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pace e guerra

sono di essenza diversa.
La loro pace e la loro guerra
son come vento e tempesta.
La guerra cresce dalla loro pace
come il figlio dalla madre.
Ha in faccia
i suoi lineamenti orridi.
La loro guerra uccide
quel che alla loro pace
è sopravvissuto.

B. Brecht

 

 
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Le beffe dell AGS Nato che il ministro La Russa impone a Sigonella PDF Stampa E-mail
di Antonio Mazzeo

È una scelta che ha diviso i principali partner Nato quella d’installare a Sigonella il centro di comando del programma AGS (Alliance Ground Station) per la sorveglianza della superficie terrestre e l’elaborazione delle informazioni raccolte dalla decina di velivoli senza pilota Global ed Euro Hawk che opereranno dalla stessa base siciliana. Alla candidatura dell’Italia, maturata durante il governo Prodi e rilanciata nel luglio 2008 dal ministro della difesa Ignazio La Russa , si sono contrapposte Germania, Polonia e Spagna, anch’esse interessate ad ospitare quello che è stato presentato per lungo tempo come il più grande programma di sviluppo di tecnologie di guerra nella storia dell’Alleanza Atlantica. Questi tre paesi però, si sono ritirati uno dopo l’altro, e il 16 gennaio 2009, in un summit nel quartier generale Nato di Bruxelles, i vertici militari USA hanno imposto agli alleati la base di Sigonella.

A mettere fuori gioco Varsavia, l’inatteso risultato delle elezioni politiche dell’ottobre 2007, quando furono pesantemente sconfitti i gemelli Kaczynski, partner di ferro delle avventure belliciste dell’amministrazione Bush. Per la Germania , che aveva candidato la base di Geilenkirchen (quartier generale degli aerei radar Awacs della Nato), deve aver pesato la distanza geografica dalle aree prioritarie per le attività di sorveglianza del sistema AGS (Mediterraneo, continente africano e Medio Oriente). Molto più complesse invece, le ragioni della “sconfitta” della base aerea di Zaragoza (Spagna), la candidata più accreditata ad ospitare il centro di controllo e gli aerei spia. Le polemiche esplose nel paese iberico dopo l’ufficializzazione della scelta di Sigonella, consentono tuttavia di farsi un’idea delle lacerazioni all’interno dell’Alleanza Atlantica e del peso specifico delle rispettive industrie belliche nazionali. E si può perfino apprendere come le dichiarazioni del ministro La Russa sulle “positive ricadute economiche e sociali dell’AGS” siano del tutto false.  

La candidatura di Zaragoza fu presentata nel 2005 dall’allora ministro della difesa José Antonio Alonso, convinto del “potenziamento straordinario dell’industria nazionale” che l’AGS avrebbe generato. A sponsorizzare la capitale d’Aragona nelle sedi atlantiche ci pensò l’Alto rappresentante dell’Unione Europea per la politica estera e la sicurezza comune, Javier Solana, Segretario generale della Nato dal 1995 al 1999, anni dei bombardamenti alleati in Serbia e Kosovo. Il pressing del governo Zapatero si protrasse per il biennio 2006-2007, ma dopo la nomina al dicastero della difesa di Carme Chacón, gli entusiasmi spagnoli per la Stazione di Sorveglianza sembrarono sopirsi. Le manifestazioni di massa organizzate a Zaragoza da un vasto fronte d’opposizione che comprendeva Izquierda Unida, associazioni pacifiste, collettivi antimilitaristi, anarchici e la “Piattaforma contro l’Installazione della Base Nato”, furono certamente causa d’imbarazzo tra l’establishment socialista spagnolo. Il cambio di rotta di Madrid fu evidente il 12 giugno 2008, quando il segretario generale per le politiche della difesa, Luis Cuesta, ammise l’esistenza di “alcune difficoltà ed incertezze” sul Sistema di vigilanza terrestre AGS. “Ciò ha fatto sì – aggiungeva Cuesta - che la Spagna guardi ad esso con minore interesse. Si tratta di un programma che ha perso parte della rilevanza che aveva inizialmente”.