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pace e guerra

sono di essenza diversa.
La loro pace e la loro guerra
son come vento e tempesta.
La guerra cresce dalla loro pace
come il figlio dalla madre.
Ha in faccia
i suoi lineamenti orridi.
La loro guerra uccide
quel che alla loro pace
è sopravvissuto.

B. Brecht

 

 
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Notizie dal Mondo
CONTRACTOR ATOMICO USA PER LE BASI MILITARI IN SICILIA PDF Stampa E-mail
In attesa che nella base di Sigonella cooperative ed imprese di costruzioni si spartiscano centinaia di milioni di euro per realizzare la più grande centrale spionistica che le forze armate statunitensi possiedono nel mondo, c’è chi si accontenta di gestire tutta una serie di “servizi” funzionali alle missioni di guerra in Africa, Caucaso e Golfo Persico. “Accontentarsi” è mero eufemismo, dato che si tratta di contratti per un valore complessivo di 16 milioni di dollari, che potrebbero diventare 96 se il Comando d’Ingegneria Navale della marina militare USA decidesse di prorogarne la durata sino al 2013.

Ad accaparrarsi le commesse nell’avamposto militare destinato ad ospitare una decina di aerei spia, senza pilota, Euro e Global Hawk di US Air Force e Nato è stata il “Team Bos Sigonella”, un consorzio composto dalle italiane Gemmo Spa e LA.RA. e dalla statunitense Del-Jen Inc.. Il primo contratto, di durata annuale, è stato sottoscritto nel febbraio 2008; il secondo, lo scorso novembre. L’elenco dei lavori da eseguire è però pressoché identico: si va dall’“esecuzione, supervisione, trasporto di armamenti, materiali ed attrezzature necessarie ai servizi operativi e di supporto”, alla “gestione ed amministrazione dei servizi ambientali e di quelli denominati janitorial e al “controllo delle sostanze nocive, la raccolta e il riciclaggio dei rifiuti”.

Ma non è finita; al Team Bos Sigonella sono stati pure attribuiti i lavori di manutenzione delle aree interne alla base, la pulizia delle strade e i servizi di bus navetta per il personale militare e civile. L’ultimo paragrafo del protocollo stipulato dalla US Navy chiarisce infine che tutti i servizi saranno realizzati “a Sigonella e nelle installazioni siciliane collegate”, prime fra tutte il complesso portuale di Augusta (Siracusa) ove attraccano le portaerei e i sottomarini nucleari, la stazione di telecomunicazione di Niscemi (Caltanissetta) dove sta per sorgere il terminal terrestre del sistema satellitare MUOS e il “Pachino Target Range”, in località Marza (Ragusa), centro di supporto per le esercitazioni aeree e navali USA e Nato nel Mediterraneo centrale.

Non è poco per un consorzio di recentissima costituzione e che certamente aspira a divenire il “number one” tra i contractor che operano nelle basi USA in Italia. Esperienza, versatilità e radicamento nei territori soggetti ai processi di militarizzazione, sono i requisiti delle società che ne fanno parte. La Gemmo Spa, ad esempio, ha sede a Vicenza, città che ospita a Camp Ederle il Comando SETAF - Southern European Task Force, e dove hanno preso il via i lavori per trasformare il vecchio aeroporto Dal Molin nella principale base operativa della 173^ Brigata Aerotrasportata dell’esercito USA. LA.RA. è invece un’impresa di Motta Sant’Anastasia, cittadina della provincia di Catania dove risiedono alcune centinaia di militari USA con tanto di famiglie al seguito; essa è poi di casa a Sigonella da tempi lontanissimi. Del tutto ignota al grande pubblico è la Del-Jen Inc. di Clarksville, Tennessee, al suo debutto in Italia. “Forniamo servizi al Governo USA in qualsiasi parte del mondo” è lo slogan di quella che preferisce farsi chiamare amichevolmente “DGJ”. Di amichevole c’è però assai poco nella storia passata e recente di una società che è tra i più fedeli contractor del Dipartimento della Difesa e delle agenzie statunitensi che operano nel settore nucleare.

Con 2.600 dipendenti e 76 uffici sparsi per il mondo, la Del-Jen Inc. è nella busta paga di US Air Force, Air Systems Command, US Army, US Navy ed US Air National Guard. La società fornisce tutti i servizi possibili, dalla progettazione e costruzione di basi ed infrastrutture logistiche, alla manutenzione di edifici, attrezzature, velivoli ed abitazioni; esegue la movimentazione negli scali aeroportuali, la fornitura di combustibili ai cacciabombardieri, la gestione di “programmi ambientali” in complessi di ogni tipo, comprese le stazioni missilistiche più segrete. Solo negli ultimi 5 anni, in joint venture con la Project Resource, Del-JEn ha sottoscritto con il Dipartimento della Difesa contratti per un valore di 4.246.406 dollari. La società opera in alcune delle installazioni chiave per le strategie di guerra degli Stati Uniti: tra esse, la stazione aeronavale di Rock Island, Illinois (sede dell’arsenale dove si producono armi e munizioni destinati alla marina militare); la base aerea di Los Angeles, California (sede del 61° Stormo e del Centro Spaziale e Missilistico dell’US Air Force, dove si sviluppano e si sperimentano i più sofisticati sistemi d’arma destinati alle Guerre Stellari); il complesso aeroportuale di MacDill, Florida (principale centro per le operazioni di rapido intervento, trasporto e rifornimento aereo dell’Air Mobility Command).

La Del-Jen coordina le attività logistiche della Eareckson Air Station, grande installazione che sorge nell’isola di Shemya, a 1.600 miglia dalle coste dell’Alaska, utilizzata per il rifornimento dei velivoli da guerra nella rotta Stati Uniti-Estremo Oriente e sede di un sofisticato sistema radar per l’intercettazione dei missili balistici nucleari intercontinentali (ICBM) e per quelli lanciati dai sottomarini (SLBC). Altro importantissimo centro per la guerra atomica in cui la società americana è presente nella fornitura di servizi vari (trasporti, manutenzione mezzi, rifornimento) è il “”Nevada Test and Training Range”, il più grande dei poligoni utilizzati dal Pentagono per la sperimentazione di testate nucleari, superaffollato di sistemi radar e centri di telecomunicazione.

La Del-Jen compare pure in una joint venture che nel solo anno fiscale 2007 ha ottenuto dal Dipartimento della Difesa contratti per un miliardo e 379 milioni di dollari, quasi l’1% dell’ammontare di quanto speso nello stesso anno dall’intera amministrazione Bush. Capofila del consorzio pigliatutto è la Fluor Intercontinental Inc., una delle corporation più ricche d’America e che nel 2003 ha acquisito il controllo della stessa Del-Jen. Con sede ad Irving, Texas, la Fluor spazia dal settore delle costruzioni residenziali civili e militari, alla realizzazione di ponti, autostrade, centrali elettriche, raffinerie, impianti petrolchimici e stazioni di telecomunicazione. La compagnia è una delle regine della shock economy, l’economia dei disastri brillantemente descritta dalla saggista Naomi Klein: dopo che l’Uragano Katrina inondò nel 2005 New Orleans, la Fluor Intercontinental fu chiamata dalla Federal Emergency Management Agency per fornire alimenti, alloggi e trasporti d’emergenza a 160 mila sfollati della Louisiana.

Ma sono soprattutto le guerre e le “ricostruzioni” post conflitto a fare di essa una dei contractor di maggior fiducia dell’amministrazione USA. Nel solo periodo 2000-2007, l’ammontare dei contratti stipulati dai dipartimenti e dalle agenzie del governo statunitense con la Fluor Inc. è stato di 15 miliardi, 515 milioni e 594 mila dollari. Una buona parte di essi vedono committente il Pentagono e riguardano la costruzione di infrastrutture e facilities, lo stoccaggio e la distribuzione di equipaggiamenti e attrezzature, il rifornimento di automezzi, aerei e unità navali, il controllo del traffico aereo  e la “movimentazione e rimozione di sostanze pericolose”.

È alla Fluor International che sono stati affidati i lavori di realizzazione e/o ampliamento di alcune delle principali basi aeronavali possedute fuori dai confini nazionali, come ad esempio quelle che sorgono nell’isola di Guam, nell’Oceano Pacifico, o a Portorico. La società è attivissima nel supporto tecnico alle operazioni in Afghanistan ed Iraq, e ha inoltre realizzato alcune delle maggiori infrastrutture militari USA in questi due paesi, in Kuwait e in Kirghizistan. La Fluor è inoltre una delle tre compagnie prescelte da Washington per l’esecuzione del “Logistics Civil Augmentation Program” (LOGCAP), il piano dell’US Army per un valore di 5 miliardi di dollari finalizzato all’intervento logistico in qualsiasi parte del mondo in caso di conflitto o “crisi umanitaria”.

Attraverso la controllata Fluor Alaska Inc., la società partecipa ad uno dei più segreti programmi di riarmo missilistico e nucleare delle forze armate statunitensi, noto come “Ground Based Missile Defense Project”, operando nella costruzione di 12 nuove infrastrutture e nel potenziamento di altre già esistenti in Alaska. Le basi sono destinate tutte al lancio di nuovi missili nucleari e all’intercettazione in volo dei missili intercontinentali “avversari”.

La “nuclear connection” della compagnia texana è tuttavia più ampia. A partire dal 1970, la Fluor International ha costruito negli Stati Uniti d’America una ventina di centrali atomiche; inoltre opera per conto dei Dipartimenti dell’Energia e della Difesa nella manutenzione, gestione, “decontaminazione e risanamento ambientale” di buona parte delle centrali USA e dei siti di arricchimento dell’uranio e del plutonio destinato a fini militari. A seguito dell’impulso dato dall’amministrazione Bush alla produzione dell’energia nucleare e alla realizzazione di nuove centrali, la Fluor International ha creato nel marzo 2007 uno specifico dipartimento di ricerca e produzione atomica, con sede a Greenville, Carolina del Sud.

“Questa nuova linea d’affari posizionerà Fluor come uno degli attori leader nella costruzione di nuove infrastrutture generatrici di energia nucleare”, ha dichiarato David Constable, presidente del Fluor’s Power Group. Come se non bastasse, la società ha esteso il proprio intervento ad alcuni complessi nucleari, civili e militari, di Russia e Gran Bretagna. Oggi, grazie alla controllata Del-Jen, Fluor International sbarca in Italia. I cantieri di guerra non mancano, da Sigonella a Vicenza, da Napoli-Capodichino ad  Aviano.  Adesso che il nucleare non è più un tabù nel bel paese, chissà se il gigante dei contractor USA non voglia concorrere alla costruzione delle tante centrali annunciate da Silvio Berlusconi & C.

Antonio Mazzeo

 
LA CONQUISTA DELL'AFRICA DECOLLA DA VICENZA PDF Stampa E-mail
Il giorno prima dell’occupazione dell’aeroporto Dal Molin per impedire la costruzione della nuova base Usa, è giunta a Vicenza da Washington la vice-segretaria della Difesa per gli affari africani, Theresa Whelan, per confermare che Vicenza avrà un ruolo sempre più importante nella strategia statunitense. Lo scorso dicembre, infatti, la Forza tattica nel Sud Europa (Setaf) è stata trasformata nello U.S. Army Africa (Esercito Usa per l’Africa), componente del Comando Africa (AfriCom) divenuto operativo in ottobre. In un seminario svoltosi alla Caserma Ederle, ora quartier generale Setaf / U.S. Army Africa, la Whelan ha sottolineato che tale trasformazione costituisce «un nuovo modo di guardare all’Africa».

La Whelan e il gen. William Garrett, comandante dello U.S. Army Africa, hanno spiegato che il nuovo comando si concentra sull’addestramento di militari africani, fornendo anche «la guida su come gestire le loro forze». In questo è affiancato dal Centro di Eccellenza per le Stability Police Units (CoESPU), istituito dai Carabinieri a Vicenza per addestrare forze di «peacekeeping» in gran parte africane: la Wheelan vi si è recata in visita, intrattenendosi in particolare col vice-direttore del Centro, il colonnello Charles Bradley dello U.S. Army. Il quartier generale di Vicenza opererà nel continente africano con «piccoli gruppi» (complessivamente, all’inizio, 600 uomini), ma sarà pronto, se necessario, a condurre operazioni di «risposta alle crisi», servendosi della 173a brigata aviotrasportata, di stanza a Vicenza. I «piccoli gruppi», comprendenti anche unità della Guardia nazionale e della Riserva, attueranno in Africa «programmi di cooperazione», aiutando  a «promuovere la stabilità regionale e le relazioni tra civili e militari». Nei prossimi anni, ha sottolineato il gen. Garrett, «lo U.S. Army Africa continuerà a crescere». Crescerà di pari passo il ruolo del comando delle forze navali AfriCom, situato a Napoli. Si tratta di un «impegno prolungato», frutto del «riconoscimento americano della crescente importanza strategica dell’Africa».

A riconoscere tale importanza non sono però solo gli Usa. Lo dimostra l’affollamento di navi da guerra lungo le coste del Corno d’Africa, con la motivazione della lotta contro i pirati somali. In quest’area strategica ‒ comprendente il Golfo di Aden all’imboccatura del Mar Rosso (dove, a Gibuti, è stazionata una task force statunitense) ‒ incrociano la Combined Task Force 151, una forza navale Usa cui partecipano unità di 20 paesi alleati; lo Standing Nato Maritime Group 2, un gruppo navale Nato, e la EuNavFor Atalanta, una squadra dell’Unione europea. Ma sono presenti anche navi da guerra cinesi e russe, cui si aggiungeranno quelle giapponesi. E lo scorso dicembre il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha votato all’unanimità una risoluzione, presentata dagli Usa, che autorizza a «inseguire i pirati all’interno della Somalia». Qui, dopo il ritiro delle truppe etiopi (inviate nel 2006 in una operazione a regia Usa), i movimenti islamici hanno ripreso il controllo del territorio.

In questa e altre zone ‒ soprattutto l’Africa occidentale, ricca di petrolio e altre materie prime strategiche  ‒ l’AfriCom fa leva sulle élite militari per portare il maggior numero di paesi africani nella sfera d’influenza statunitense. Compito non facile, sia per la crescente resistenza delle popolazioni (in particolare nel delta del Niger), sia per la crescente concorrenza cinese. La Cina è il secondo partner commerciale dell’Africa, dopo gli Stati uniti, ma i suoi investimenti sono in forte crescita anche nei paesi più legati agli Usa. In Etiopia, lo scorso gennaio, la China Exim Bank ha investito 170 milioni di dollari per la costruzione di un complesso residenziale di lusso ad Addis Ababa, e un’altra società cinese, la Setco, ha annunciato la costruzione della più grande fabbrica di pvc del paese: In Liberia, la China Union Investment Company ha investito 2,6 miliardi di dollari nelle miniere di ferro. Società cinesi hanno effettuato grossi investimenti (2 miliardi di dollari per paese) anche nei settori petroliferi di Nigeria e Angola, finora dominati dalle compagnie occidentali. Ma la concorrenza cinese agli Usa non si limita al piano economico. Pechino sostiene governi, come quelli dello Zimbabwe e del Sudan, invisi a Washington, ai quali fornisce anche armi.

E’ una tacita, ma per questo non meno reale sfida agli interessi statunitensi e occidentali in Africa, la cui «crescente importanza strategica» è chiara non solo a Washington ma a Pechino. Da qui il «nuovo modo di guardare all’Africa», cui l’Italia si accoda, che in realtà è solo un modo nuovo di realizzare la vecchia politica coloniale.  

Manlio Dinucci



 
USA E ISRAELE COINVOLGONO LA NATO NELL'ASSEDIO A GAZA PDF Stampa E-mail
DOCUMENTO. USA e Israele (coinvolgendo anche la NATO) si accordano sulla prosecuzione dell'assedio contro Gaza
Pubblichiamo qui di seguito il Testo dell'accordo statunitense-israeliano per porre fine al contrabbando di armi a Gaza, siglato domenica 18 gennaio a Sharm el-Shaikh. Il documento è stato tradotto e pubblicato da www.Infopal.it
 
Ricordando il fermo impegno degli Stati Uniti verso la sicurezza di Israele, che comprende confini sicuri e difendibili, e nel garantire e rafforzare la capacità israeliana di difendere se stesso contro ogni minaccia o insieme di minacce.

Riaffermando che tale impegno si riflette nella cooperazione militare, di intelligence e per la sicurezza, tra gli Stati Uniti e Israele, nel Dialogo Strategico

Prendendo atto degli sforzi del presidente egiziano Mubarak, particolarmente nel riconoscimento che è indispensabile rendere sicuri i confini di Gaza per realizzare una fine durevole e sostenibile dei combattimenti

Condannando inequivocabilmente come ingiustificabili tutti gli atti, i metodi e le pratiche di terrorismo, dovunque e da chiunque siano commessi e qualunque sia la motivazione, in particolare, i recenti attacchi di mortaio e razzi e altre attività ostili perpetrate contro Israele da Gaza da organizzazioni terroristiche

Riconoscendo che la repressione di atti di terrorismo internazionale, incluso il divieto di rifornimento di armi e materiali relativi a organizzazioni terroristiche, è un elemento essenziale per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale

Riconoscendo che l'acquisto e l'uso di armi e altri materiali da parte dei terroristi contro Israele sono state la causa diretta delle recenti ostilità

Riconoscendo la minaccia nei confronti di Israele di attività ostili e terroristiche da Gaza, compreso il contrabbando di armi e la realizzazione di potenzialità terroristiche, armi e infrastrutture; comprendendo che Israele, come tutte le nazioni, ha il diritto all'auto-difesa, incluso il diritto di difendersi, attraverso azioni appropriate, dal terrorismo

Auspicando il miglioramento di sforzi bilaterali, regionali e multilaterali per prevenire il rifornimento di armi e altro materiale alle organizzazioni terroristiche, particolarmente a quelle attualmente operanti nella Striscia di Gaza, come Hamas

Riconoscendo che raggiungere e mantenere una cessazione delle ostilità durevole e sostenibile dipende dalla prevenzione del contrabbando e rifornimento di armi a Hamas, organizzazione terroristica, all'interno di Gaza, e ad altri gruppi terroristici, e affermando che Gaza non deve essere usata come base da cui attaccare Israele


Riconoscendo anche che combattere il rifornimento di armi ed esplosivi verso Gaza è uno sforzo multi-dimensionale che prevede una cooperazione regionale e componenti internazionali che lavorino in parallelo, e che ciò rappresenta una priorità degli sforzi di Stati Uniti e Israele per assicurare una fine stabile e duratura delle ostilità

Riconoscendo, inoltre, il bisogno cruciale di assistenza e rifornimenti umanitari sicuri e garantiti ai residenti in Gaza

Intendendo lavorare con partner internazionali per assicurare l'applicazione di rilevanti risoluzioni sul contro-terrorismo emesse dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite in relazione alle attività terroristiche a Gaza

si sono raggiunti i seguenti accordi:

1. le parti lavoreranno in cooperazione con i vicini e in parallelo con gli altri nella comunità internazionale per prevenire il rifornimento di armi e altro materiale relativo alle organizzazioni terroristiche che minacciano le parti, con particolar attenzione al rifornimento di armi ed esplosivi a Hamas e a altre organizzazioni terroristiche


2. Gli Stati Uniti lavoreranno con partner regionali e con la NATO per risolvere il problema del rifornimento e trasferimento di armi a Hamas e ad altre organizzazioni terroristiche a Gaza, nel Mediterraneo, nel Golfo di Aden, il Mar Rosso e l'Africa orientale, attraverso un miglioramento di accordi esistenti o il lancio di nuove iniziative per incrementare l'applicazione di tali accordi in relazione alla prevenzione del contrabbando di armi a Gaza. Tra i mezzi da utlizzare:

• Potenziamento della cooperazione statunitense sulla sicurezza e l'intelligence con governi regionali nei confronti di azioni che impediscano il flusso di armi ed esplosivi verso Gaza - che partono o transitano sui loro territori -; coinvolgimento di rilevanti componenti del governo Usa, come il Comando Centrale, il Comando statunitense in Europa, il Comando statunitense in Africa, e il Comando delle operazioni speciali statunitensi

• Potenziamento dell'unità di intelligence con forze internazionali e navali internazionali e altre entità appropriate

• Potenziamento delle sanzioni internazionali esistenti e i meccanismi contro il rifornimento di materiali di sostegno a Hamas e a altre organizzazioni terroristiche, compresa una risposta internazionale a stati, come l'Iran, che rappresentano le fonti di approvvigionamento di armamento ed esplosivi diretti a Gaza

3. Gli Stati Uniti e Israele si assisteranno l'un l'altro in tali sforzi attraverso il potenziamento della condivisione di informazioni e intelligence che aiuteranno a identificare l'origine e la rotta percorsa dalle armi fornite alle organizzazioni terroristiche di Gaza

4. Gli Stati Uniti accelereranno i loro sforzi per provvedere assistenza logistica e tecnica, addestramento ed equipaggiamento a forze di sicurezza regionali nelle azioni di contrasto al contrabbando, lavorando verso un miglioramento dei programmi di assistenza già esistenti

5. Gli Stati Uniti consulteranno e lavoreranno con i partner regionali nell'ampliamento dei programmi di assistenza internazionale per le comunità colpite, al fine di fornire un guadagno alternativo a coloro che prima erano coinvolti nel contrabbando

6. Le parti creeranno meccanismi appropriati per la cooperazione militare e di intelligence per condividere informative di intelligence, monitorare l'implementazione delle azioni intraprese nel contesto di questo "Memorandum of Understanding" e raccomandare misure addizionali per raggiungere gli obiettivi previsti da tale memorandum. Per ciò che riguarda la cooperazione militare, il meccanismo rilevante sarà lo United States-Israel Joint Counterterrorism Group (Gruppo unito statunitense - israeliano per in contro-terrorismo), (...) e il Joint Political Military Group.


7. Questo Memorandum of Understanding sugli impegni politici in corso tra le parti sarà soggetto alle leggi e ai regolamenti delle parti, compresi quelli che gestiscono il reperimento di fondi e la condivisione di informazioni e di intelligence.

 
19 FEBBRAIO A CRACOVIA CONTRO LA NATO PDF Stampa E-mail
STOP NATO, STOP WAR
19 FEBBRAIO A CRACOVIA CONTRO LA NATO

Facciamo appello per una grande partecipazione alla manifestazione contro la NATO che si svolgerà a Cracovia il 19 febbraio 2009. Per fermare le la corsa al riarmo e l’opzione nucleare, per affermare la nostra visione di un mondo giusto libero dalla guerra.
La NATO rappresenta una minaccia sempre più grave alla pace nel mondo. Dopo la fine della Guerra Fredda la NATO si è reinventata come braccio militare della “comunità internazionale” promuovendo la cosiddetta “guerra al terrorismo”. In realtà l’Alleanza non è che lo strumento della proiezione di potenza militare degli Stati Uniti che hanno disseminato le loro basi militari in tutti i continenti e che intendono ridurre all’impotenza l’ONU, cancellare il diritto internazionale, dare impulso ad una sempre crescente militarizzazione e al conseguente aumento della spesa militare globale il 75% della quale è sostenuta dai Paesi aderenti alla NATO.
In Europa la NATO sta alimentando le tensioni con l’installazione dello scudo antimissilistico, un enorme arsenale predisposto per poter lanciare il “primo colpo” nucleare.
La politica dell’Unione Europea è sempre più agganciata alla NATO. La NATO si sta espandendo nell’Est europeo ed oltre, e le sue operazioni “fuori area” stanno esponendo  il mondo a rischi sempre più gravi. Il conflitto nel Caucaso è stato un evidente segnale del pericolo. Ogni allargamento dei confini della NATO aumenta le probabilità di guerra, incluse quelle di un conflitto che veda l’impiego di armi atomiche.

Invitiamo ad accogliere questo appello ed a partecipare alla manifestazione.

Demonstration STOP-NATO - STOP WAR !
FA, STOP the WAR Init., trade unionists & Co
19 Febr. 2009, Krakow,, Main Market Square, 4.00 pm

http://pl.indymedia.org/pl/2009/02/42083.shtml

 
Gli Usa cacciati dall'Asia centrale PDF Stampa E-mail
   
Di Enrico Piovesana - Peacereporter

ImageIl Kirghizistan chiude l'ultima base statunitense nella regione
Dietro le quinte del tanto reclamizzato disgelo tra Usa e Russia avviato dal nuovo corso di Obama, le due superpotenze sono impegnate in una serrata, quanto discreta, partita a scacchi per il predominio dell'Asia centrale, del Caucaso e non solo.

Da un cortile di casa...  Mentre il presidente russo Dimitri Medvedev garantiva la "piena collaborazione" di Mosca a sostegno dello sforzo bellico di Washington in Afghanistan, gli Stati Uniti hanno ricevuto un inaspettato ordine di sfratto, inappellabile, per la loro base aerea di Manas, in Kirghizistan: principale retrovia logistica della guerra in Afghanistan, operativa dal 2001.
La clamorosa decisione del presidente kirghizo Kurmanbek Bakiyev - che tollerava la base Usa solo perché gli fruttava 150 milioni di dollari all'anno - è arrivata dopo che Medevedev ha garantito al piccolo alleato centroasiatico aiuti per oltre 2 milioni di dollari. L'accorto presidente russo non poteva certo non prevedere le conseguenze di questa mossa, e d'altronde Mosca chiedeva da tempo a Washington di porre termine alla sua presenza militare 'temporanea' nel suo 'cortile di casa'.
Una decisione "deplorevole", ha commentato il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton.
Per le operazioni belliche Usa in Afghanistan, già in difficoltà dopo la chiusura della retrovia meridionale pachistana, dover abbandonare del tutto anche quella settentrionale centroasiatica (nel 2005 gli Usa erano stati sloggiati anche dalla base uzbeca di Karshi-Khanabad) è un vero problema. La soluzione, a questo punto, è obbligata: aprire al più il corridoio militare alternativo di cui si parla da tempo, quello via Georgia-Mar Caspio-Turkmenistan/Uzbekistan.

...all'altro. A ben vedere, lo 'sgarbo' russo agli Usa in Kirghizistan è la risposta alla ben più 'sgarbata' (dal punto di vista russo) decisione statunitense di aprire ben due basi militari Usa in Georgia, ovvero in casa del più acerrimo nemico di Mosca.
Lo scorso 9 gennaio, a margine della firma della 'Carta di partnership strategica tra Stati Uniti e Georgia', gli emissari del Pentagono hanno avviato negoziati con il governo di Mikheil Saakashvili per l'apertura di una base navale a Poti, sul Mar Nero, e di una base aera a Marnueli, a sud di Tbilisi. Una mossa che porta il marchio dell'amministrazione uscente Bush, ma anche del ministro della Difesa Robert Gates e del capo del CentCom David Petraeus, entrambi ancora in carica.
La reazione del Cremlino a questo affronto non si è limitata allo sgambetto agli Usa in Kirghizistan. Nei giorni scorsi Medevedev ha annunciato la nascita della Forza di Reazione Rapida della Csto, l'alleanza militare che - finora solo sulla carta, ma ora non più - raggruppa Russia, Bielorussia, Armenia, Kirghizistan, Kazachistan, Uzbechistan e Tagikistan: "Questa forza, creata in risposta all'accumulo di un considerevole potenziale di conflitto nella regione, respingerà aggressioni, compirà operazioni speciali e combatterà il terrorismo, al pari della Forza di Reazione Rapida della Nato". La Russia ha annunciato che metterà sul piatto una divisione e una brigata, ovvero 15-20 mila uomini. Più che una partita a scacchi, sembra una partita a Risiko.
 
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