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pace e guerra

sono di essenza diversa.
La loro pace e la loro guerra
son come vento e tempesta.
La guerra cresce dalla loro pace
come il figlio dalla madre.
Ha in faccia
i suoi lineamenti orridi.
La loro guerra uccide
quel che alla loro pace
è sopravvissuto.

B. Brecht

 

 
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Egitto, assalto all'ambasciata israeliana: tre morti
Tel Aviv richiama il suo staff diplomatico e chiede la protezione degli Usa
Hanno assaltato il muro di protezione dell'edificio, poi sono entrati, lanciando documenti dalle finestre e costringendo l'ambasciatore israeliano al Cairo a una precipitosa fuga in aeroporto. E' accaduto ieri notte, secondo fonti locali sono almeno tre le vittime e oltre mille i feriti. Tutti egiziani.
Il premier Netanyahu ha chiamato il presidente Usa Obama per chiedere aiuto, Washington ha invitato l'Egitto a garantire la sicurezza della rappresentanza diplomatica. Il ministro dell'Interno egiziano ha dichiarato lo stato di allerta, decine di blindati sono accorsi sul posto e ci sono stati scontri tra forze di sicurezza e manifestanti.

Le tensioni davanti alla sede diplomatica israeliana, sono iniziate tre settimane fa, quando i militari israeliani hanno ucciso cinque poliziotti egiziani durante una serie di raid punitivi sulla Striscia di Gaza. Il governo israeliano si è scusato con il Cairo, pur con un colpevole ritardo, secondo l'opinione pubblica egiziana.

L'Egitto aveva richiamato l'ambasciatore in Israele e da quel momento l'ambasciata israeliana al Cairo era stata posta sotto assedio. Ieri l'epilogo violento, ma il governo egiziano ha garantito il ripristino immediato della sede diplomatica.
 
Sit-in a Roma l'8 settembre 2011
NoWar - Roma  www.disarmiamoli.org  e  
U.S. Citizens for Peace & Justice - Rome www.peaceandjustice.it



Dopo 6 mesi di bombardamenti e bugie...


FUORI LA NATO DALLA LIBIA!
NEGOZIATI DI PACE FRA LE PARTI!
ACCOGLIAMO I MIGRANTI AFRICANI IN FUGA DALLA "NUOVA" LIBIA!
 
 
Sit-In a Roma, piazza Montecitorio, giovedì 8 settembre, ore 17-20
contro i massacri NATO in Libia e la disinformazione mediatica  



 
DOMANI 8 SETTEMBRE a Piazza Montecitorio dalle ore 17 alle ore 20 i gruppi pacifisti "Rete No War-Roma" e "U.S. Citizens for Peace & Justice - Rome" invitano gruppi e cittadinanza a un sit-in per ri­badire la condanna della partecipazione italiana e degli altri paesi Nato alla guerra in Libia.
 
I due gruppi ricordano che i bombardamenti della Nato continuano dal 19 marzo e non sono cessati. Questa aggressione viola plateal­mente il dispositivo della risoluzione ONU no. 1973 per la "prote­zione dei civili in Libia", una risoluzione oltretutto fondata su notizie false.


Sotto i bombardamenti sono morti o sono stati mutilati o feriti migliaia di civili residenti in Libia, quasi un milione di migran­ti sono stati costretti a lasciare il paese, infrastrutture civili sono state distrutte, sono decine di migliaia gli sfollati, e si sono verificate e si stanno verificando violenze inaudite ai danni di migranti africani e vendette sui cittadini libici. Nell'ultima fase i bombardamenti della Nato a sostegno di una fazione libica sono stati violentissimi, sia a Tripoli che nelle città assediate di Sirte, Ben Walid, Sebha.
 
I due gruppi, attivi contro la guerra in Libia fin dallo scorso marzo, chiedono alle istituzioni italiane e ai governi dei paesi della Nato:


-- che la Nato finalmente cessi di condurre bombardamenti e appoggiare assedi in Libia e si ritiri dal paese che di fatto occupa;


-- che l'Italia si impegni per il ritiro di qualunque tipo di presenza Nato dalla Libia;


-- che siano sostenute iniziative negoziali per una vera pace, portate avanti da attori quali l'Unione Africana;


-- che l'Italia accolga i migranti africani in fuga dalla "nuova Libia";


-- che si contrasti in ogni sede ogni futuro tentativo di guerra Nato contro altri paesi.

 
I convocanti chiedono ai media di cessare l'opera di propaganda a favore di una sola parte e della Nato.
 
Promettono di continuare a impegnarsi per far conoscere la verità sulla guerra, sulle sue cause e sulle sue criminali conseguenze, anche con azioni legali internazionali.


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Contatti: Marinella Correggia, Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
Enzo Brandi, Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo ,  cell 338 5782248,
Patrick Boylan, Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo cell. 328-069 5861
 
GUERRA, COSA SI SAREBBE DOVUTO FARE E NON SI E' FATTO

 

Mentre gli alleati locali della Nato (i cosiddetti ribelli) qualificano di "atto di aggressione" l'accoglienza che l'Algeria avrebbe dato a moglie e alcuni figli e nipoti di Gheddafi, e mentre tutte le foto della famiglia sterminata dalla Nato in luglio a Sorman e diventata un simbolo dei crimini di guerra sono sparite dagli hotel e sono state sostituite dalla bandiera monarchica, e mentre a Tripoli NON si contano i morti degli ultimi giorni (sotto i bombardamenti che hanno spianato la strada agli alleati locali, e per l'eliminazione fisica di lavoratori africani con il pretesto che erano "mercenari", e con l'epurazione di libici vicini all'ex regime e di quelli in precedenza fuggiti dall'Est), e mentre nessuno conterà mai i morti civili di 20.000 raid aerei condotti da piloti mercenari occidentali (mercenari, visto che appoggiavano una fazione libica) sulla base di un mandato  Onu per proteggere i civili stessi, e meno che mai nessuno conterà i morti fra i soldari, nel tiro al piccione dai cieli, e mentre l'Italia NON accoglierà e mentre prosegue una medioevale caccia all'uomo degna del miglior far west (di nuovo il "wanted" sulla porta del saloon, ha ricordato il presidente del Venezuela) adesso mi rendo conto che l'unica cosa utile da fare in tutti i modi sarebbe stata una campagna A MARZO per appoggiare la proposta di Chavez e dei paesi dell'Alba, accettata dalla Libia:  MEDIAZIONE FRA LE PARTI E INVIO DI OSSERVATORI ONU i quali avrebbero visto che non c'erano affatto i diecimila morti fra i manifestanti (mesi dopo, Amnesty International parlava di 209 morti accertati, su entrambi i fronti visto che molti poliziotti e custodi erano stati uccisi dai manifestanti) togliendo la scusa per l'intervento. Invece non si è fatto.
 
Dopo che un giorno il Manifesto forso solo casualmente non mi aveva pubblicato un pezzo su appunto questa iniziativa venezuelana (e anzi aveva pubblicato un pezzo di Wallerstein in cui praticamente qualificava di idiota il povero Chavez), agli inizi di marzo, sdegnata mi sono allontanata da loro non scrivendo quasi più in merito. Idiota. Occorreva insistere. Se il Manifesto - l'unico quotidiano che dal 1991 è sempre stato contro le guerre - avesse fatto una simile campagna, dicendo qualcosa ogni giorno in merito, appoggiato da altri media alternativi e trascinando per esempio gli antiguerrra superstiti che non sapevano che fare, l'iniziativa di Chavez avrebbe avuto qualche chance, come chiedeva Fidel ai paesi e ai popoli del mondo.
 
Un'altra guerra, e niente di efficace da parte dei pacifisti. Che comunque non esistono più. Non parlerei più di pacifisti; meglio usare il termine "oppositori alla guerra". Arci, Acli, Cgil e componenti (mai un minuto di sciopero contro nessuna guerra dal 1990 in avanti), Tavola della Pace, per non dire di Attac Francia, dei vari aderenti di punta al Forum Sociale Mondiale, dei vari Sullo, delle Ong varie e di chi aveva sempre altre urgenze umanitarie da seguire. Urgenze più urgenti dei massacri della Nato e dei loro alleati libici.
 
All'ipocrita Marcia Perugia Assisi che si svolgerà il 25 settembre avrei voglia di andare con un cartello: "Libia. Il silenzio dei pacifisti ha ucciso". Molti del "movimento" e della "società civile" adesso arriveranno, a fare il business umanitario laggiù, parallelamente al business della ricostruzione e del petrolio.  Vincono sempre gli scrocconi di guerra che sono tanti e su tutti i fronti. Ce n'è di che voler stracciare il passaporto e non rifarlo.

 

Marinella Correggia

 

http://www.radiocittaperta.it/index.php?option=com_content&task=view&id=6961&Itemid=9

 

 
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