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pace e guerra

sono di essenza diversa.
La loro pace e la loro guerra
son come vento e tempesta.
La guerra cresce dalla loro pace
come il figlio dalla madre.
Ha in faccia
i suoi lineamenti orridi.
La loro guerra uccide
quel che alla loro pace
è sopravvissuto.

B. Brecht

 

 
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FERMARE OGNI INGERENZA ESTERNA IN SIRIA

 

PETIZIONE INTERNAZIONALE URGENTE:

FERMARE OGNI INGERENZA ESTERNA IN SIRIA
E RISTABILIRE I DIRITTI UMANI E LA LEGALITA’

 
Le sottoscritte organizzazioni non governative umanitarie e a difesa dei diritti umani chiedono con forza alle Nazioni Unite e alla comunità internazionale di agire immediatamente per fermare ogni tentativo di intervento militare straniero contro la Siria e di favorire una vera mediazione svolta in buona fede.  Questa imperdonabile negligenza non può continuare.
Com’è noto, nei mesi scorsi c’è stata una crescente campagna mediatica internazionale sugli eventi in Siria, spesso basata su resoconti parziali e non verificabili, com’è già successo nel caso della Libia.
Quello che si sa è che sono in corso violenti scontri fra truppe governative e le truppe di insorti dell'autoproclamato Esercito di Liberazione della Siria, con basi in Turchia al confine con la Siria, e che questo crescendo di violenze ha già provocato enormi perdite anche di civili. I civili innocenti sono le prime vittime di ogni guerra.  Entrambe le parti armate hanno dunque responsabilità.
Ma l'intervento militare esterno non è assolutamente il modo per proteggere i civili e i diritti umani.

AFFERMIAMO CON FORZA CHE:
1) Il cosiddetto “intervento militare umanitario” è la soluzione peggiore possibile e non può ritenersi legittimo in nessun modo; la protezione dei diritti umani non viene raggiunta dagli interventi armati;
2) al contrario le guerre portano, come inevitabili conseguenze, ad imponenti violazioni dei diritti umani (come si è visto nel caso della “guerra umanitaria” in Libia);
3) l'introduzione di armi dall’estero non fa che alimentare la “guerra civile” e pertanto dev'essere fermata;
4) non è tollerabile che si ripeta in Siria lo scenario libico, dove una “no-fly zone” si è trasformata in intervento militare diretto, con massacri di civili e violazioni dei diritti umani.

VI CHIEDIAMO CON FORZA DI FAVORIRE:
1) una mediazione neutrale tra le parti e un cessate il fuoco: ricordiamo che la proposta avanzata da alcuni paesi latinoamericani del gruppo Alba è gradita anche all’opposizione non armata
2) un’azione per fermare l’interferenza militare e politica straniera, volta a destabilizzare il paese;
3) il reintegro della Siria nel Blocco Regionale;
4) lo stop a tutte le sanzioni che attualmente minacciano il benessere dei civili;
5) una missione d’indagine internazionale parallela da parte di paesi neutrali per accertare la verità;
6) l'invio di osservatori internazionali che verifichino fatti e notizie che circolano attualmente privi di verifiche e di verificabilità.
 

PROMOSSO DA:
Associazione Peacelink, Italia ;   U.S. Citizens for Peace & Justice – Rome

FIRMATARI
Associazione Nazionale Italia Cuba circolo di Roma, Rete No War Roma, Red. Contropiano; rete dei Comunisti; Associazione U.V.A; associazione Liberigoj; associazione Un Ponte per, Rete nazionale Disarmiamoli!, ...

 

Urgent Appeal to Stop Foreign Intervention in Syria
and to restore human rights and respect for legality

 

We, the undersigned non-governmental, human rights, and humanitarian organizations, urge you to mobilize the United Nations and the international community to take immediate action to halt any foreign military intervention against Syria, and instead, to act in good faith for a true mediation.  Time is of the essence.  We ask to act in good faith in favor of a true and peaceful mediation.
Over the past few months we have observed a steadily increasing media campaign that presents a partial and unverified account of what is happening in Syria. The same thing occurred in the lead-up to foreign intervention in the case of Libya as well.
We know that there are violent clashes between government troops and the armed insurgents of the self-proclaimed “Syria Liberated Army” with bases in Turkey, near the Syrian border.  And we know that such conflicts are provoking an enormous death toll among civilians as well.  Innocent civilians are the first victims of every conflict.  It therefore seems clear that in Syria both armed sides bear responsibilities.
But external military interference is absolutely not the way to protect civilians and human rights.


WE STRONGLY AFFIRM THAT:
1) the proposed so-called "humanitarian military intervention" in Syria is by far the worst option and can claim no legitimacy whatsoever; protection of human rights is not obtained through armed intervention;
2) indeed, recent history shows that the inevitable results of foreign armed intervention are massive human rights violations, as in Libya;
3) smuggling weapons into an area of conflict only fuels a "civil" war and must be stopped;
4) the Libyan scenario must not be allowed to take place in Syria, i.e. a “no-fly zone” which turns  into direct military intervention followed by massacres and massive human rights violations.

WE THEREFORE URGE THE INTERNATIONAL COMMUNITY TO FAVOR:
1) a ceasefire on both sides and neutral mediation between the parties: we remind that a proposal made by some Latin American countries from the Alba group seems to be welcomed also by the non-armed opposition
2) action to stop foreign military and political interference in Syria aimed at destabilizing the country (and possibly the entire region);
3) reinstatement of Syria into the Regional Block;
4) a halt to current sanctions which are harming civilians;
5) an international investigative mission by neutral countries and organizations to ascertain the truth about the conditions of life in Syria;
6) an investigation by neutral international observers into the accusations and news reports coming out of Syria and which at present it has not been possible to verify.

PROMOTED BY
Peacelink Association, Italy ;   U.S. Citizens for Peace & Justice – Rome; 

SIGNATORIES
Associazione nazionale Italia-Cuba circolo di Roma, Rete No War-Roma, Redazione Contropiano; Rete dei Comunisti; associazione U.V.A, associazione Liberigoj; associazione Un  ponte per; Rete nazionale Disarmiamoli!,...

 

(inserito 26/11/2011)

 

 
Di Paola, Nato esperto di guerra che piace agli Usa

 

Da notare che l’articolo è stato riportato oggi nella rassegna stampa del ministero della difesa, di cui l’ammiraglio Di Paola non ha ancora assunto la direzione. 

Di Paola, Nato esperto di guerra che piace agli Usa

Manlio Dinucci
(il manifesto, 17 novembre 2011)


L’ammiraglio Giampaolo Di Paola, nominato ministro della difesa nel governo Monti, non ha potuto giurare ieri con i suoi colleghi perché era in missione in Afghanistan, in veste di presidente del comitato militare della Nato. Assenza giustificata. Mai la Nato è stata impegnata in tante operazioni militari come oggi: ha appena terminato la guerra di Libia, dove ha effettuato 10mila missioni di attacco aereo sganciando 40-50mila bombe, ma continua quella in Afghanistan e ne prepara un’altra contro l’Iran o la Siria.

L’ammiraglio Di Paola è il primo militare in servizio attivo a ricoprire, nella repubblica italiana, l’incarico di ministro della difesa. Non solo è in servizio, ma presiede il comitato che riunisce i capi di stato maggiore, massimo organo militare dell’Alleanza. Il parere del comitato, che elabora la strategia, è determinante nelle decisioni sull’uso della forza militare. E’ stato dunque Di Paola, quale presidente del comitato, a dare l’OK alla guerra di Libia.

A questa massima carica nella Nato l’ammiraglio è arrivato dopo essere stato nominato nel 2001, in Italia, segretario generale della difesa e direttore nazionale degli armamenti e, nel 2004, capo di stato maggiore della difesa, incarico che ha mantenuto sia sotto il governo Berlusconi che sotto il governo Prodi, finché nel giugno 2008 è stato nominato presidente del comitato militare della Nato.

In veste di direttore nazionale degli armamenti, Di Paola firmò al Pentagono, il 24 giugno 2002, il memorandum d’intesa che impegnava l’Italia a partecipare, come partner di secondo livello, al programma del caccia statunitense Joint Strike Fighter, il che comporta per il nostro paese una spesa di oltre 15 miliardi di euro. Una scelta non solo militare ma politica, che lega l’Italia ancora più strettamente al carro da guerra del Pentagono. Il Jsf, successivamente denominato F-35 Lightning perché «come un fulmine colpisce il nemico con forza distruttiva e inaspettatamente», è un  cacciabombardiere di quinta generazione concepito per le missioni di attacco, compreso il first strike nucleare.

In veste di capo di stato maggiore della difesa, l’ammiraglio Di Paola ha dato un importante contributo alla mutazione genetica delle forze armate italiane. Secondo la pianificazione da lui elaborata, si devono trasformare le forze armate in uno «strumento proiettabile», dotato di spiccata capacità «expeditionary» coerente col «livello di ambizione nazionale». Tale modello è funzionale alla strategia di «proiezione di potenza» adottata dagli Stati uniti e quindi dalla Nato.

Si capisce quindi perché l’ammiraglio Di Paola sia uno dei militari più apprezzati al Pentagono. E poiché sono gli Stati uniti ad avere la leadership indiscussa della Nato, la decisione di rimuovere anticipatamente l’ammiraglio Di Paola dalla sua alta carica nell’Alleanza, perché assuma quella di ministro italiano della difesa, è stata presa, prima che a Roma, a Washington. 
 

 

 
4 Novembre, alcuni dubbi presidente - di M. DINUCCI

 

4 Novembre, alcuni dubbi presidente

Manlio Dinucci


Quest’anno il messaggio del Presidente della repubblica per il 4 novembre, Giornata delle forze armate, è stato tutt’altro che rituale. Credo sia nostro dovere  – scrive Napolitano – non limitarsi alla celebrazione del passato ma guardare al futuro. Quale futuro? Siamo in «una crisi economica di intensità, durata ed estensione senza precedenti», mentre «cresce l'instabilità ed emergono minacce trasversali, con il diffondersi del terrorismo e di movimenti eversivi transnazionali, la caduta di regimi autoritari pluridecennali e l'insorgere di forme antistoriche di radicalismo politico». Siamo in  «una profonda e generale trasformazione dell'ordine internazionale, che mette in discussione le fondamenta del sistema di governance». Parola del presidente.
Su chi e che cosa possiamo fare affidamento in un mondo così pericoloso? «Le Forze Armate italiane – risponde Napolitano – costituiscono un'istituzione di riferimento per il paese e per la comunità internazionale e, con la loro opera, contribuiscono a costruire, insieme agli strumenti militari di stati amici ed alleati, la sicurezza e la stabilità nelle aree più critiche del mondo e lungo le grandi vie di comunicazione, vitali per la libertà dei traffici commerciali». Per queste «superiori finalità» occorre che  «le Forze Armate, malgrado le ridotte risorse finanziarie disponibili, siano poste in condizione di affrontare con crescente efficacia le nuove sfide e le minacce emergenti».
Ci scuserà Napolitano ma, come semplici cittadini, gli dobbiano esternare qualche dubbio. Non saranno mica le stesse potenze occidentali, che hanno provocato la crisi economica, a provocare la pericolosa instabilità della situazione internazionale? Tra le sue cause non c’è il fatto che la Nato, per imporre la sua governance, ha esteso l’area d’intervento dall’Atlantico alle montagne afghane? E non accresce l’instabilità il fatto che sia stata in realtà la Nato a provocare la caduta del regime di Gheddafi, effettuando con i suoi aerei, compresi quelli italiani, 10mila missioni di attacco durante le quali sono state sganciate sulla Libia oltre 40mila bombe? La partecipazione delle forze armate italiane a queste operazioni belliche non costituisce per caso una violazione dell’art. 11 della nostra Costituzione? E come si può sostenere che le forze armate abbiano a disposizione ridotte risorse finanziarie, quando la spesa militare italiana ammonta a 25 miliardi di euro annui, mentre mancano i soldi per dare lavoro ai giovani e per affrontare il dissesto idrogeologico? E quanto sarà costato il concerto del 4 novembre, in cui il maestro Ennio Morricone ha eseguito «Il buono, il brutto e il cattivo» alla presenza del ministro La Russa (che, escluso il primo attributo, non si sa in quale degli altri due si identifichi)? Infine, il fatto che il programma del ministero della difesa per il 4 novembre sia stato pubblicato «in collaborazione con Eni» non vorrà mica dire che dietro la guerra di Libia ci siano i potenti interessi delle compagnie petrolifere?
 
(il manifesto, 6 novembre 2011)

 

 
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