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pace e guerra

sono di essenza diversa.
La loro pace e la loro guerra
son come vento e tempesta.
La guerra cresce dalla loro pace
come il figlio dalla madre.
Ha in faccia
i suoi lineamenti orridi.
La loro guerra uccide
quel che alla loro pace
è sopravvissuto.

B. Brecht

 

 
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Il vescovo Martinelli: la Nato bombarda i civili

 

Arriva in Libia una delegazione internazionale di attivisti per la pace. Il vescovo Martinelli: la Nato bombarda i civili          

Marco Santopadre, Radio Città Aperta

 

15-05-2011/11:25 --- Mentre a Roma si sta svolgendo la seconda assemblea nazionale contro la guerra in Libia con delegazioni provenienti da tutto il paese, una delegazione di “Global Civilians for Peace in Libya”, un gruppo di attivisti indipendenti europei (fra cui due italiani), nordamericani, africani e mediorientali è arrivata a Tripoli nelle scorse ore. Due gli obiettivi della delegazione internazionale: sostenere e amplificare le richieste di cessate il fuoco e di soluzione negoziale per una pace durevole provenienti da più parti; verificare concretamente i fatti, andando oltre le manipolazioni dei media e documentando le sofferenze reali dei libici non combattenti (i famosi “civili” per la difesa dei quali le potenze della Nato stanno bombardando ormai da quasi due mesi casi, ospedali, scuole, infrastrutture). La delegazione incontrerà gli sfollati da diverse parti della Libia, il vescovo cattolico Martinelli, diversi leader tribali, ambasciate di paesi non belligeranti (qualche giorno fa, ‘per errore’, la Nato ha bombardato per caso quella Nord Coreana, così come bombardò quella cinese a Belgrado durante l’aggressione alla Serbia per il Kosovo). La delegazione ha intenzione di visitare diverse città e comunità colpite dal conflitto, per documentare le distruzioni e ascoltare le storie degli abitanti. La delegazione chiederà ufficialmente all’Unione Africana di impegnarsi a guidare il cammino verso una soluzione negoziale di una crisi che poteva essere risolta senza l’intervento delle potenze straniere. Una prima missione di verifica della situazione era già stata realizzata, nel silenzio dei media e dei governi occidentali, nel mese di aprile e ha realizzato un rapporto sulle bugie di guerra.
Intanto la guerra civile e i continui bombardamenti sulle città libiche stanno causando, come avvenne in Kosovo, una enorme catastrofe umanitaria, documentata dall’ONU che pure non sta facendo nessun passo concreto per pressare le parti in conflitto affinché cessino il fuoco. Sarebbero 1200 dalla fine di marzo i migranti dispersi e presumibilmente morti nel tentativo di attraversare il Mediterraneo in fuga dalla guerra in Libia: sono le stime diffuse dall’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr), dopo aver raccolto testimonianze e documenti sia in Europa sia in Nord Africa. Secondo la portavoce dell’Unhcr Melissa Fleming, nello stesso periodo di tempo le persone che sono riuscite a raggiungere via mare Malta o l’Italia sono invece circa 12.000. Durante una conferenza stampa a Ginevra, la città della Svizzera che ospita la sede dell’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati, la Fleming ha ricordato casi drammatici ed esemplari. Gli operatori di Unhcr avrebbero rintracciato in un campo profughi in Tunisia tre giovani di nazionalità etiopica sopravvissuti al naufragio di un’imbarcazione salpata dalla Libia il 25 marzo con a bordo 72 persone. Secondo il racconto dei superstiti, navi da guerra della Nato (francesi o forse italiane) avevano avvistato per ben due volte i migranti ma non avevano prestato alcun soccorso, mentre un elicottero militare si sarebbe limitato a lanciare acqua e biscotti. Dopo due settimane trascorse alla deriva, gli immigrati africani sarebbero approdati nuovamente sulla costa libica.
Informazioni distorte per coprire i crimini della Nato, morti innocenti, donne, vecchi e bambini e un Paese in cui è stata distrutta la vita sociale. A Tripoli non si può più nemmeno dormire, i bombardamenti sono costanti e indiscriminati: ordigni esplodono neile vicinanze di case e ospedali. Monsignor Martinelli, vescovo cattolico della capitale libica, continua a testimoniare il tremendo clima che si respira nella capitale libica e le sofferenze della popolazione civile. Vi proponiamo la testimonianza di Martinelli pubblicata dal sito Peacereporter nell’intervista di Alberto Tundo.

Cosa sta accadendo in Libia?


Quello che succede è quello che la Nato fa succedere. Sono le bombe che cadono senza tregua. Lei può immaginare quello che dicono giornali e televisioni: la tv libica non fa che mostrare vittime civili a Brega, Tripoli, in ogni parte della Libia. L'Europa sta compiendo un diastro, distruggendo la vita sociale di un Paese.

Le vittime mostrate dalla televisione di regime sono vere? Non sono una messinscena?

Sono vere! Le bombe cadono sulle case e io che devo pensare, che sono vittime false? Le bombe cadono sugli ospedali. Venga a vedere! Dica ai responsabili che vengano a vedere quello che stanno facendo le loro bombe che cadono vicino alle case. Muoiono bambini, muoiono anziani. Adesso a Marsa el Brega ieri sono morti sessanta imam, uomini di religione. Non sono storie, basta venire a vedere e constatatre. La televisione sta documentando costantemente quello che accade, le morti di innocenti. La notte, poi, è una cosa impossibile: tutta la notte sembra che ci sia un terremoto. Io non capisco che cosa vogliono colpire ancora, perché colpiscono siti civili. Dicono che sono siti militari ma non è vero. Forse non conoscono la Libia. Forse hanno una topografia sbagliata, informazioni sbagliate. Chiedo quindi di venire a vedere cosa sta facendo l'Europa, solo questo.

Quali cifre fornisce la tv libica per quanto riguarda i morti civili?

Non lo so con certezza. So dei 60 imam morti nei bombardamenti Nato nella zona di Brega e di alcuni bambini morti vicino all'ospedale degli ustionati a Tripoli. Noi siamo stati invitati in una moschea della capitale per partecipare alla commemorazione degli imam morti giovedì.

Dalla Libia giungono informazioni contraddittorie ed è difficile farsi un'idea su come si stia evolvendo il conflitto. A Tripoli qual è la situazione?

Al di fuori delle bombe della Nato, la situazione è tutto sommato tranquilla. Certo, ci sono molti problemi. La gente ha paura di uscire. La paura è il problema principale, perché impedisce una vita sociale normale.

Quindi le notizie che compaiono periodicamente su alcune testate occidentali, circa defezioni, ammutinamenti e rivolte nella capitale libica non corrispondono al vero?

No, no, sono tutte bugie, per reggere il gioco della Nato e coprire quello che sta facendo con le sue bombe. L'Alleanza ha persino rifiutato una tregua per dare respiro alla popolazione, nonostante le richieste dell'Onu e del Santo Padre. Di notte e di giorno si bombarda, non si può più nemmeno dormire. Continuare a bombardare è una cosa immorale.

A lei che ha un punto d'osservazione privilegiato chiedo quale sia, a suo giudizio, la capacità di tenuta del regime: è ancora in piedi, è sul punto di crollare?

Non credo crollerà, per lo meno non a Tripoli. Va avanti come sempre, anche se ha ridotto la sua attività e mantiene la sua autorità sulla capitale e su parte della Tripolitania. Certo, c'é un certo irrigidimento ma mi sento abbastanza sicuro. Le autorità ci proteggono, se ci sono problemi ci avvisano.

 

http://www.radiocittaperta.it/index.php?option=com_content&task=view&id=6477&Itemid=9

 
NISCEMI - MOBILITAZIONE CONTRO LA COSTRUZIONE DEL MUOS

Mobilitiamoci per fermare la militarizzazione dei nostri territori

Conquistiamo con la lotta la revoca della costruzione del Muos

 

Dalla sera di giovedì 22, a Niscemi, i cittadini ed i comitati NO MUOS si stanno mobilitando per fermare il transito dei mezzi che trasportano i materiali per ultimare i lavori del MUOS nel cuore della riserva protetta SIC Sughereta, già violentata da 21 anni dalle 41 antenne della stazione NRTF degli USA.

Mercoledì scorso il consiglio comunale straordinario di Niscemi ha respinto la richiesta della ditta Comina srl di Belpasso di poter transitare con mezzi adibiti a trasporti eccezionali nelle strade del paese lunedì prossimo; si tratta del trasporto della gigantesca gru che deve montare le parabole del MUOS sulle tre torri. Nonostante questo, già nella mattinata di giovedì scorso sono transitati alcuni mezzi provenienti dalla statale di Caltagirone.

Ma nella giornata di venerdì due camion sono stati bloccati dagli attivisti NO MUOS, e costretti a ritornare indietro. Da venerdì è in atto un presidio permanente per mantenere alta la vigilanza ed impedire il passaggio dei mezzi pesanti verso la base americana. Sempre più cittadini niscemesi raggiungono gli attivisti, e rafforzano l’azione di ferma opposizione che il movimento sta esercitando per impedire il completamento dell’impianto.

La mobilitazione sta crescendo, consentendo di verificare chi sono i reali alleati del movimento NO MUOS, che conta già 19 attivisti indagati con pesanti imputazioni per la manifestazione notturna dell'8 settembre durante il presidio del coordinamento regionale dei comitati. Il grande successo della manifestazione nazionale del 6 ottobre, di fronte all'ingresso della base,ha dimostrato la volontà di lotta dei partecipanti, smentendo così chi voleva dirottare il movimento su lidi meno conflittuali.

Adesso è il momento dei fatti, ed ognuno: comitati, istituzioni, politici, si deve assumere le responsabilità del proprio agire.

Il coordinamento regionale dei comitati NO MUOS ha indetto per domenica prossima, alle ore 17, una pubblica assemblea in piazza.

 

coordinamento regionale dei comitati NO MUOS

 

 
Capitalismo e corruzione: il caso Finmeccanica

Capitalismo e corruzione: il caso Finmeccanica

 

la grande industria capitalistica ha sempre usato le tangenti per livellare i margini di profitto avvalendosi dell’aiuto dello Stato

 

novembre 2012 - Rossana De Simone

 

Nell’articolo “Corruzione: Una devianza o la norma?” pubblicato recentemente dal Manifesto, Tonino Perna, docente di sociologia economica, analizza il fenomeno della corruzione nei paesi a capitalismo maturo e pone una domanda fondamentale “la corruzione è una devianza o la norma in questa fase di crisi del modello di capitalismo democratico-liberista?”
http://mobile.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20121017/manip2pg/01/manip2pz/330226/

Secondo l’autore dell’articolo, la grande industria capitalistica ha sempre usato le tangenti per livellare i margini di profitto avvalendosi dell’aiuto dello Stato, per cui oggi l’opinione pubblica si indigna più per la corruzione della classe politica, che meravigliarsi della corruzione presente nelle alte sfere del capitalismo industriale e della finanza.

Per entrare nel merito del rapporto fra casta politico-militare e industria bellica, Romano Canosa, magistrato e storico del fascismo, nel libro “Storia della criminalità in Italia dal 1946 a oggi”, ricorda quel caso limite in cui è stato messo in stato d’accusa l’allora ministro della Difesa Mario Tanassi, dopo una indagine sulla fornitura di quattordici C130 Hercules alla Aeronautica militare da parte della multinazionale statunitense.
“Il caso Lockheed può essere considerato, per gli effetti politici che ebbe, il più grave dei casi di criminalità economica-politica fino a quel momento verificatosi nella storia dell’Italia repubblicana (portò infatti alle dimissioni del presidente della repubblica Giovanni Leone, alla costituzione, per la prima volta, della corte costituzionale in alta corte, al rinvio a giudizio davanti a questa di due ex ministri della difesa, Gui e Tanassi, e alla condanna di quest’ultimo al carcere)”.
Sentenza pronunciata dalla Corte Costituzionale in composizione integrata nel giudizio penale di accusa n. 1 del registro generale 1977 - Depositata in cancelleria il 2 agosto 1979 - Pres. Rossi - Procedimento di accusa nei confronti di Gui Luigi, Tanassi Mario ed altri. http://www.giurcost.org/decisioni/1979/0000s-79.html

Esattamente un anno dopo l’ammissione da parte della Lockheed di aver pagato tangenti a politici e militari stranieri, negli Stati Uniti viene concepito il “Foreign Corrupt Practices Act” che proibisce alle società americane di corrompere funzionari stranieri con la finalità di ottenere o mantenere affari. Nel 2000 l’Italia ratifica la Convenzione dell'OCSE sulla lotta alla corruzione di pubblici ufficiali stranieri nelle operazioni economiche internazionali. E’per questo diminuita la corruzione?
http://www.anticorruzione.it/Portals/altocommissario/Documents/FCPA.pdf

E’ di pochi giorni fa la notizia che l'Italia occupa il sessantanovesimo posto, alla pari con il Ghana e la Macedonia, nella classifica della corruzione percepita stilata da Transparency International. Questa classifica viene citata nel “Rapporto sulla corruzione realizzato dalla Commissione sulla prevenzione del fenomeno corruttivo” in cui si riconosce
che è necessario elaborare ed attuare un'organica politica che miri, al tempo stesso, alla prevenzione ed alla repressione del fenomeno.
http://www.governo.it/GovernoInforma/documenti/20121022/Presentazione_Rapporto.pdf

Che non si possa ridurre la corruzione a puro fenomeno morale, per cui l’amoralità è causa dell'origine del fenomeno, o a fenomeno da perseguire solo penalmente, per cui basta l’azione della magistratura, lo sa perfettamente anche Finmeccanica. Lo stesso giorno che Transparency International ha pubblicato il report contro corruzione nell’industria della difesa http://companies.defenceindex.org/report , la società ha pubblicato sul suo sito nella pagina “Dicono di noi”, la notizia che “delle tre aziende italiane analizzate tra le 129 aziende di tutto il mondo esce promossa Finmeccanica”. L’holding continua a vantarsi di aver sottoscritto un Codice Etico. “Il presente Codice (qui di seguito indicato come “Codice Etico”) esprime gli impegni e le responsabilità etiche nella conduzione degli affari e delle attività aziendali assunti da tutti coloro che intrattengono rapporti di qualsiasi natura con Finmeccanica - Società per azioni (di seguito “Finmeccanica” o “Società”)”.
http://www.finmeccanica.it/IT/Common/files/Corporate/Investor_Relations_Corporate_Governace/Codice_etico/FNM__Codice_Etico.pdf

Il report di T.I. comprende le aziende delle nazioni maggiori esportatrici di armi, responsabili di oltre il 90 per cento delle vendite di armi in tutto il mondo, con un giro di affari plurimiliardario.
A differenza del profitto che rimane privato, il costo della corruzione, stimato per un valore di circa 20 miliardi di dollari, viene pagato da tutti senza possibilità di controllo, anche in relazione al fatto che i contratti sono resi segreti per ragione di “sicurezza”.
Senza andare a scomodare troppo il padre della moderna teoria politica Niccolò Machiavelli, che insisteva sugli effetti corruttori generati dalle eccessive ricchezze, che permettono a pochi cittadini di ottenere un potere incompatibile con il governo della legge tramite l’elargizione di favori,
Luigi Zingales, uno degli esponenti di spicco del neo-liberalismo italiano, docente all'Università di Chicago, scrive che "Senza un sano controllo democratico il capitalismo diventa corrotto. Questa corruzione non si risolve sopprimendo il mercato, ma rendendo il mercato più trasparente, più competitivo, più... vero mercato".
Importante il richiamo ai valori della democrazia, tuttavia è proprio la democrazia ad essere a rischio, quando la corruzione si diffonde in una situazione economica e sociale degradata.
Può essere trasparente il mercato delle armi? Il mercato delle armi è un mercato perfettamente idoneo alla corruzione per via non solo della segretezza che vincola i contratti (sicurezza nazionale), ma per l’ingente quantità di denaro che caratterizza questo commercio.
Delle fatture gonfiate e dei costi addizionali di amministrazione, che si sommano a quelli dei programmi (sia nei contratti nazionali che internazionali), ne ha scritto Enrico Pozzi, psicanalista e imprenditore, docente di Psicologia sociale alla facoltà di Scienze della comunicazione della Sapienza, a proposito dell’apparato militare italiano degli anni sessanta e settanta: “La politica di Tanassi ha mirato ad accattivarsi sistematicamente le industrie belliche, e in particolare quella aeronautica, proseguendo e accentuando gli orientamenti andreottiani. I programmi di ristrutturazione offrivano anche qui una occasione eccellente, sia per i crescenti stanziamenti in acquisti di sistemi d'arma, sia per la riorganizzazione della strumentazione bellica dell'esercito (con conseguente sostituzione di molte armi e mezzi). Gli acquisti di armi e sistemi d'arma ammontavano nel 1967 a 225 miliardi, nel 1968 a 278. Applicando agli approvvigionamenti bellici l'incremento del 19 % registrato tra il 1968 e il 1973 per gli acquisti di armi e armamenti, la cifra destinata alle commesse dovrebbe aver raggiunto nel 1973 — secondo valutazioni molto prudenti — la cifra minima di 400 miliardi; Tanassi ha così potuto gestire ordini all'industria per più di 1.400 miliardi (1970-1974), di cui circa 1'855 all'industria italiana: un terreno finanziariamente imponente per operazioni di sottogoverno e clientelari, la possibilità di legare la barca socialdemocratica a grossi settori economici in un campo dove i controlli sono difficili, e dove c'è perciò ampio spazio per favoritismi, tangenti, corruzione, truffe (vedi le forniture Montedison, il caso Sispre, ecc.)”.

Oggi bisogna aggiungere che alla teorizzazione della privatizzazione della guerra, con relativa esternalizzazione di un crescente numero di funzioni svolte dagli eserciti ufficiali a compagnie militari private, si è affiancato il decentramento produttivo e la produzione su licenza delle più grandi aziende belliche, che ha moltiplicato le figure che gestiscono la filiera delle commesse militari (intermediari, esperti, individui che vantano conoscenze da “ungere” per concludere un affare).

Per offrire un quadro complessivo di queste vicende si può ricordare anche “l’affaire Karachi”, cioè il giro di tangenti legato alla vendita di sottomarini tra Francia e Pakistan. Il fatto è accaduto quando l’ex presidente francese Nicolas Sarkozy, Ministro del Bilancio nel 1994, aveva approvato la creazione di una società lussemburghese utilizzata per pagare gli intermediari nei contratti di armi.
http://www.lemonde.fr/societe/article/2012/01/02/affaire-karachi-sarkozy-aurait-valide-un-circuit-de-commissions-en-1994_1624670_3224.html

Il coinvolgimento delle figure istituzionali più importanti di una nazione nei casi di corruzione, insieme a quella dei mediatori o procacciatori di affari e la creazione di fondi, non mette in discussione solo il sistema delle regole, ma l’intera architettura del sistema capitalistico.
Il caso Finmeccanica riguarda un fallimento di un modello che ha rafforzato le oligarche, ha svelato una mentalità elettoralistica-clientelare, il connubio tra politica e malapolitica, ma, soprattutto, riguarda le atrocità delle guerre causate dalle armi letali prodotte in tutto il mondo.

Dunque, come ha dichiarato il giudice per le indagini preliminari di Napoli Dario Gallo, a proposito dell’ultimo filone di inchiesta che coinvolge Finmeccanica, è "preoccupante il ricorso da parte di Finmeccanica e società collegate a pratiche corruttive per l'acquisizione delle commesse di governi stranieri". Nella rete dei vari procedimenti aperti sono finiti
agenti, direttori commerciali di società collegate alla holding degli armamenti, manager, militari e persino ministri della Repubblica.
Dalle varie intercettazioni si evince che “tutti i personaggi coinvolti a diverso titolo nelle indagini, soprattutto dirigenti e agenti del gruppo Finmeccanica, in più occasioni hanno parlato telefonicamente non solo di rapporti con personaggi di spicco della politica e delle forze armate di Paesi esteri, ma anche, più esplicitamente, della necessità di pagarli, attraverso agenti e intermediari, per potersi aggiudicare le gare di fornitura di armamenti e apparati per la difesa e la sicurezza”.
La mazzetta diventa una metafora “l’inclinazione (all’acquisto) bisogna favorirla, bisogna metterla su un piano inclinato con dell’olio. Allora sì che l’inclinazione ha effetto”.

L’ufficio stampa del gruppo della difesa e della sicurezza italiano, risponde alle accuse sempre con la stessa nota “Nessun compenso - precisa Finmeccanica - è stato pagato da Finmeccanica o da Società del Gruppo in relazione a, o comunque in connessione con, i contratti sopra citati"

Una attenzione straordinaria ai fatti di corruzione che coinvolgono Finmeccanica viene espressa dal quotidiano il Fatto http://www.ilfattoquotidiano.it/risultati-di-ricerca/?cx=002673224793559243781%3A8d1aivqnhja&cof=FORID%3A11&ie=UTF-8&sa=&q=finmeccanica , attraverso le sue pagine si può ripercorrere tutte le fasi della sua storia.

Ciò che colpisce non è tanto l’atteggiamento degli individui implicati nel settore per varie ragioni, per cui non c’è nulla da scandalizzarsi di fronte al pagamento di tangenti o incentivi per assicurarsi un contratto, perché tali pratiche fanno parte del buon senso negli affari, ma l’atteggiamento del governo italiano. Il governo italiano, attraverso il Ministero dell'Economia e delle Finanze, ha una partecipazione di maggioranza/controllo in Finmeccanica pari al 30,28%.
http://www.dt.mef.gov.it/export/sites/sitodt/modules/documenti_it/finanza_privatizzazioni/finanza_privatizzazioni/Partecipazioni_dirette_del_Ministero_dellxEconomia_Ottobre_2012.pdf

Dopo l’ennesima indagine che ha riguardato l’ex presidente di Finmeccanica Pier Francesco Guarguaglini, indagato più volte per frode fiscale, il governo Monti ha espresso solo un pressing soft affinchè si avviasse “una soluzione rapida e responsabile”. In conclusione Guarguaglini si è dimesso ricevendo una liquidazione di quattro milioni. La sua risposta a chi si è mostrato indignato della cospicua somma, è stata “Se uno pensa che Alessandro Profumo ne ha presi quaranta, non mi sembra che si possano fare dei paragoni”. Alessandro Profumo, ex amministratore delegato di Unicredit e attuale presidente di Banca Mps, è colui che sarà processato per dichiarazione fraudolenta dei redditi aggravata dall'ostacolo alle indagini.
Tanto per capire quali interessi difende il governo Monti, si può ricordare che il Governo ha previsto “la sottoscrizione, entro il 31 dicembre 2012, da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze, di nuovi strumenti finanziari emessi dalla Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A. (MPS) computabili nel patrimonio di vigilanza fino all’importo di euro 3,9 miliardi di euro”. In sostanza regala alla banca miliardi di euro.

Quanto questo governo sia più sensibile a risolvere il problema del debito pubblico attraverso le soluzioni dettate dal mondo della finanza, lo si capisce dalla dichiarazione del banchiere Corrado Passera, ora ministro dello Sviluppo Economico e delle Infrastrutture e Trasporti, a proposito delle scandalo tangenti che sta investendo l’attuale presidente di Finmeccanica Giuseppe Orsi: “Non ho notizie di prossimi incontri tra management e Governo”. A chi chiedeva delle insistenti voci su possibili dimissioni di Orsi, Passera ha replicato: "Non fate domande, è un'azienda quotata. Siamo seri".

Passera e Di Paola, l’attuale ministro della Difesa, uomo proveniente dalla Marina Militare poi divenuto presidente del comitato militare della NATO, sono uomini seri, ma hanno un difetto: non conoscono le regole della trasparenza e della democrazia.
Di Paola ha tacciato di “furore ideologico contro le Forze armate” i pacifisti e antimilitaristi che manifestano contro gli F-35.
“Se oggi dovessimo chiudere tutto, butteremmo via enormi investimenti, metteremmo a rischio 10mila posti di lavoro e ammazzeremmo il futuro tecnologico di Finmeccanica”.
Peccato che a decollare sono solo i costi del caccia, non vi è un aumento dei posti di lavoro (anzi Alenia Aermacchi ha problemi con i suoi “esuberi” grazie alla riforma pensionistica della Fornero).
Inoltre il ministro, che parla tanto di revisione della spesa, avrebbe deciso di affidare ad una società privata di consulenza, la “Price Waterhouse Cooper”, lo studio per realizzare la fusione tra le tre direzioni generali, ad un costo che si aggirerebbe intorno ai 400.000 euro.

Della holding che fa parte della “rete della fabbrica intelligente”, come scrive il Sole24ore, insieme alla Pirelli e Telecom Italia, Comau, Zoppas, Whirlpool, Ima, Prima industrie e quasi 300 altri soggetti tra aziende, università e centri di ricerca http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2012-10-26/rete-fabbrica-intelligente-064846.shtml?uuid=AbFPruwG , per ora si sa solo che il governo non ha in programma di ridurre le partecipazioni azionarie in Eni, Enel e Finmeccanica.

Parrebbe che l'esecutivo si sia convinto della necessità di un ricambio ai vertici del gruppo, e che il nome più accreditato sia quello di Mauro Moretti, attuale amministratore delegato di Ferrovie.

Proprio quel Moretti coinvolto nella strage di Viareggio.
“Chiuse le indagini per la strage di Viareggio nel giorno del terzo anniversario. Tra i destinatari dell'avviso di chiusura indagini c'è anche l'amministratore delegato delle Ferrovie, Mauro Moretti. Stasera corteo per commemorare le 33 vittime del disastro ferroviario”
http://www.today.it/cronaca/strage-viareggio-colpevoli-indagine-foto.html

“E' il capitalismo, bellezza!”

 

 
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