobilitazione da tenersi nel mese di dicembre in grado di ridare vigore ad un movimento contro la guerra ed il militarismo.
In direzione della costruzione di questa mobilitazione si terranno iniziative di denuncia e sensibilizzazione sul tema della guerra.
 
Rete campana contro la guerra e il militarismo
 
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