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pace e guerra

sono di essenza diversa.
La loro pace e la loro guerra
son come vento e tempesta.
La guerra cresce dalla loro pace
come il figlio dalla madre.
Ha in faccia
i suoi lineamenti orridi.
La loro guerra uccide
quel che alla loro pace
è sopravvissuto.

B. Brecht

 

 
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Stop alla guerra nato in Libia. Campagna Rete no war e U.S citizens for peace and justice

CAMPAGNA PROMOSSA DA RETE NO WAR E U.S CITIZENS FOR PEACE AND JUSTICE- Rome

 “Stop alla guerra Nato in Libia: scriviamo ai membri non belligeranti del Consiglio di Sicurezza Onu”

Alcuni paesi della Nato, con l’alleanza di alcune petromonarchie del Golfo, stanno conducendo da tre mesi in Libia una guerra illegale a sostegno di una delle due fazioni armate che si affrontano; una guerra fondata su informazioni false, portata pervicacemente avanti con vittime dirette e indirette; una guerra che continua malgrado le tante occasioni negoziali disponibili fin dall’inizio.

Che fare? La pressione popolare nei confronti dei paesi Nato è certo necessaria, ma non basta. Potrebbe essere utile, se attuata in massa, una campagna di email dirette a paesi non belligeranti e membri del Consiglio di Sicurezza del’Onu, chiedendo loro di agire. Molti di quei paesi hanno già manifestato volontà negoziali e potrebbero utilizzare come strumento di pressione questo appoggio popolare da parte di cittadini di paesi Nato.

Per questa ragione i gruppi Rete No War e Statunitensi contro la guerra hanno consegnato un analogo appello ad alcune ambasciate a Roma.

Ecco come partecipare alla campagna, semplicemente, con una email. Basta mandare il testo seguente (in inglese) nel corpo del messaggio alle email di: Russia, Cina, India, Sudafrica, Nigeria, Gabon, Bosnia Erzegovina, Libano, Colombia, Portogallo, Germania. Per informazioni (ma l’appello va inviato direttamente agli indirizzi dei paesi!): Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo ; Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

Email delle rappresentanze dei paesi: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo ; Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo ; Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo ; Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo ; Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo ; Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo ; Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo ;

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Nell’oggetto della email scrivere: PLEASE STOP NATO WAR IN LIBYA. APPEAL TO NON-BELLIGERANT MEMBERS OF THE UN SEC. COUNCIL

Testo da inviare

 WE APPEAL TO NON-BELLIGERENT MEMBERS

OF THE U.N. SECURITY COUNCIL

 

-          to put an end to the misuse of U.N. Security Council Resolution 1973 to influence the internal

affairs of Libya through warfare, by revoking it, and

-          to press for a peaceful resolution of the conflict in Libya, backing the African

Union’s central role in this context.

 

We thank those countries that have tried, and are still trying, to work towards peace.

 

Our appeal is based on the following:

 

-       the military intervention in Libya undertaken by some NATO members

has now gone far beyond the provisions of Security Council Resolution 1973, and is based on hyped-up accounts of defenseless citizens being massacred by their government, while the truth is that, in Libya, there is an on-going and intense internal armed conflict;

 

-       we are aware of the economic and geo-strategic interests that lie behind the war in Libya and,

in particular, behind NATO support of one of the two armed factions;

    -          NATO military intervention in Libya has killed (and is continuing to kill) countless civilians, as well harming and endangering the civilian population, including migrants and refugees, in various other ways;

 

    -          the belief, at this stage, only non-belligerent countries – and particularly those with U.N. Security Council voting rights – can successfully bring a peaceful end to the conflict through negotiations and by implementing the opening paragraph of UNSC  Resolution 1973, which calls for an immediate ceasefire.

 

Respectfully yours,

Name (or association)

Address (optional)

 
REPORT PRESIDI NO WAR DEL 1 GIUGNO

No alla guerra in Libia a Roma, Napoli, Pisa 

di  Redazione Contropiano

Nel giorno in cui la Nato annuncia di voler proseguire le operazioni militari in Libia fino a settembre, le reti No War hanno deciso di rompere comuqneu l’inerzia e il silenzio sulle responsabilità dell’Italia nella sempre più sporca guerra libica.

A Roma per la giornata di protesta contro la guerra in Libia, i No War avevano scelto come obiettivo la base militare che ospita il COI (Comando Operativo Interforze) collocata tra i quartieri popolari di Cinecittà, Quadraro, Centocelle. Un corteo è partito dalla fermata della metropolitana per raggiungere l’entrata del COI presidiata da un enorme spiegamento di polizia, carabinieri e guardia di finanza. Gli attivisti hanno bloccato una delle strade davanti all’entrata della base e sono intervenuti a lungo attraverso l’amplificazione spiegando alle gente - assai incuriosito e attenta - affacciata alle finestre e davanti ai bar il signufucato della manifestazione, la denuncia della sporca guerra in Libia e l’insopportabilità del fatto che oltre alla crisi si voglia fara pagare ai lavoratori e ai servizi sociali anche il costo della guerra in Libia.

A Napoli nonostante la forte pioggia si è tenuto un presidio con volantinaggio nella centrale piazza Dante, dove campeggiava lo striscione con su scritto “Giù le mani dalla Libia - Giù le mani dai migranti”. I No War si sono poi spostati prima in Piazza del Gesù e poi in piazza San Domenico dove hanno megafonato denunciando in particolare il prossimo arrivo di una portaerei nucleare Usa a Napoli e pare  che – ironia della sorte - proprio nel giorno del referendum contro il nucleare.

A Pisa, anche qui nonostante il cattivo tempo,  i No War si sono concentrati in Corso Italia dove è stato distribuito il volantino contro la guerra. La denuncia contro i bombardamenti in Libia a Pisa assume un sapore particolare per la vicinanza della base militare Usa di Campo Darby e per il progetto di allargamento dell’hub militare nell’aereoporto pisano.

 
Report riunione nazionale no war

Report della riunione nazionale contro la guerra

 

Domenica 15 maggio 2011, a Roma, si è tenuto il secondo appuntamento nazionale delle realtà No War riconvocatosi dopo la manifestazione e l’assemblea nazionale di Napoli del 16-17 aprile.

Erano presenti e sono intervenuti compagni di diverse realtà: Napoli, Roma, Milano, Pisa, Viareggio, Bologna, Massa, Lecce, Genova.

La discussione ha cercato di individuare i motivi di difficoltà nella mobilitazione contro la guerra in Libia che si vanno registrando sia nelle iniziative del movimento No War che in quello più tradizionalmente pacifista.

La copertura ideologica offerta da Napolitano alla guerra umanitaria e la scarsa percezione nella società che il paese sia effettivamente dentro una guerra, sono una parte significativa del problema. Ma non si può sottovalutare neanche come una parte del movimento che storicamente si è battuto contro la guerra, non ne condivida i mezzi (i bombardamenti, l’intervento militare Nato etc.) ma ne condivida gli obiettivi (l’eliminazione di Gheddafi). Infine questa guerra, non è la solita “guerra americana” ma è una guerra coloniale che vede come protagoniste le potenze europee, a cominciare dalla Francia, ma con Gran Bretagna e Italia ormai pienamente coinvolte a tutti i livelli.

Dentro questa contraddizione si è ritenuto di dover agire comunque intorno soprattutto a tre questioni di fondo:

 

1) Le piene responsabilità dell’Italia dentro il fronte dei paesi belligeranti e aggressori. Non ci si può sottrarre dalla denuncia del “proprio” imperialismo, soprattutto per una Italia che torna a bombardare la Libia un secolo dopo l’invasione coloniale

2) La denuncia delle connessioni e delle conseguenze tra la guerra e le condizioni di vita dei lavoratori e degli studenti in una fase in cui la crisi sta già erodendo diritti, salari, prospettive e che vede gli impegni militari sottrarre risorse preziose.

3) La “protezione dei civili” come litanìa di copertura alla guerra, deve essere decostruita e smantellata. I bombardamenti sulle città libiche, l’abbandono dei migranti in mezzo al mare, le misure emergenziali e razziste contro gli immigrati che fuggono e arrivano in Italia, demoliscono ogni copertura umanitaria alla guerra.

a) Si è deciso pertanto di non retrocedere sul piano della denuncia e dell’iniziativa e di tenere ovunque sia possibile il livello della mobilitazione possibile. In tal senso è stato deciso di convocare per mercoledì 1 giugno (vigilia della Festa ormai militarista e militarizzata del 2 giugno) una giornata di mobilitazione nazionale in tutte le città dove sia possibile con iniziative pubbliche e/o di piazza contro la guerra. A tale scopo sarà approntato un volantino unitario per la giornata di mobilitazione del 1 giugno da utilizzare comunemente in tutte le città

b) In secondo luogo si sta verificando la possibilità di portare l’iniziativa contro la guerra al suo livello dovuto, cioè europeo, con una manifestazione a Bruxelles, sede dell’Unione Europea e Comando Centrale della Nato. Su questo sono in corso verifiche e contatti con altre realtà europee per convergere su una data comune della mobilitazione.

c) Tra gli appuntamenti intermedi a livello locale, alcuni interventi hanno segnalato quello di sabato 21 al Cie di Santa Maria Capua Vetere per denunciare la “guerra contro i migranti” e quello alla scuola Sant’Anna di Pisa per il 23 maggio dove si terrà un convegno di tutte le istituzioni politiche, culturali e militari guerrafondaie.

d) Si è deciso altresì di integrare al massimo gli strumenti a disposizione come il sito www.stopwar.altervista.org e la mail list utilizzata per preparare la manifestazione nazionale di Napoli.

 
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