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Mercoledi, 8 Settembre 2010
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pace e guerra

sono di essenza diversa.
La loro pace e la loro guerra
son come vento e tempesta.
La guerra cresce dalla loro pace
come il figlio dalla madre.
Ha in faccia
i suoi lineamenti orridi.
La loro guerra uccide
quel che alla loro pace
è sopravvissuto.

B. Brecht

 

 
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Un Medio Oriente libero dalle armi nucleari - Di M.Dinucci e T. Di Francesco PDF Stampa E-mail
La Conferenza dell’Onu a New York

La creazione in Medio Oriente di una zona libera da armi nucleari e da tutte le altre armi di distruzione di massa: lo chiede la dichiarazione finale della Conferenza sulla revisione del Trattato di non-proliferazione (Tnp), sottoscritta a New York il 28 maggio dai rappresentanti di 189 stati. A tale scopo essi danno mandato al segretario generale dell’Onu perché  convochi nel 2012 una conferenza degli stati della regione. Contemporaneamente, invitano Israele ad aderire al Tnp e a permettere ispezioni dei propri siti nucleari da parte dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica.
E’ così scoppiata a New York una bomba politica: una conferenza che, nelle intenzioni di Washington, avrebbe dovuto mettere sotto accusa l’Iran, ha invece puntato il dito sull’unico stato della regione in possesso di armi nucleari, Israele.

“Sì” di Obama, Israele rifiuta
Mentre l’Iran si è detto favorevole alla conferenza del 2012, Israele ha immediatamente respinto la proposta, definendo «ipocrita» la dichiarazione della Conferenza sul Tnp, la quale «ignora le reali minacce che pesano sulla regione e il mondo intero».
Né appare possibile che Washington prema su Israele per costringerlo ad aderire al Tnp, ammettendo così di essere l’unito stato della regione in possesso di armi nucleari. Il consigliere della Casa bianca per la sicurezza nazionale, gen. James Jones, aveva già  «deplorato» il fatto che fosse stato nominato Israele, dichiarando che ciò metteva «in dubbio» la conferenza del 2012. Dopo però la Casa bianca ha ammorbidito la posizione. Il presidente Obama ha dichiarato: «Gli Stati uniti salutano un accordo che comporta tappe equilibrate e realistiche». Ha aggiunto però, confermando la posizione del gen. Jones, di essere «fortemente contrario» al fatto che nella dichiarazione sia evidenziato Israele.
Si preannuncia quindi un’altra lunga battaglia diplomatica. Non va però dimenticato che, per quanto importante essa sia (come lo è la dichiarazione della Conferenza di New York), ciò che contano non sono le parole ma i fatti.

La corsa prosegue....